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ANALISI DEI LUNGOMETRAGGI DI SILVANO AGOSTI
a
cura di Filippo Schillaci
"D’amore si vive" (1983, col.)
Sette interviste anomale sul
tema della sessualità. Anomale perché non è
la sessualità istituzionalizzata a interessare Agosti, non
quella scintillante delle copertine dei rotocalchi, amplificatori
di una "liberazione sessuale" fittizia perché in
realtà rigorosamente incanalata entro i binari dello sfruttamento
spettacolare e commerciale. La sessualità su cui Agosti punta
microfono e macchina da presa è quella che non vedremo mai
sulle copertine di Espresso e Panorama: la minuta descrizione della
sessuofobia patologica di una donna, vissuta all’interno di
un matrimonio "regolare" (ancora una volta, ció
che si nasconde dietro la facciata dell’universo sociale "perbene"),
e poi la sessualità narrata da un bambino, da una prostituta,
da due transessuali...
Il virtuosismo linguistico di cui Agosti sa essere capace qui tace
in maniera totale: le sette interviste sono rese attraverso altrettanti
lunghi primi piani a macchina da presa fissa, nei quali a parlare
è soltanto la gestualità dei volti. In altre parole
Agosti rifiuta totalmente qualsiasi sovrapposizione di se stesso
ai personaggi, anzi alle persone, di cui narra; in realtà
non è nemmeno lui a narrare, ma loro stessi. Agosti piú
che un regista si limita ad essere qui, attraverso i propri interventi
fuori campo, un catalizzatore dell’altrui volontà di
narrarsi.
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Analisi
dei film: Indice
generale
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