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SILVANO AGOSTI a LECCO - 20,21,22 NOVEMBRE 2008




 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

» ANALISI DEI FILM DI SILVANO AGOSTI

a cura di Filippo Schillaci

Introduzione

Da molti anni mi interesso di Andrej Tarkovskij, da molti anni leggo su di lui saggi e monografie, da molti anni incappo puntualmente nelle scandalizzate esecrazioni delle censure che le sue opere hanno subìto in Unione Sovietica, nelle narrazioni indignate di come questo o quel film sia rimasto lungamente sepolto nelle cineteche del regime sovietico prima che il pubblico potesse finalmente vederlo.
Da qualche anno mi occupo anche di Silvano Agosti: guardo i suoi film e, a volte, scrivo su di lui. Ed è stato proprio scrivendo su di lui che poco a poco mi sono accorto di una cosa: parlare di Silvano Agosti in Italia è tutt’altro che facile; proporre lavori che lo riguardano significa trovarsi di fronte a rifiuti motivati da ragioni d’infimo livello, o piú spesso addirittura al silenzio di tomba della censura, quella medesima censura che Agosti stesso si è ripetutamente trovato a fronteggiare, un anno dopo l’altro, nella diffusione delle sue opere, fra le piú interessanti e meno viste del cinema italiano contemporaneo (peggio di lui stanno solo, forse, Franco Piavoli e Alberto Grifi). Fu dopo aver sbattuto a lungo contro simili muri, per aver sbattuto a lungo contro simili muri, che reputai necessario, poiché tutti rifiutavano l’argomento Silvano Agosti, pubblicare un libro su Silvano Agosti.

Intanto ho imparato a vedere con occhi diversi quanti, impegnati a denunciare come in "certi" paesi (a eccezione di altri) gli intellettuali come Andrej Tarkovskij venissero ridotti al silenzio, come in "certi" paesi (a eccezione di altri) la cultura fosse oppressa da ottuse censure, non si accorgono (non si accorgono?) del fatto che analoghe cose accadono anche nella "democratica" Italia: ho imparato a osservarli con uno sguardo cui sono ormai estranee quella tolleranza, quella pazienza che solo all’ingenuità e alla buona fede si possono riservare.
Questa prima anticipazione via internet del libro non nasce soltanto da una, sia pur inevitabile, indignazione, nasce anche dalla profonda attenzione che merita un artista che ha saputo fare della propria arte non solo un mezzo di godimento estetico, una esercitazione intellettuale fine a se stessa, ma il veicolo di una utopia, sociale e personale, tanto semplice quanto lontana: quella di una umanità libera.

Analisi dei lungometraggi (clicca sul titolo per visualizzare le schede):

- "Il giardino delle delizie" (1967, b/n)

- "N.P. Il segreto" (1971, colore)

- "Purgatorio" (t. o.: Skarseld, coregia con M. Meschke, 1973, col.-b/n)

- "Matti da slegare" (1975-77, coregia con M. Bellocchio, S. Rulli, S. Petraglia, b/n)

- "Nel più alto dei cieli" (1976, col.)

- "Forza Italia" (1978, b/n-col.)

- "D’amore si vive" (1983, col.)

- "Quartiere" (1987, col.)

- "Uova di garofano" (1992, col.)

- "L’uomo proiettile" (1995, col.)

I cortometraggi

Da Violino, opera prima del regista ed autentico piccolo capolavoro di virtuosismo linguistico, a Frammenti di vite clandestine, opera scarna e coraggiosissima su chi è relegato agli estremi confini della vita, Agosti ha prodotto, oltre alle opere maggiori, circa una quarantina di cortometraggi, per la maggior parte girati in video, a basso costo. Documentari (come Il trionfo del vuoto o Il leone d’argilla) o opere di fiction (come Prima del silenzio), ma piú spesso opere che vanno al di là di ogni etichetta di genere (come appunto Frammenti di vite clandestine) segnalandosi come opere in cui al basso grado di densità tecnologica fa riscontro un elevatissimo grado di impegno etico. Questa filmografia "minore", considerata nel suo complesso, è in realtà nel caso di Agosti di importanza paragonabile a quella dell’insieme dei lungometraggi.


Analisi dei cortometraggi (clicca sul titolo per visualizzare le schede):

- "Violino" (1965, durata 11')

- "Prima del silenzio" (1989, durata 29')

- "Frammenti di vite clandestine" (1991, durata 13')



 

 

 

 

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