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ANALISI DEI FILM DI SILVANO AGOSTI
a cura di Filippo Schillaci
Introduzione
Da molti anni mi interesso di Andrej Tarkovskij, da molti anni leggo
su di lui saggi e monografie, da molti anni incappo puntualmente
nelle scandalizzate esecrazioni delle censure che le sue opere hanno
subìto in Unione Sovietica, nelle narrazioni indignate di
come questo o quel film sia rimasto lungamente sepolto nelle cineteche
del regime sovietico prima che il pubblico potesse finalmente vederlo.
Da qualche anno mi occupo anche di Silvano Agosti: guardo i suoi
film e, a volte, scrivo su di lui. Ed è stato proprio scrivendo
su di lui che poco a poco mi sono accorto di una cosa: parlare di
Silvano Agosti in Italia è tutt’altro che facile; proporre
lavori che lo riguardano significa trovarsi di fronte a rifiuti
motivati da ragioni d’infimo livello, o piú spesso
addirittura al silenzio di tomba della censura, quella medesima
censura che Agosti stesso si è ripetutamente trovato a fronteggiare,
un anno dopo l’altro, nella diffusione delle sue opere, fra
le piú interessanti e meno viste del cinema italiano contemporaneo
(peggio di lui stanno solo, forse, Franco Piavoli e Alberto Grifi).
Fu dopo aver sbattuto a lungo contro simili muri, per aver sbattuto
a lungo contro simili muri, che reputai necessario, poiché
tutti rifiutavano l’argomento Silvano Agosti, pubblicare un
libro su Silvano Agosti.
Intanto ho imparato a vedere con occhi diversi quanti, impegnati
a denunciare come in "certi" paesi (a eccezione di altri)
gli intellettuali come Andrej Tarkovskij venissero ridotti al silenzio,
come in "certi" paesi (a eccezione di altri) la cultura
fosse oppressa da ottuse censure, non si accorgono (non si accorgono?)
del fatto che analoghe cose accadono anche nella "democratica"
Italia: ho imparato a osservarli con uno sguardo cui sono ormai
estranee quella tolleranza, quella pazienza che solo all’ingenuità
e alla buona fede si possono riservare.
Questa prima anticipazione via internet del libro non nasce soltanto
da una, sia pur inevitabile, indignazione, nasce anche dalla profonda
attenzione che merita un artista che ha saputo fare della propria
arte non solo un mezzo di godimento estetico, una esercitazione
intellettuale fine a se stessa, ma il veicolo di una utopia, sociale
e personale, tanto semplice quanto lontana: quella di una umanità
libera.
Analisi
dei lungometraggi
(clicca sul titolo per visualizzare le schede):
- "Il giardino delle delizie"
(1967, b/n)
- "N.P. Il segreto"
(1971, colore)
- "Purgatorio"
(t. o.: Skarseld, coregia con M. Meschke, 1973, col.-b/n)
- "Matti da slegare"
(1975-77, coregia con M. Bellocchio, S. Rulli, S. Petraglia, b/n)
- "Nel più alto
dei cieli" (1976, col.)
- "Forza Italia"
(1978, b/n-col.)
- "D’amore si
vive" (1983, col.)
- "Quartiere"
(1987, col.)
- "Uova di garofano"
(1992, col.)
- "L’uomo
proiettile" (1995, col.)
I
cortometraggi
Da Violino, opera prima del regista ed autentico piccolo capolavoro
di virtuosismo linguistico, a Frammenti di vite clandestine, opera
scarna e coraggiosissima su chi è relegato agli estremi confini
della vita, Agosti ha prodotto, oltre alle opere maggiori, circa
una quarantina di cortometraggi, per la maggior parte girati in
video, a basso costo. Documentari (come Il trionfo del vuoto o Il
leone d’argilla) o opere di fiction (come Prima del silenzio),
ma piú spesso opere che vanno al di là di ogni etichetta
di genere (come appunto Frammenti di vite clandestine) segnalandosi
come opere in cui al basso grado di densità tecnologica fa
riscontro un elevatissimo grado di impegno etico. Questa filmografia
"minore", considerata nel suo complesso, è in realtà
nel caso di Agosti di importanza paragonabile a quella dell’insieme
dei lungometraggi.
Analisi
dei cortometraggi
(clicca sul titolo per visualizzare le schede):
- "Violino" (1965,
durata 11')
- "Prima del silenzio"
(1989, durata 29')
- "Frammenti di vite
clandestine" (1991, durata 13')
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