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DIARIO AZZURRO n.242 del 01.07.2008
di
SILVANO AGOSTI
Ogni
mattina, puntuale come gli astri del cielo, una donna magra ai limiti
della sopravvivenza, avvolta in un cappotto consunto entra nell’unico
portone sempre aperto della via, rimane immobile qualche minuto,
si fa il segno di croce poi esce e cammina sorridendo verso il portone
della banca.
Si ferma esitante di fronte alla grande maniglia di ottone, estrae
un panno e dalla tasca laterale una piccola bombola azzurra.
Dopo aver spruzzato del liquido sulla maniglia, peraltro già
lucente, la strofina a lungo col panno e rimane incantata a osservarla.
Sicura di aver compiuto un intervento impeccabile, arretra di un
passo e sorride.
A dire del fioraio, esperto in tutto ciò che accade nel quartiere,
proprio alla fine del primo mese di lavoro alla banca il figlio
era morto di infarto e, da allora, la donna lucidava ogni mattina
la maniglia di ottone convinta che il suo ragazzo, all’uscita,
sarebbe stato fiero di lei.
“E un modo suo per continuare a vivere. Suo figlio è
morto vent’anni fa.”
Quelli della banca, insinua ammiccando il fioraio, chiudono un occhio
e lei, puntuale, prima che entrino gli impiegati, ogni mattina regala
loro lo splendore di quella maniglia.
Intuito il mio interesse per la vicenda, il fioraio mi rivela che
il venerdi nel tardo pomeriggio, la donna viene ad assistere all’uscita
frettolosa e stanca degli impiegati e dei dirigenti, rimane in attesa
tutta la sera, a volte tutta la notte, nella speranza che prima
o poi esca anche il figlio.
Allora venerdì scorso mi sono seduto sulla panchina di fronte
alla banca e sono rimasto in attesa.
Gli impiegati uscivano a frotte, alcuni discutendo animatamente,
altri si muovevano quasi danzando disponendosi a godere ogni istante
del fine settimana.
Mi domando quale remota crudeltà abbia stabilito che, per
sopravvivere, gli esseri umani debbano venir derubati dell’intero
tempo destinato alla vita. Verso il tramonto ho visto arrivare la
donna, leggermente curva in avanti,come se volesse in quel modo
risultare invisibile ma, invece di dirigersi verso la banca, è
venuta a sedersi proprio accanto a me.
“Buon giorno” Ho mormorato ma la donna è rimasta
immobile.
Dopo un lungo silenzio, con una voce limpida da adolescente, mi
dice:
“Sono usciti tutti? Ha visto per caso un bel ragazzo biondo
con un cappello marrone sul capo?”
“Sì, ho risposto io. E’ uscito per primo, sembrava
contento.”
“E’ mio figlio.” Ha mormorato fiera la donna e,
grazie a me, si è avviata col desiderio di raggiungerlo al
più presto.
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Da
pochi giorni nelle librerie Giapponesi è apparsa l’edizione
giapponese di LETTERE DALLA KIRGHISIA. Tradotte dal dott. Masao
Namura pubblicato dalla casa editrice Magazine House.
Sono molto grato a questo libretto di essersi fatto strada da solo
fino in estremo oriente e tutto ciò produce un clima fiabesco
alla mia vita e rende la Kirghisia un orizzonte non lontano.
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La
miseria culturale del regime sociale che caratterizza questo Paese
è bene espressa dall’ultima trovata di impotenza dell’imperante
potere, quella di rilevare le impronte digitali dei bimbi Rom.
Costerebbe molto meno offrire un bel pasto gratuito ai Rom.
Ma è possibile che, invece di porsi il problema del perché
un popolo è costretto a rubare per vivere, sia più
sollecita la necessità di punirlo, inoltre, per essere costretto
a delinquere o a sottoporsi alla micidiale pratica di un lavoro
coatto per otto o nove ore al giorno. Mi pare sarebbe più
utile occuparsi del furto di diecine di migliaia di euro che i parlamentari
compiono ogni mese da sempre, con la scusa dello stipendio, in cambio
solo di una loro fedele sottomissione alle regole del potere.
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Questa
mattina ho scritto a Beppe Grillo
Caro
Beppe,
son
qui a verificare se attraverso la tua struttura si può ed
è opportuno lanciare un gemellaggio simbolico di “rilevamento
impronte”. Ovvero magari di domenica recarsi nelle piazze
principali del Paese Italia, dove chi vuole, per solidarietà,
si fa prendere le impronte.
Un gioco. Riuscire a far sì che la faccenda si sdrammatizzi
nella pluralità. Si tratta di una piccola scheda dove si
scrive nome e cognome e si appongono le impronte digitali. Poi si
può decidere, magari a Natale, di inviere i pacchi delle
schede al ministero degli interni.
Grazie
per l’attenzione.
Silvano
Agosti
Lui
mi ha subito risposto
ciao
SILVANO che piacere leggerti. stavo pensando una cosa simile sulle
impronte... ti faro' saper grazie beppe
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Original Message -----
From: silvanoagosti
Sent: Tuesday, July 01, 2008 10:10 AM
Subject: verifica
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Stefano ormai da due anni sta girando il mondo col suo sacco a pelo
e una grande necessità di libertà. Ogni tanto invia
una mail e io ho subito il desiderio di condividerla con i lettori
del Diario
Caro
Silvano
La vita esige da me un certo dinamismo.
L'atto di partire con uno zaino e un sacco a pelo mi ha fatto sentire
il più alto livello di libertà e autonomia, perché
sento la preziosità nello scoprire il mondo, la natura, i
boschi, gli alberi, i prati, il cielo, le persone, le lingue, il
mare, i fiumi, le musiche... Mi sento avvolto dalla vitalità
e della spontaneità dell'infanzia.
Il tempo é un vero compagno di vita, se vissuto nella giusta
maniera.
Con una certa costanza vedo rispuntare abitudini ammuffite e pensieri
superflui.
Ciò che mi impedisce di vivere ogni istante della giornata
é la presunzione di conoscere già la vita, tanto che
non ne valga neppur la pena di viverla, e la dimenticanza della
sua preziosità.
Il problema é che non ho una reazione decisa e istantanea,
come se qualcuno mi privasse dell'acqua o del cibo.
forse ne sono un pò assuefatto.
Ora, non si tratta di valutare l'esiguità di un certo atto,
bensì sentire costantemente la sua energia.
Voglio viverla dentro di me, in ogni gesto e danzare
Amare una persona, senza diventarne dipendente e sentirne la privazione,
imparare qualcosa senza sottopormi a costanti giudizi,
scegliere, senza che questa scelta mi faccia sentire condizionato
a chissà quale vincolo.
potrei anche solo dire
amare, imparare e vivere
Io ho già incontrato la Vita. Mi é passata accanto
qualche volta, sotto vesti di donna, l'ho subito riconosciuta; l'ho
sfiorata con le dita, o forse era un lembo della sua veste, e subito
mi ha invaso una grande emozione, che mi ha intimorito, troppa era
la Responsabilità che ricopriva, e la sua importanza, e così,
ancora non sono riuscito a prenderla sotto braccio, teneramente.
mistero...
ciao,
stefanino
Caro
Stefano,
Stai legittimamente prendendo possesso del mondo e avverrà,
come è accaduto anche a me, che a forza di dormire nei luoghi
più diversi e
Incontrando volti spesso sorridenti che ti offrono cibo e ricordi,
si stabilizzerà in te come tua dimora proprio il mondo, proprio
quel mondo di cui quasi tutti hanno paura perché lo conoscono
solo attraverso le descrizioni dei Tg, 1, 2, 3.
E allora, anche se avrai una casa avrai il desiderio permanente
di tenere la porta aperta, per non perdere il senso della vastità,
sia del mondo che della vita.
Ti ammiro e auguro a tutti i ragazzi della tua età (penso
tu abbia ormai 21 anni) di regalarsi un’analoga esperienza.
E ora un abbraccio,
Silvano
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Ecco cosa invece mi scrive Alessandra, alessandravetrugno700@hotmail.com
che sta facendo un’esperienza molto più convenzionale
di quella di Stefano.
Ciao
Silvano.
Ho letto il diario azzurro anche questa settimana e una frase mi
ha colpito,
"Sanno, i poeti, che all’essere umano occorre veramente
poco per poter godere la vita: una casa, del buon cibo, molti amici,
molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche,
letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni
tanto di esplorare il mondo… "
la userò come una sorta di manifesto personale, posso?
Per ora ancora sono ancora alle prese con questa università...i
due anni sono diventati quattro e mi costa un'enorme fatica andare
avanti, come succede sempre con le cose che non si vogliono fare
o che si fanno per i genitori, per la famiglia o anche solo per
un'idea sbagliata che si ha di sè. Ti ricordi quella conversazione
a casa tua quando dovevo decidere se restare a Roma o venire a Pisa?
Finire l'università per sciogliere ogni legame e essere libera?
Forse avrei dovuto avere il coraggio di liberarmi all'epoca. anche
se forse avevi ragione, non sono proprio stata educata alla libertà
e forse ancora i limiti che sento fuori ce li ho tutti dentro...non
lo so. Ma ormai sto facendo la tesi...non dovrebbe mancare molto.
La paura che ho è quella di adattarmi anche dopo, ancora
e ancora. Cerco di difendere quello che ho dentro, i miei interessi
per l'arte, i film, la musica, cerco di difendere la fantasia però...boh!
Ho scoperto che mi piace moltissimo inventare favole per i bambini.
ho iniziato la scorsa estate per giocare con i miei nipoti al mare.
Che pubblico esigente che sono! Non mi permettono pause e se invento
cose che a loro non piacciono non esitano a dirmelo...non pensavo
però di riuscire ad inventare storie, il più delle
volte del tutto surreali, con tale facilità. Mi diverte molto
farlo. Mi accorgo di illuminarmi mentre racconto...è bello.
Sono alle prese con un amore che non decolla, per paura, per incomprensioni,
non so neanche per quale motivo. Vedrò di andare avanti con
semplicità, credo sia la strada migliore.
Ecco, non volevo lamentarmi con te di come vanno le cose e alla
fine non ce l'ho fatta a trattenermi, spero di non averti annoiato.
Mi piacerebbe sentirti, magari un giorno di questi ti chiamo.
Baci,
Ale
Cara
Ale,
non
so cosa tu voglia dire quando affermi che stai vivendo un amore
che non decolla…
Sappi che qui in Occidente non esiste una cultura dell’amore,
ma soltanto
la cultura della “procreatività”, “affinchè
i servi si moltiplichino”.
Se gli esseri umani conoscessero e applicassero davvero le sublimi
leggi dell’amore, sarebbe impossibile sottometterli e imporre
loro turni strazianti di lavoro, mutui impossibili da pagare, figli
pressocchè sconosciuti e, al loro fianco, “mogli”,
invece che donne.
Ti
abbraccio come se tu fossi ovunque.
Silvano
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Dal
tre al sei luglio sarò a Brescia,
rintracciabile al numero 3287621633.
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