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DIARIO AZZURRO n.230 del 02.04..2008
di
SILVANO AGOSTI
ELEZIONI
Il
degrado politico di questo paese risale agli anni della sconfitta,
ovvero dell’armistizio con gli angloamericani
e le conseguenti severe sanzioni stabilite dai “Vincitori”
nei confronti dei “Vinti”.
Tra le varie condizioni espresse nel trattato di pace primeggiava
la decisione di imporre un “controllo” da parte dei
cosiddetti alleati sull’andamento politico del Paese.
Così si spiega la sensazione di quasi totale impotenza che
la classe politica italiana rivela e ha rivelato durante tutti questi
ultimi sessant’anni.
Insomma la sensazione è che chiunque assurga al governo di
questo Paese si deve limitare ad “eseguire” una serie
di dettami che provengono di lontano e non può decidere assolutamente
nulla, a parte le questioni sull’immondizia o sul precariato.
I politici italiani sono dunque dei semplici “esecutori”
che possono tutt’al più influire sullo stile di ciò
che accade più che avere un qualsiasi potere decisionale.
Detto questo le “elezioni” sono effettivamente quella
farsa che tutti avvertono che siano, a partire dalla legge elettorale
che i partiti indistintamente vituperano e cui tutti tacitamente
si sottomettono.
Ma comunque, per rispetto verso coloro che hanno sacrificato la
vita per conquistare il diritto di voto, è importante andare
a votare.
Ma per chi?
A uno sguardo non concitato appaiono due principali gruppi ora racchiusi
in due nuovi partiti. Il rinnovamento del Paese infatti negli ultimi
trent’anni si è limitato a trovare simboli e nomi sempre
nuovi per delimitare un territorio politico consunto e sempre meno
significativo.
Dicevano i vecchietti miei amici che giocano a carte nelle ore di
chiusura della trattoria che uno dei due schieramenti è paragonabile
allo sterco e l’altro invece ricorda il letame e che mentre
lo sterco è acido e danneggia la terra, il letame, almeno,
se ben collocato può contribuire alla crescita.
“Ce tocca vota’ Veltroni. Poraccio, l’anno messo
in mezzo e lo stanno a massacrà. Speriamo che perda, così
almeno se mette all’opposizione e qualcosa di buono può
fare…”
Devo confessare che questa semplice analisi politica buttata lì
tra una carta e l’altra, un sorso di vino e una briscola,
mi ha rivelato ancora una volta la nobiltà e il nitore della
cosiddetta “saggezza popolare”.
Farò così anch’io, darò fiducia al letame,
chissà che non spunti davvero da qualche parte in questo
Paese la pianticella della dignità.
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“Non avremo mai una vera nazione, né una nostra personale
soddisfazione nella semplice ricerca del benessere economico, nell’ammassare
senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare i successi del Paese sulla base del prodotto
nazionale lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la
pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgombrare le
nostre autostrade dalle carneficine di fine settimana.
Il PIL comprende le serrature speciali per le nostre porte di casa
e le prigioni per coloro che sono costretti a forzarle. Comprende
programmi televisivi che stimolano alla violenza per vendere prodotti
violenti ai nostri bambini.
Il PIL cresce con la produzione del Napalm, dei missile e delle
testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia
usa per sedare le rivolte.
Il PIL progetta qualsiasi cosa eccetto ciò che rende la vita
veramente degna di essere vissuta.”
Nel
Marzo del 1968, esattamente quarant’anni fa, un paio di mesi
prima di essere assassinato Robert Kennedy così si era espresso.
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Sostiene
Carlo Rubbia, scienziato esimio.
“Basti
pensare che un ipotetico quadrato di specchi lungo duecento chilometri
per ogni lato,potrebbe produrre tutta l’energia necessaria
per l’intero pianeta, e un’area come questa rappresenta
lo 0,1 per cento delle aree desertiche dell’Africa, assolate
tutto l’anno.” Ma ciò e non solo ciò non
è possibile né progettarlo né realizzarlo perché
i signori del petrolio, arroccati nelle loro tetre dimore, invase
dal vuoto, devono continuare a lucrare e a determinare cinicamente
la morte di milioni di persone corrose e annientate dall’ossido
di carbonio.
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GIOVEDì
3 APRILE SARO’ AD ANZOLA NEI PRESSI DI BOLOGNA PER PROIETTARE
UN MIO FILM N.P, IL SEGRETO E PARLARE DI SOGNI E CERTEZZE. PER INFORMAZIONI
3470837186
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Ecco
una simpatica mail della settimana:
NICOLA
GELO [nicola.gelo@yahoo.it]
Caro
Silvano,
sono di nuovo a Foggia.
Oggi con il pretesto di comprare qualcosa, ho fatto visita a Stefania,
la tabaccaia che amo da sei anni.
E' sempre lì, dietro quel vetro e i suoi occhi diventano
sempre meno reattivi nei confronti della vita.
Ha sempre ricambiato i miei sguardi ma non ci siamo mai parlati.
Da un pò di tempo, forse a causa della mia partenza, non
mi guarda più.
Purtroppo non riesco a parlarle, anche perchè sembra essersi
addormentata in un mondo equoreo e severo.
Non riesco amico a rompere quel suo incantesimo, e a portarla via
da quel luogo dove vedo sfiorire la sua bellezza.
Oggi pensavo, uscendo avvilito da quel tabacchino che forse dovrei
regalarle una copia delle tue "Lettere" e fargliela pervenire
in modo anonimo.
Vorrei che mi cercasse insieme alla vita.
Mi piacerebbe essere custode e complice della sua serenità.
Come faccio amico a comunicarle il mio amore, nelle condizioni in
cui riversa questa malinconica creatura?
Ed
ecco la mia risposta
Caro
Nicola,
spesso
la timidezza si vince diventando ambasciatori di se stessi e allora
tu non devi far altro che entrare nella tabaccheria, magari verso
sera quando è poco frequentata, e dire alla tabaccaia.
“Gentile signorina,
sono
incaricato da una persona, deliziosa ma timida, di dirti che il
suo amore per te dura già da sei anni. Ma lui non ha il coraggio
di affrontare con te il discorso.”
Probabilmente lei ti chiederà “Ma chi è, lo
conosco?”
E tu risponderai “E’ un ragazzo giovane più o
meno della mia età, molto sensibile, capace di sognare e
soprattutto davvero capace di vivere.”
Insomma, suscita in lei il più denso interesse ma non essere
precipitoso. Dille che si tratta di persona talmente timida che
ha incaricato te di rivelarle il suo amore e è partito decidendo
di tornare solo se lei desidera incontrarlo.
Poi combini l’appuntamento e le dici “Se vuoi te lo
presento io.” Poi il giorno dell’appuntamento magari
vicino a una magnifica fontana di un magnifico parco di Foggia,
arrivi per primo e aspettate insieme, ma invano. Lui non arriverà
e allora tu per riparare la inviterai a cena “e nell’elegante
malinconia del crepuscolo, tra candele tremolanti tu le rivelerai
che anche tu hai imparato ad amarla e che sei felice che “lui”
non sia venuto all’appuntamento e magari, quando la vostra
storia d’amore sarà al culmine, tu le darai l’indirizzo
del mio sito e lei leggerà questo diario e scoprirà
il grande segreto.
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