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DIARIO AZZURRO n.226 del 04.03.2008
di
SILVANO AGOSTI
L’abito
fa il monaco
Si
è conclusa la più curiosa delle avventure iniziata
alcuni anni fa nel piccolo spazio del Cinema che programmo a Roma,
il cinema Azzurro Scipioni. Una sorta di “braccio di ferro
psicologico” tra uno spettatore e me.
Per i primi sei mesi questo giovane di circa trent’anni, simpatico,
dopo aver girato l’Europa in autostop e imparato non solo
le lingue, ma soprattutto a vivere, frequenta il cinema in normale
abito giovanile, della serie jeans e maglietta.
Poi un bel giorno appare vestito da frate e io, per riservatezza,
evito di informarmi sul suo radicale cambiamento di aspetto.
Il fatto è che lo stile nel gesticolare e il tono della voce
non sono più di un ragazzo, ma proprio di un frate, di un
religioso nato.
E così per qualche mese lo accolgo con un reverente “Buongiorno
Padre.”
Con mia divertita sorpresa un giorno lo vedo arrivare col fazzoletto
rosso al collo e un distintivo inequivocabile con una fiammante
falce e martello.
Ormai mi è impossibile infrangere il muro della curiosità
e nel porgergli il biglietto mormoro solo un gentile “buongiorno”.
Il confronto doveva riservare dopo qualche mese nuove sorprese.
Infatti un giorno il ragazzo appare vestito da cavallerizzo, tenendo
addirittura in mano uno di quei cappelletti che indossano i fantini.
Ormai il suo comportamento sfiora la sfida aperta.
Non avrei mai potuto concludere la faccenda semplicemente informandomi
se era sempre la stessa persona o si trattava di sosia o di qualche
misteriosa obbligatorietà.
Ma quando, allo scadere del terzo anno di frequentazione il personaggio,
dopo essersi vestito da vigile urbano, poi da alpino e da magistrato,
si è ripresentato vestito da frate, mi sono abbandonato al
piacere dell’ironia e gli ho detto.
“Buon giorno Padre, era da molto che non veniva.”
Lui ha fatto una bella squillante risata liberatoria.
Al che ho osato chiedere.
“Ma perché?”
“Perché a seconda del vestito che indosso vengo invitato
a questa o quella ricorrenza. Guardo il giornale e quando vedo che
è in corso una festa dei pompieri mi presento vestito da
pompiere e posso nutrirmi a volontà. Solo così riesco
ad avere il tempo per vivere e non buttarlo tutto in un qualsiasi
insignificante lavoro che mi proporrebbe meno beneficio del mio
gioco. Ora è cominciato l’Anno Santo e con questo abito
sono a posto almeno per dodici mesi. La società, per ora,
non riesce a rispettare le persone, ma solo le divise.”
“Si accomodi padre”.
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Ma ciò che più conta, sembra dire il nostro fraticello
è liberarsi a qualsiasi costo dell’ossessione che il
denaro sia un percorso inesorabile, come dimostra il bel film “Into
the wide”, che consiglio a tutti di vedere almeno una volta.
In realtà, se ci si procura il tempo per vivere, si scopre
ben presto che i soldi sono una risposta quasi sempre a necessità
nevrotiche, dovute alla negazione sistematica di costruirsi un proprio
destino.
Le perversioni alle quali si giunge dando importanza assoluta e
prioritaria al denaro in quanto tale sono infinite. Intanto legittimano
le restrizioni arbitrariamente imposte da ogni gruppo di potere
sulla società. Ed esempio l’idea che col denaro si
possa comprare la disponibilità sessuale di una donna, legittima
il tragico equivoco innestato nel profondo della personalità
femminile che la castità coincida con l’astinenza.
E’ naturale che chi ha interesse a mantenere funzionante l’industria
della prostituzione (pare produca oltre duecentomila miliardi delle
vecchie lire l’anno), si premuri di diffondere la certezza
che l’astinenza sia una virtù e non un tormento.
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Il collegare tutto al denaro produce mostri, ad esempio e perfino
con gli organi per il trapianto.
Il commercio di organi è anch'esso parte integrante della
nuova economia. Ha le sue borse mondiali. La più nota è
quella di Mosca: 3000 dollari per un rene, 8000 dollari per il fegato
ed altri organi interni. Da 15000 a 20000 dollari per il cuore.
In questo paese si cerca di far fronte alla crescente domanda ricorrendo
al rifornimento in serie dei pezzi di ricambio. Durante la guerra
in Cecenia, ad esempio, esistevano "reparti speciali"
che seguivano le truppe per effettuare il prelievo di organi dai
giovani caduti,
forse morti, chissà.
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Ecco
Non chiedo alle pietre
Di tramutarsi in oro,
ma alle persone
di essere se stesse.
Conoscere i desideri,
perdersi nei sogni
guarire da ogni oscurità
e con delicato nitore
“rivedere” il mondo,
vera e sola dimora
dello sguardo umano.
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Salve Sig. Agosti,
ho appena terminato di leggere il suo libro"Lettere dalla Kirghisia"
che mi è stato regalato ieri sera da un amico che ha ben
compreso il periodo che stò attraversando.
Sono un artista che da sempre vive del proprio mestiere ma che nell'ultimo
anno,soprattutto,rischia di cadere in depressione per via dell'andamento
"politico-sociale" che stà penalizzando la mia
categoria ancora di più e che impedisce di sperare in un
futuro migliore.
Il mio mestiere è da sempre motivo di soddisfazione e benessere,
più psicologico che economico ma comunque mi fa battere il
cuore e mi stimola così tanto da rendermi un'individuo migliore
che ora invece vedo dissolversi per la mancanza di riconoscimenti
tangibili,quali il lavoro stesso,quindi la mancanza di introiti
che impediscono di potersi permettere di continuare a fare quello
che per me è il mestiere più bello del mondo e motivo
di vita.
Il suo libro mi ha invasa di sensazioni meravigliose ma anche contrastanti,
mi ha fatto pensare che la Kirghisia potrei essere io stessa e forse,cambiando
alcune cose,potrei ritrovare quella serenità che adesso mi
manca così tanto.......ma posso io da sola fare questo cambiamento??
...e che tipo di cambiamento potrebbe fare andare le cose per il
verso giusto??
Le potrei fare un milione di domande ma credo che riceverà
ogni giorno lettere di questo genere,quindi mi fermo qui!
La ringrazio molto per la generosità che ha voluto divulgare
nel suo libro e spero di poterle scrivere,tra non molto,che la mia
vita ha ripreso il suo corso naturale anche grazie al suo libro!
Un saluto affettuoso!
Lidia Malgieri
Cara
Lidia,
un
libro può essere come la pietruzza che entra nell’ostrica
e dalla quale l’ostrica si difende avvolgendola nella perla.
Sei tu ora a dare un senso vero ai miei pensieri, facendoli tuoi
e lasciando che divengano un tuo esclusivo patrimonio di vita. Fidati
del fare e fai.
Silvano
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Questa
sera martedì 4 marzo alle ore 21.00 al Cinema Teatro
"Gavazzeni" di Seriate (BG)
presenterò
"Uova di Garofano"
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