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» DIARIO AZZURRO n.280 del 07.04.2009

di SILVANO AGOSTI

Poesia, medicina dell’amore.

“Ma perché nel quartiere quando c’è qualcosa che non va vengono tutti a chiedere cosiglio da te?”
“Forse perché in questi trent’anni non mi hanno mai visto litigare con qualcuno o col viso rabbuiato dalla malinconia o andare di fretta o trattar male un poveraccio.“
Di fatto anche ieri Giuseppe, il figlio del barbiere, ha bussato alla mia porta aperta e mi ha chiesto di ascoltarlo.
Gli occhi rossi di pianto, contrastavano col tono della voce, chiaro e senza esitazioni.
Mi ha raccontato la sua storia d’amore, poi ha concluso.
“Insomma lei dice che mi ama, io dico che la amo e allora ci amiamo e ogni volta che ci incontriamo andiamo quasi giù di testa per la bellezza del nostro incontro. Mi sembra che si potrebbe andare avanti tutta la vita e ancora non basterebbe, a provare la beatitudine dell’amore che ci unisce.
Poi improvvisamente lei incomincia a fare strani discorsi, del tipo che non mi può vedere quanto e quando vuole, del fatto che lei è diversa da me. Insomma comincia a farmi capire che per causa mia piange a dirotto, forse quasi tutti i giorni. E io cerco di chiederle cosa devo fare.
Sai cosa mi risponde? “Niente. Tu non c’entri niente,”
Allora mi viene da pensare che lei si senta sola e anche se a me il telefono non piace cerco di chiamarla tutte le sere e col computer la vedo tutte le sere e ci parliamo e ci diciamo un sacco di cose e sembra, almeno a me, sembra di vederla quasi di persona.
Certo non è come incontrarsi davvero, però a me piace schiacciare un tasto e vedere il mio amore che appare in carne e ossa.”
Il ragazzo fa una pausa e rimane a lungo a guardare il vuoto come se si fosse smarrito.
“Beh?” dico per incoraggiarlo.
“Lei mi ha fatto capire che piange lo stesso, che devo fare?”
Di fronte a domande tanto abissali mi affiora sempre un sorriso e aspetto che da qualche parte del mio incoscio arrivi una risposta, ma questa volta la risposta è immediata e proviene dalla mia coscienza.
“Caro Giuseppe, si dà il caso che la stessa cosa sia successa anche a me e io mi sono ricordato di un verso di Shakespeare che dice
“L’amore non è amore se si altera di fronte a delle alterazioni o tende a svanire quando l’altro si allontana Oh no, l’amore è un punto fissato per sempre che osserva la tempesta ma non ne è mai scosso, è la stella polare di ogni barca alla deriva…”
Giuseppe ha l’aria di aver capito. Gli faccio una carezza e il ragazzo se ne va, sembra sollevato.

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Molti, tra gli abitanti del mio condominio, mi hanno avvicinato per conoscere “il mio parere sul terremoto”.
L’ultima è stata la vedova del terzo piano.
“Più che un “parere” posso descrivere una sensazione che ho sempre quando in questo Paese accade qualcosa di catastrofico.
Si tratta di una precisa sensazione che si potrebbe esprimere così: la certezza sulla inevitabilità di ciò che accade si mischia a una certezza anche più nitida che “non si sia fatto nulla di ciò che si poteva e doveva fare per evitare il disastro.”
Perché nello stesso comprensorio ci sono case che crollano e case che non crollano?
Probabilmente quando le imprese debbono decidere tra materiali sicuri ma costosi e materiali meno sicuri e meno costosi, d’istinto, in questa dannata terra imbevuta di idolatria per il denaro, la decisione, perfino col sentimento di far bene, viene presa al risparmio. Chi mai può pensare ai terremoti mentra fa i conti per risparmiare su questo e su quel materiale di costruzione?
Sarebbe bello che da una ultriore tragedia come questa nascesse la decisione che lo Stato ha il dovere e la responsabilità di procurare una abitazione a tutti i suoi cittadini. Una abitazione costruita con i criteri della difesa non soltanto dalla pioggia e dalle intemperie ma anche da eventuali terremoti.
Avevamo calcolato che, per fornire un’abitazione a ogni cittadino, magari una bella stanza assai grande corredata di comodi bagno e cucina, basterebbe un terzo del denaro che in questo Paese viene speso ogni anno per le prostitute, la droga e le armi…”
A questo punto lo sguardo dei miei condomini diviene quasi liquefatto e con un guizzo la vedova del terzo piano torna alla realtà e mormora “Tutti sti poracci che ieri c’erano e mo n’ ce stanno più”.
La mia analisi è naufragata nel grande mare del sentimento popolare.
Ha ragione lei e, per farglielo intendere, le poso delicatamente una mano sulla spalla, quasi che tutti quei morti, proprio come il marito, fossero cosa sua.
Continuerò da solo a pensare che tutti quei morti siano ancora una volta vittime della mediocrità e della disperazione.
La mediocrità di uno stato che non ama i propri cittadini, la disperazione di credere che si possa risparmiare del denaro mettendo a rischio la vita umana.

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Ai silenziosi abitanti dell’Abruzzo

Oggi sono morto con voi,
oltre duecento volte
travolto dalle macerie:
bambino donna anziano
e adolescente, uomo o sognatore
ragazza neonato pittore.
Ogni volta ho vissuto
l’improvviso boato
che in un solo istante
trasforma il mondo
in una belva immensa
e con voi mi copre di morte
nel gioco di forze giganti
destinate a sommergersi,
nel mare dell’indifferenza
come sempre, fino a svanire.
Ma chi muore con voi
Non vi può dimenticare
Perché il vostro silenzio
Si stenderà sui suoi sguardi
Insieme al silenzio dei 35.000
Innocenti che ogni giorno
Muoiono di fame nel mondo.

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Ecco la mail della settimana inviatami dal caro amico Paolo, rifugiatosi a Berlino per sfuggire all’assedio della spietata mediocrità di Stato che fluttua in Italia ormai da circa vent’anni.

Da: Paolo Bernardi [mailto:paolo.bernardi@t-online.de]
Inviato: domenica 5 aprile 2009 19.34
A: silvanoagosti
Oggetto: da Berlino
Priorità: Alta

Caro Silvano, come vanno le cose? Spero che tutto proceda bene.
La lettura di alcuni tuoi scritti è davvero piacevole e interessante allo stesso tempo. Così l’ho consigliata ad alcuni Italo-Tedeschi. Si tratta delle maestre dell’asilo bilingue dove frequenta mia figlia Elisa. Dal momento che hanno a che fare con i bambini ho consigliato il “genocidio invisibile”.
Questo asilo esiste da 30 anni – è stato fondato da Italiani – e fino alla caduta del muro nel 1989 era nella parte est di Berlino e si reggeva con i finanziamenti dell’allora Partito Unico del posto.
Oggi è un asilo dove i genitori sono di “turno cucina” a rotazione e dove il personale che accudisce i bambini ha studiato pedagogia, ecc. ma gli mancava il “genocidio invisibile”: speriamo che lo leggano. Per incuriosirli alla lettura posso leggere qualche “lettera dalla Kirghisia” durante le riunioni mensili dei genitori che si tengono in Asilo?
Qui a Berlino sto riorganizzando la mi attività, ma il senso “collettivistico” della gente – la naturale situazione di attenzione alla collettività che crea qual clima per cui ogni cosa che ti serve è già stato predisposto e curato da qualcuno che è addetto – mi lascia tante perplessità. Sono stupito del fatto che non esistono le sbarre alle finestre, i metal detector nelle banche, i tornelli nelle metropolitane. Il caro vita, non c’è neppure quello. Sembra strano ma è così: qui la crisi è qualcosa che riguarda l’alta finanza, non la gente… almeno per ora. Tutti hanno diritto ad una casa, anche se non lavorano; i preti possono sposarsi (pensa te!). Ed anche se ci sono mille problemi, la nostra amata Italia vista da qui sembra un posto dedito al massacro sociale, ad un massacro degli italiani stessi contro gli italiani stessi. Un posto che potrebbe essere il paradiso terrestre, dove il sole splende quasi sempre e dove il territorio può offrire cose bellissime.
Ti ho scritto per due motivi essenziali:
- il primo per sapere se posso leggere qualche “lettera dalla Kirghisia” come ti ho detto prima,
- il secondo per chiederti se a tuo modo di vedere si riuscirà mai a far capire alle persone che le cose più belle del mondo – l’amore, l’amicizia, la sincerità, la felicità, un tramonto sul mare, una splendida veduta panoramica e molte altre – si possono avere senza alcun costo, senza necessità del denaro, senza dover pagare nulla… anzi che con tutti i soldi del mondo queste cose non si possono comprare.
Un affettuoso saluto da Berlino,
Paolo.

Carissimo Paolo,

certo che puoi leggere le lettere dalla Kirghisia (magari vedi se c’è qualcuno che può tradurle in tedesco), certo che continuerò a tentare di far capire alle persone l’immenso valore dei tramonti e del mare, dell’amicizia e dell’amore, ma soprattutto l’immenso valore che ogni essere umano ha. Per fortuna l’Italia, bene o male, è nell’Europa e prima o poi assorbirà la sua porzione di civiltà.
In questa corrotta anarchia che ricopre l’intero Paese, io vedo comunque il seme di una nuova serenità.

Un caro saluto,

Silvano

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Credo che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile”.

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A tutti gli amici che minacciano di farmi dei regali per il mio compleanno che cade lunedì 23 ho chiesto di farmi questo regalo: Andare presso una qualsiasi libreria Feltrinelli, acquistare una copia di Lettere dalla Kirghisia e regalarla alla prima persona incontrata nella via con sul viso l’espressione misteriosa e profonda di un essere umano.


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Come è ormai noto ho avviato presso le Nazioni Unite la richiesta ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
Ecco il primo messaggio
Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea di osservare la condizione umana e sono giunto alla conclusione che l’essere umano è la realtà più sottovalutata, più negata, più sfruttata e più sciaguratamente sottomessa del pianeta.
Con l’adesione di molti iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario “proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio dell’Umanità” da parte di un Ente planetario, come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte e della natura. Chiedo ufficialmente che tale richiesta venga presa in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.
Silvano Agosti
Ho ricevuto una gentile risposta da parte di una Funzionaria dell’Unesco che mi ha inviato un modulo che va compilato a dimostrazione che la realtà per cui si richiede la definizione di “Patrimonio dell’Umanità” ha effettivamente un valore che giustifichi una tale definizione.
Quindi ora mi metterò d’impegno cercando di dimostrare alla commissione preposta che l’essere umano effettivamente… è, anche solo come macchina biologica, il massimo capolavoro che la natura abbia finora raggiunto. Cari amici Vi terrò informati

 


MESSAGGI PERMANENTI
Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio dell’Umanità”.
Ho ricevuto molte mail di assenso a questi intenti, chiunque voglia associarsi mi scriva a questo indirizzo silvanoagosti@tiscali.it
Chiunque può aiutare il raggiungimento di questo obbiettivo si metta in contatto con me silvanoagosti@tiscali.it
Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre di Pisa o il Pantheon nominati “patrimonio dell’umanità”, l’essere umano diverrà intoccabile. Qualsiasi intervento su di lui dovrà tener conto che quando una realtà viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità” diviene inalterabile. E allora finalmente sì capirà e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati, i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa, il marito etc. L’essere umano potrà esprimere a livello mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati. L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”, troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino a 18 anni, procurargli un’abitazione che lo renda indipendente dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre forze di alleati della vita con lo scopo di far attribuire all’essere umano la qualifica di “Patrimonio dell’umanità” e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare la dignità di questo capolavoro della natura che è appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio e di potere.

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UN’ALTRA NOTIZIA. LA SOLA CHE I TELEGIORNALI DOVREBBERO DARE OGNI GIORNO ALL’INIZIO DI OGNI TELEGIORNALE O GIORNALE RADIO E’:
“SIGNORI E SIGNORE, COME POTETE CONSTATARE ANCHE IN INTERNET ATTRAVERSO GOOGLE, ANCHE OGGI, COME OGNI GIORNO, MORIRANNO DI FAME 35.000 BAMBINI.
DANDO QUESTA NOTIZIA GLI ABITUALI NECROLOGI FINTO PATETICI DEI TG RIVELEREBBERO TUTTA LA LORO IPOCRITA FUNZIONE.

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Desidero offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.



OLOCAUSTO

Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero i morti.

E il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo'.

'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.

Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale.

Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano lo sguardo in altre direzioni.


Ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto è un mito”, è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.

L’obiettivo che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.

Sii un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!

 

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