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DIARIO AZZURRO n.235 del 07.05..2008
di
SILVANO AGOSTI
FURTI
PER NECESSITA’
Ero indeciso tra mele o pere, dall’aspetto colorato e attraente,
poi mi sono chinato sul bancone del supermercato e ho fiutato la
frutta.
Nessun aroma. Mele e pere avevano lo stesso profumo di nulla, avvolte
in una perfezione esterna, inebetite dall’assenza di un qualsiasi
sapore.
Allora sono tornati alla mente migliaia di alberi, appiattiti, crocifissi
a lunghe striscie di fil di ferro, visti nella zona di Reggio Emilia.
“Ma perché li avete ridotti così, gli alberi,
appiattiti e coi rami legati?”
Ho chiesto al contadino.
“In questo modo la macchina fa più svelto a raccogliere.”
Ora capisco, la totale assenza di sapori forse dipende da uno stato
di innaturale costrizione.
Vien dato di pensare che anche gli esseri umani forse subiscono
una analoga sorte.
La cultura sarebbe l’aroma, il sapore della personalità
e tutti o quasi oggi lamentano un’assenza molto evidente di
vera creatività. Le narrazioni, sia letterarie che cinematografiche
si sono rifugiate nel “ritmo”, ovvero si è convinti
che se le immagini o le parole scorrono veloci, l’opera riuscirà
ad ammaliare i fruitori.
Non so quanti altri si chinino a fiutare mele e pere sui banconi
dei supermercati, ma probabilmente il ritmo della loro vita è
talmente rapido e incalzante che forse non si accorgono, neppure
mangiandola, che quella frutta non vale più niente.
Insomma, per dar corso al mio dilemma mele o pere, stavo decidendo
di prendere le noci (impossibile crocificcere un albero potente
e gigantesco come il noce) quando improvvisamente una diecina di
campanelli d’allarme hanno incominciato a suonare nel supermercato.
Il frastuono era così intenso da lasciar immaginare una gravissima
emergenza, tipo bomba o crollo.
Come gli altri clienti mi sono subito avvicinato alle casse, in
prossimità dell’uscita.
Lì abbiamo tutti avuto risposta su cosa realmente stava accadendo.
Una donna forse settantenne era in piedi col capo chino, di fronte
a un ispettore che toglieva dal doppio fondo del suo carrello
alcuni prodotti alimentari.
Accanto a lei il marito, un uomo esile, anche lui con lo sguardo
fisso sul pavimento.
Insomma, i due pensionati si erano organizzati per arrivare alla
fine del mese. I prodotti trafugati erano quelli al minor prezzo.
C’era dunque il rigore dell’onestà nell’umiliazione
del furto.
“Non lo dite per carità a nostra figlia…”
Mormorava il vecchio.
Abbiamo realizzato una rapida colletta, pagando il misero scontrino
(17 euro e 20) evitando ulteriori sofferenze alla coppia di pensionati.
L’ispettore, uscita la coppia, ha precisato solenne.
“Noi siamo coscienti del fenomeno, abbastanza diffuso. Li
chiamiamo Furti per necessità”
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Chi
eviterà, a questo Stato così feroce, che costringe
i suoi cittadini a esistenze mal spese? Chi gli eviterà di
sprofondare su se stesso, visto che il benessere delle persone viene
annichilito da infinite manovre di basse speculazioni finanziarie?
Ho vissuto in Svezia e lì, devo dire, lo Stato è inflessibile
ma attento al benessere dei cittadini.
Prima di tutto i bilanci dello stato sono consultabili ovunque e
distribuiti gratuitamente a tutti.
Chiunque trovi la minima incertezza amministrativa la può
segnalare ad appositi uffici e il funzionario viene immediatamente
monitorato, finchè l’anomalia non si risolve.
La sanità è attenta e gratuita e così via.
L’Italia, per temperamento e struttura potrebbe e dovrebbe
accumulare immensi benefici, smettendola di tentare l’avventura
dell’industria e semplicemente impegnando le proprie bellezze
naturali, gli infiniti patrimoni artistici a rendere beati i turisti
da tutto il mondo.
Ma
soprattutto dovrebbe incominciare a compilare i propri bilanci e
darli in visione ai suoi cittadini.
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Ehi, ci sono i colori
Immaginiamo
il mondo in bianco e nero
scopriamo la cecità
Di chi non si accorge
Che le cigliege sono rosse,
La luna bianca
E le margherite,
Piccoli girasoli,
Offrono giallo e candore.
I
pittori sanno che il colore
È respiro pulsante,
carne viva dell’immagine.
I
colori sono una festa
Che il mondo offre
A se stesso,
e a chi sa,
perché chi sa “vede”.
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Ecco la mail della settimana.
Da:
NICOLA GELO [mailto:nicola.gelo@yahoo.it]
Inviato: lunedì 5 maggio 2008 16.26
A: silvanoagosti
Oggetto: SE E' VERO CHE IL MONDO GIRA LA MIA CASA DEVE PASSAR DI
QUA*
Caro
Amico,
da qualche giorno vorrei chiamarti per sentirti, ma poi come accade
con altri pochissimi amici, il desiderio si innalza verso la sfera
dell'immaginazione e il dialogo che ne esce, diventa subito una
reale comunione di pensieri che per nulla sarebbe esprimibile con
le parole.
L'altroieri ero di partenza da Roma, una ragazza mi si è
seduta accanto e abbiamo conversato per qualche minuto. Dopo un
pò mi sono addormentato e ho sentito la mano della mia compagna
di viaggio cercare la mia.
Allora ho preso la sua mano e siamo rimasti così.
Non avevo nessun altro desiderio e quando lei è scesa, ho
sentito nel mio cuore il solo desiderio di salutarla, senza lasciare
recapiti o altro, certo dell'eternità del nostro rapido incontro.
Sono contento perchè più mi addentro nella vita e
più ella mi rivela i livelli di coscienza che le persone
spesso relegano alla sfera del sogno.
Allora la mia realtà diventà sempre più simile
alla bellezza che prima lambivo soltanto nei sogni.
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A Roma vivo in casa con altri tre ragazzi. Purtoppo sono molto triste
quando sono in quella casa, perchè uno di questi è
razzista. Nelle sue parole l'odio e il disgusto prendono il sopravvento
verso ogni forma di meraviglia.
So che chi si presta a compiere delle azioni ostili alla vita, lo
fa principalmente per incoscienza. Spesso ho provato a parlare con
lui ma la sua paura nei confronti della vita è tale da non
permettere il dialogo al di fuori di poche striminzite amicizie.
So che è un problema di luce il suo, ma per il momento non
riesco in alcun modo ad aiutarlo, e ciò mi crea profondi
dispiaceri. Tu conosci un modo per aiutare una persona ad uscire
dalla gabbia dei propri egoismi? (..come sono meschini i tuoi rancori
/ nutriti di falsità..)
Un caro saluto
Nicola
Caro Nicola,
i
tuoi messaggi esprimono sempre una delicata mitezza e per questo
li voglio spesso condividere con i lettori del DIARIO.
La gentile storia d’amore che hai vissuto con la ragazza del
treno apre uno squarcio sull’oceano di tenerezza che spetterebbe
di didritto a milioni di esseri umani e che invece non viene percorso
per ragioni di misteriose negazioni interiori e di non identificate
“paure”.
Ma perché gli umani giungono ad aver paura di praticare la
tenerezza?
Forse perché i telegiornali li bombardano con sequele di
stupri e omicidi che, inseriti invece nella vastità della
popolazione e soprattutto nella bestialità con cui viene
organizzata l’attuale società, si rivelerebbero sì
eventi gravi da risolvere ma, almeno quantitativamente insignificanti.
Il tuo convivente, il razzista, come pittorescamente lo definisci
tu, ha un problema evidente.
Probabilmente ha maturato un disistima così profonda in se
stesso che ha bisogno di dequalificare almeno una parte del mondo,
per sentirsi un po’ meglio.
Prova a fargli sapere quanto è prezioso lui, anche solo come
macchina biologica, prova a fargli scoprire quante qualità
nascoste fremono in lui e forse sarà un po’ meno razzista.
Il razzismo, come la violenza, è un frutto della disperazione.
Aiutalo, con le tue poetiche prerogative, a essere meno disperato.
Un abbraccio,
Silvano
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“L’eternità
è aver tempo per vivere.”
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Proseguo
nella pubblicazione di un’altra parte della tesi di laurea
di Gabriella Virgillitto dal titolo
“L’immagine e l’ombra”
Tra stile e poesia nel cinema documentario di Silvano Agosti
Cap.
I
Il viaggio del poeta attraverso il territorio della creatività
“La
creatività è un non ritorno, un procedere su territori
sconosciuti, il concetto di creatività è perfettamente
riassunto da un verso del grande poeta indiano Tagore che dice:
“Sui sentieri già tracciati io mi perdo”; la
creatività è il contrario assoluto della certezza
organizzativa, è un viaggio su terre eternamente sconosciute,
in paesi mai incontrati dove ogni gesto è una scoperta ma
è anche una rivelazione”
Volendo ripercorrere il viaggio creativo di Silvano Agosti nella
realizzazione dei documentari presi in esame mi sono chiesta quale
fosse stato il punto di partenza dell’autore.
Occorre qui, cominciare a fare un distinguo tra i due lavori, è
importante sottolineare, infatti, che, mentre Matti da slegare è
un’opera realizzata in collettivo da quattro autori, D’amore
si vive, come accennato nella mia premessa, è una ricerca
che Silvano Agosti realizza da solo sette anni dopo; i due documentari
sono dunque l’uno il seguito dell’altro? E, se è
così, qual è il filo che le unisce?
Sono queste alcune delle domande alle quali tenterò di dare
una risposta.
Come in Matti da slegare, anche in D’amore si vive protagonista
è l’umanità che paradossalmente emerge in maniera
più lucida proprio in quei personaggi che la società
vuole “emarginati”.
Come in Matti da slegare, in D’amore si vive i primi piani
esprimono questa centralità della persona, mai violentata
dalla macchina da presa, che non è mai invadente, indiscreta,
importuna, non è mai un’intrusa, ma sembra quasi scomparire,
limitandosi a registrare, discreta, l’intimo dialogo tra l’intervistato
e l’intervistatore.
“Per quanto mi riguarda, la mdp è un oggetto inesistente,
è come gli occhiali, è un pezzo di ferro, quello che
conta è il clima che tu stabilisci con la persona di fronte
alla quale sei, la cosa più bella è il massimo livello
di umiltà e lo stupore di essere di fronte a un capolavoro;
inoltre io i film li faccio sempre da solo, è impensabile
fare un film come “D’amore si vive” con una troupe,
anche di due persone, sarebbe un errore totale, totale come fare
l’amore e andare col fratellino, cioè non c’è
altra possibilità in questo tipo di ricerca se non un’intimità
assoluta fra chi indaga e chi è indagato” .
Anche in questo caso, come nel precedente, l’autore del film
è il personaggio stesso, che racconta se stesso con estrema
naturalezza, senza forzature, il personaggio è autore del
film, mentre l’autore è semplicemente colui che indaga,
non sapendo.
“Io ho condotto questa ricerca imponendomi di non sapere
nulla sul tema che stavo trattando, come se fossi un extraterrestre
che arriva sulla terra, sente parlare di tenerezza, sessualità
e amore e domanda a destra e a sinistra di che cosa si tratti. Per
esempio Cinzia, una delle persone intervistate nel film, non sa
neanche rispondere su cosa sia la tenerezza, lei vive in un mondo
talmente lontano dalla tenerezza che quando le ho chiesto cosa fosse
lei ha cominciato a dire: “dunque, tenerezza, Dio mio la tenerezza,
ce l'ho qui sulla punta della lingua..”
Cap.
2.3 Stile e poesia
Il proposito dell’autore di D’amore si vive è
quello di “filmare dentro” le persone, riuscire a far
emergere l’interiorità di chi sta di fronte alla macchina
da presa; in questo caso, è l’autore a rimanere sempre
un passo indietro rispetto a ciò che filma, anche D’amore
si vive, come già Matti da slegare rompe, dunque, con una
tradizione documentaristica in cui è l’autore a farla
da padrone, porgendo il proprio punto di vista e servendosi dei
personaggi che intervista per dimostrarlo.
“E’ abbastanza naturale che un’indagine psicologica
così emozionante come quella che si riferisce alla tenerezza,
la sensualità e l’amore, venga condotta all’interno
dei personaggi e non nelle superfici esteriori. In tempi antichi
si sosteneva che le superfici, tutte le superfici erano demoniache,
ovvero spesso rappresentavano l’opposto dei contenuti interiori.
Il mio percorso, quando dialogo con un personaggio come Lola
o come Franck in D’amore si vive è l’annullamento
totale della mia personalità fino a lasciare che il personaggio
si senta solo e a colloquio con se stesso, quindi nell’assoluta
impossibilità di mentire” .
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