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» DIARIO AZZURRO n.256 del 08.10.2008

di SILVANO AGOSTI

FRUTTA E VERDURA

L’ho visto arrivare sul marciapiede, col suo inconfondibile passo, quasi danzante.
L’ho riconosciuto per quei suoi occhiali verdi, che sembrava indossare da prima della nascita.
Io ero sulla bicicletta elettrica, luccicante e silenziosa e lui ha subito afferrato il manubrio, per essere certo che, da quel momento in poi, lui solo avrebbe deciso se potevo andarmene o no.
Per anni, anzi, come diceva lui “per un’intera vita” aveva fatto il fruttivendolo e ogni volta che entravo nella sua bottega non mancavo di dirgli quanto è assurdo che le persone dedichino l’intera giornata, invece che a vivere, semplicemente a lavorare per procurarsi poi solo i mezzi di sussistenza che gli consentano di continuare, appunto, a sottomettersi al lavoro spendendo sempre meno tempo per vivere.
“La serranda del tuo negozio ormai è chiusa da un anno e c’è sempre il cartello “affittasi”.
“Ho smesso un anno fa. Ti ho dato retta. Lo sai che negli ultimi trent’anni non ho potuto fare neppure una vacanza. Ero talmente intorpidito dal lavoro che, per non sciupare la merce preferivo sciupare me stesso e starmene in negozio dalla mattina alla sera,
passando il tempo a lucidare le mele e a rinfrescare l’insalata e gli ortaggi.
Ho sviluppato un vero rancore nei confronti della frutta che tenevo in negozio e sono arrivato perfino a litigare furiosamente con le arance che, misteriosamente, senza che nessuno le sfiorasse,
durante la notte rotolavano dalla mensola e al mattino me le ritrovavo sparse sul pavimento. Non ho mai capito come succedesse questo mistero.”
“Forse le vibrazioni delle automobili che di notte sfrecciano più veloci nelle vie deserte…O forse le arance volevano tornare sugli alberi… Ma come mai hai l’aria triste? Ti manca il negozio?” Azzardo.
“Al contrario, da quando ho smesso di lavorare vivo una vita serena e piena di emozioni, posso fermarmi a parlare con la gente, ho il tempo per leggere il giornale. Mi accorgo se la luce del sole è nitida o appannata da qualche nube passeggera…”
“Ma allora, perché qust’aria pensosa e malinconica?”
“Perché penso a tutti gli anni in cui ho fatto la sentinella alla mia frutta, a tutte quelle giornate perse. Chi me le potrà più ridare?”
China la fronte fin quasi a sfiorare il manubrio della mia bicicletta.
“Ora lo dico a tutti di non lavorare più di mezza giornata.”
Lo invito al bar. E quando gli chiedo cosa desidera, il suo sguardo si posa con infinito rancore sul cesto delle arance e mormora con aria di sfida “Spremuta di arance.”


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Il mondo è in fibrillazione per via delle Banche che falliscono. Finalmente è la festa dei poveri, la stragrande maggioranza dell’umanità, tutti quelli che non hanno nulla da temere dalle mutazioni della grande finanza, dall’ascesa o sfacelo del Pil o dalle mutazioni del Nasdaq. Termini che peraltro solo gli intenditori capiscono.
Per una volta essere poveri è condizione di serenità, quella serenità che trapelava tanto evidente in Charlot, l’omino dai guanti bucati e le scarpe a sbadiglio, che non la smette mai di giocare col mondo, perché il mondo è la sua casa e l’universo cosa sua.
Anche il Papa si è esposto ad affermare una verità inconfutabile
E ha detto solennemente che “il denaro non conta nulla.” E ciò, detto da un ricco non può che risultare tragicamente vero. Si consideri: questa frase è stata detta dal detentore di un vero e proprio impero, che tra l’altro possiede la maggioranza delle azioni nella Banca Mondiale.
Personalmente penso che non si debba sconfiggere la povertà, ma la miseria. Dove per povertà si intende che ogni persona possieda, pur piccola, una casa, un lavoro contratto nel tempo e comunque non superiore alla mezza giornata, molti amici, possibilmente molti amori, l’accesso alle opere d’arte e il tempo, soprattutto. Povero è chi possiede il tempo per ammirare il mondo esterno dei meccanismi naturali e il mondo interno del proprio essere. Per procurare tutto ciò a tutti gli esseri umani occorre pochissimo denaro e moltissimo buon senso.


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Ho pensato di inserire nel diario ogni volta una fiaba e inizierò dalla più breve.


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Un ricco, vedendo un povero che chiede l’elemosina sul marciapiede del proprio palazzo lo avvicina e gli intima di dargli i soldi che ha in tasca, raccolti sulla proprietà di sua proprietà, altrimenti lo fa arrestare.
Il povero si fruga nelle tasche, finalmente trova una monetina e la porge sorridendo al ricco.
“Il sorriso, dammi anche il sorriso.”
“Se vuoi un sorriso come il mio, lo avrai solo nel momento in cui dai l’ultima monetina che ti rimane.”
E sorridendo se ne va.


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Se qualcuno è interessato a vedere una mia intervista, vada su google scriva “super 3” poi apparirà il sito di questa tv privata – poi si clicca su tv archivio – e appariranno varie scritte tra cui “monitor”, la trasmissione che mi riguarda.
Si aspetta qualche secondo e poi l’intervista parte, dura oltre mezz’ora.


Ecco la mail della settimana

Da: Alessandro [mailto:alessandro.cocuzza@tiscali.it]
Inviato: mercoledì 8 ottobre 2008 0.07
A: silvanoagosti
Oggetto: Re: RISPOSTA TARDIVA

Caro Agosti

Ho visto due volte la tua intervista su Super3, una volta da solo, una con i miei alunni di una seconda commerciale.
Nonostante fosse la sesta ora (13.00-13.50), l'hanno seguita con interesse e una ragazza mi ha addirittura ringraziato.
Sono d'accordo con tutte le tue affermazioni. In una sola cosa dissento: non è la scuola a rincoglionire oggi i nostri ragazzi (lungi da me la voglia di difendere questa istituzione!), perché ti arrivano già rincoglioniti dalla società e dai suoi modelli. Probabilmente, affermando questo ti riferisci ai tuoi tempi.
Stai bene!
Alessandro Cocuzza

Caro Alessandro

Posso essere d’accordo su un’ipotesi di concorso di colpa o meglio di responsabilità da parte della società e dei suoi modelli, nella demolizione dell’essere umano. Ma pensa solo alla ferocia che obbliga a star seduti per ore dei corpi di bambini, ragazzi e adolescenti che non chiedono altro che muoversi, correre, giocare…
Comunque cerca di capire che le persone più tardi accettano la ferocia anche più tragica di star seduti tutta la vita a lavorare nove ore al giorno perché la scuola le ha addestrate (col pungolo del ricatto) come si addestrano i cani a camminare.
Portali a camminare cinque ore i tuoi allievi e solo l’ultima mezz’ora falli sedere per riassumere quello che hanno visto, e poi sospettero’ che sei innocente.
Un caro saluto,

Silvano Agosti


Caro Agosti

E' vero!
Portarli cinque ore fuori, anche se ci avessi pensato, mi è impedito.
Intanto li porto in biblioteca a cercare e sfogliare i libri che vogliono,
gli faccio cambiare aula, andando a fare lezione in aula magna o in cortile.

Grazie delle dritte, sono boccate di ossigeno.
Ciao
Alessandro

Caro Alessandro,

mi stai appunto descrivendo le dinamiche e i sotterfugi che operano nelle galere.

Silvano

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MESSAGGI PERMANENTI
Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio dell’Umanità”.
Ho ricevuto molte mail di assenso a questi intenti, chiunque voglia associarsi mi scriva a questo indirizzo silvanoagosti@tiscali.it
Chiunque può aiutare il raggiungimento di questo obbiettivo si metta in contatto con me silvanoagosti@tiscali.it
Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre di Pisa o il Pantheon, l’essere umano diverrà intoccabile. Qualsiasi intervento su di lui dovrà tener conto che quando una realtà viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità” diviene inalterabile. E allora finalmente sì capirà e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati, i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa, il marito etc. L’essere umano potrà esprimere a livello mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati. L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”, troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino a 18 anni, procurargli un’abitazione che lo renda indipendente dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre forze di alleati della vita con lo scopo di far attribuire all’essere umano la qualifica di “Patromonio dell’umanità” e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare la dignità di questo capolavoro della natura che è appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio e di potere.


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Desidero offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.

Sembra impossibile!!!



Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione nell’ordinare che fossero fatti molti filmati e molte foto.


OLOCAUSTO

Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero i morti.

E il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo'.

'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)


Questo è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.

Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale.

Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano lo sguardo in altre direzioni.


Ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto è un mito”,
è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.

L’obiettivo che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.

Sii un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!

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