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DIARIO AZZURRO n.305 del 09.12.2009
di SILVANO
AGOSTI
Una
moderata rapacità
Un evento del mio quartiere.
Già altre volte avevo visto spuntare dalla manica della giacca
un tatuaggio e quando il commesso della libreria mi porgeva un libro
riuscivo a intuire che si trattava di un disegno che rappresentava
il profilo di una donna.Quella donna, aveva finalmente spiegato
l’amico commesso, era la madre, morta lasciando in eredità
ai sei figli un palazzetto di sei piani.
Ma per circa trent’anni i figli avevano costruito un fitto
territorio di ragnatele giuridiche e rivendicazioni reciproche paralizzando
di fatto l’eredità, nel frattempo divenuta sempre più
precaria.
I muri esterni erano crepati e gli affittuari già da una
dicina d’anni se n’erano andati.
Nessuno dei fratelli interveniva per progettare un restauro perché
riteneva più importante ottenere una totale soddisfazione
dei propri diritti. Il figlio maggiore rivendicava l’attico,
ma anche la sorella maggiore lo rivendicava e il terzo fratello
esigeva una svalutazione del piano inferiore visto che non si trattava
di un attico.
Il quarto fratello si dichiarava disposto a prendere il piano terra,
a patto che le cantine toccassero a lui e la quinta, una sorella,
affermava che accettava il terzo piano purchè anche chi abitava
a pianterreno partecipasse agli eventuali costi dell’ascensore.
L’ultimo figlio, il commesso della libreria era il solo che
avrebbe accettato qualsiasi cosa purchè i fratelli si fossero
messi d’accordo. Invece erano trascorsi trent’anni,
il commesso stava per andare in pensione, i due primi fratelli erano
morti e i loro figli, nuovi eredi, avevano afferrato le armi della
giurisprudenza per continuare a combattere onorando la memoria dei
genitori.
Di fatto il palazzetto era divenuto inservibile ed era occupato
da alcuni extracomunitari. Dopo una riunione burrascosa, i tre fratelli
e i nuovi eredi avevano trovato una perfetta armonia nel decidere
di rivolgersi alla polizia per cacciare gli occupanti.
Solo il fratello minore aveva azzardato proporre di lascire in pace
gli occupanti almeno finchè tutti non si fossero accordati.
Poi il palazzetto era crollato e gli eredi avevano rinunciato all’eredità
per non pagare gli arretrati delle tasse che il comune richiedeva.
“Ancora oggi stento ad arrivare alla fine del mese per via
dell’affitto
E potevo avere un bell’appartamento sia pure a pianterreno
ma i miei fratelli…” Mi ha detto il commesso.
“E com’è finita?”
“Il comune ha transennato le rovine e c’è un
cartello con scritto “Area riservata alla costruzione di un
asilo nido.”
“Meglio così.”
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Sono sempre più convinto che tra non
più di una cinquantina di anni diventerà una consuetudine
il “dialogo corporale”. Ovvero, proprio come oggi tutti
trovano naturale che un uomo e una donna avviino tra di loro un
dialogo verbale (un tempo pratica proibitissima) si potranno avviare
innumerevoli “dialoghi corporali” che, proprio come
i dialoghi a parole potrenno essere brevi o estesi, futili o abissali,
piacevoli o insignificanti.
E allora, in ogni dove, si potranno udire frasi come queste:
Lei “Prova a toccarmi, voglio sentire cosa riesci a dirmi
con
La tenerezza delle mani.”
Lui, dopo qualche carezza “Magari ci vediamo questa sera”
Lei “Sì certo, mi è piaciura la tenera delicatezza
delle tue
dita.”
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L’amico Gelo mi ricorda che
In una pagina intensa dei Demoni di Dostoevskij, senz’altro
uno tra i più profondi indagatori del cuore umano, Stavrogin
chiede a Kirillov se crede a una futura vita eterna; e Kirillov
risponde: “No, non in una vita futura, eterna, ma in questa
presente vita eterna”.
Da Leaves of Grass
(Walt Whitman)
“Abbiamo spiato
le stagioni che si offrono e svaniscono
E abbiamo detto “Perché un uomo e una donna
Non dovrebbero, come le stagioni, offrirsi e poi svanire?”
Mettiamo alla prova noi stessi e invitiamo uomini e donne
Ad ascoltare.
Diciamo a noi stessi “Ricorda, non temere, sii candido,
offriti sempre a lei anima e corpo e tu, mia cara, sosta un poco
e poi procedi, sii copiosa, temperata, casta, magnetica,
e ciò che hai offerto possa tornare ancora, come le stagioni
che tornano e possa essere ancora tra noi proprio come accade
con le stagioni.
Dal
mio nuovo libro di Poesie
“Nel
ventre pigro della notte”
Prefazione
Ora anch’io impasterò la creta Come un tempo facevano
gli dei.
Creerò non l’uomo, ma la sua gioia, e creerò
nella donna sguardi e sorrisi
Capaci di offrire fratellanza e intimità. Sconfiggerò
con la creta dei miei versi
Le paure, il dolore e la mortalità, che turbano Il sonno
e uccidono l’anima dei sogni.
L’armonia sarà il canto naturale Delle creature, il
silenzio non sarà mai più
Assenza di vita, ma solo l’ascolto del Tempo, lo smisurato
tempo di chi vive.
Breve
sonetto d’amore
Sono tuo, come possono essere tue
Le lontane ricchezze dell’universo:
il cielo, i tramonti, i limpidi firmamenti,
ma se hai bisogno di un soffitto
non posso essere io,
cercalo altrove:
innumerevoli sono le piccolezze del mondo
e sanno consolare gli afflitti
più di ogni vastità.
Ma, nel rispetto del mio amore per te,
posso essere solo ciò che sono:
un tuo magnifico cielo
un tramonto ogni volta diverso
un firmamento limpido di sogni.
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LA
FESTA DELLA POESIA
LUNEDI
21 dicembre
ORE
21.00 APRE LA RASSEGNA LA FESTA DELLA POESIA DEDICATA AD ALDA MERINI
POETESSA CANDIDATA AL PREMIO NOBEL, RECENTEMENTE SCOMPARSA.
OSPITI
D’ONORE
I POETI VALENTINO ZEICHEN E ORAZIO POLI
FESTA
DELLA POESIA
SALA
CHAPLIN
21.00
FESTA DELLA POESIA: dedicata alla poetessa ALDA MERINI
FILM “ALDA MERINI ELOGIO DELLA FOLLIA”
di PAOLO BRUNATTO
Intervento di SILVANO AGOSTI e PAOLO BRUNATTO
Breve intervento poetico degli spettatori
FILM “ALDA MERINI IN CERCA DI UNA PERDUTA RAGIONE DI VITA”
di PAOLO BRUNATTO e CARLOTTA ERCOLINO
ecco
due versi di ALDA MERINI
“IO
SONO L’ACQUA CHE SI GENUFLETTE
DI FRONTE ALLA MONTAGNA DEL TUO AMORE”
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Ecco la mail della settimana
From: "Pagani"
<pagani@corigroup.it>
Date: Sat, 28 Nov 2009 13:00:12
To: silvanoagosti@tiscali.it<silvanoagosti@tiscali.it>
Subject: Direzione Kirghisia
Caro Silvano, sono
Danilo, un ragazzo di 31 anni. Ti ho conosciuto per radio, in uno
dei tuoi interventi “dalla Kirghisia” al Volo del mattino.
Quando ti ho sentito le prime volte non potevo crederci..
Lavoravo ormai da un anno in un negozio, dalle 9 alle 20 con due
ore di pausa pranzo dal lunedì al sabato ed a rotazione anche
la domenica mattina. Ero frustrato, non accettavo quella condizione.
Non potevo dedicarmi a nessuna delle mie passioni con il tempo e
la tranquillità necessarie per viverle come una passione
va vissuta.
E non accettavo il fatto che tutti intorno a me, specialmente i
colleghi erano felici, felici di avere un lavoro ben pagato.. Nessuno
si è mai lamentato di sentirsi privato, almeno un pò
della propria vita.
Nessuno rifiutava mai 50 euro per essere libero la domenica.
La mia sensazione era di non vivere.
E dopo un anno ho deciso di licenziarmi e cercare un lavoro che
mi consentisse di vivere..
E quando una mattina, mentre ascoltavo la radio, ho scoperto che
in questo mondo di alienati c’era qualcuno che aveva invece
capito tutto, qualcuno che voleva urlare a tutti di cercare di riappropriarsi
di se stessi, non potevo crederci..
Non potevo crederci perché non sono mai stato capito, quando
parlavo con gli amici delle terribili privazioni che questo modo
di lavorare ci causa, l’ unica risposta era uno sguardo assente.
E quelle volte che ho affrontato questo discorso con degli imprenditori,
la risposta è stata un sorriso che esprimeva compassione
verso di me.. ma io con la mia briciola di stipendio caduta dalla
loro pagnotta avevo grande compassione per loro..
Ho regalato il tuo libro “ Lettere dalla Kirghisia”
a 4 amici, la risposta è stata unanime: utopia.
Mi sento solo
Mi sento solo come l’ altro giorno, quando mi trovavo al mare,
su un faro. Come la maggior parte dei fari, si trova sulla punta
estrema di un molo.
Per arrivarci si fa un percorso che costeggia il porto e poi si
arriva al mare aperto, l’ immenso.
Molta gente a passeggiare..
Ma è terribile, vedi camminare dei gruppi di persone, a testa
bassa, che parlano.. si dirigono verso il faro, il mare aperto.
Ma quando arrivano al faro li vedi alzare la testa verso il mare,
fare un giro a 180 gradi con la testa, si voltano e tornano indietro
e di nuovo a testa bassa..
Ma come è possibile? Come è possibile che di fronte
al mare ti volti e torni indietro, come se fossi arrivato alla fine
della strada chiusa da un muro, non potendo proseguire torni indietro.
Ma cavolo, lì c’è il mare.
Viviamo tutto il giorno tra le auto, palazzi, asfalto, cemento e
quando arriviamo di fronte al mare ci voltiamo e andiamo via, come
se l’ unico obiettivo fosse stato fare due passi e il mare
rappresentasse il punto dove tornare in dietro.
Ma quello è il punto dove partire, contemplare osservare
volare con la mente, con gli occhi, con il naso..
Mentre mi trovavo lì sono passate varie persone, e tutte
dopo il giro di 180 gradi con la testa sono tornate indietro o si
sono fermate a parlare poggiandosi sulla ringhiera con le spalle
al mare e dopo qualche minuto andate via.. avevo allora iniziato
a scrivere una mail ad una mia amica per raccontargli quello che
stavo vedendo e le mie sensazioni e mentre scrivevo il fatto si
ripeteva con altre persone, era diventata anche comica.
Mi piacerebbe ritrovarla questa mail per condividerla con te.
Alla fine ho chiesto scusa al mare, che li chiamava, ma loro non
ascoltavano..
Ora finalmente ho il tempo per scriverti, per scolpire, per incedere
un pezzo di legno, per fare apnea, correre, leggere libri e fermarmi
ad osservare il mare..
Ho il tempo vivere..
Grazie Silvano
Danilo
Carissimo Danilo,
quando hai chiesto
scusa al mare da parte di umani così disumani che di fronte
alla sua maestosa bellezza chinavano il capo e gli voltavano le
spalle, sono certo che il mare a modo suo ti ha sorriso, con la
schiuma delle onde, cone le varianti del suo azzurro infinito.
Io invece ti ringrazio.
Ti ringrazio per la tua sensibilità e la finezza dei tuoi
sentimenti e ti prego di preservarne l’integrità a
qualsiasi costo.
Lo stesso sentimento di compassione che provavi quando i tuoi padroni
lasciavano cadere nelle tue mani le poche briciole del tuo salario
dalla loro pagnotta, la stessa compassione devi averla per coloro
che voltano le spalle al mare, e che affidano alla loro povera cecità
il solo conforto a una incalzante mediocrità
Dell’esistenza che sono costretti a condurre.
Tu prosegui, fino a scoprire che la libertà è il respiro
della personalità e chi vende la propria libertà per
denaro o perfino per amore è solo un povero cadavere ambulante.
Ti abbraccio,
Silvano
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Credo
che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre
al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua
saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare
i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore
avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri
romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova
cultura, vasta e inarrestabile”.
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A
tutti gli amici che minacciano di farmi dei regali chiedo di andare
presso una qualsiasi libreria Feltrinelli, acquistare una copia
di Lettere dalla Kirghisia e regalarla alla prima persona incontrata
nella via con sul viso l’espressione misteriosa e profonda
di un essere umano.
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Come
è ormai noto ho avviato presso le Nazioni Unite la richiesta
ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
Ecco il primo messaggio
Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea
di osservare la condizione umana e sono giunto alla conclusioneche
l’essere umano è la realtà più sottovalutata,
più negata, più sfruttata e più sciaguratamente
sottomessa del pianeta.
Con l’adesione di molti iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com
ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario
“proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio
dell’Umanità” da parte di un Ente planetario,
come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte
e della natura. Chiedo ufficialmente che tale richiesta venga presa
in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.
Silvano Agosti
Ho ricevuto una gentile risposta da parte di una Funzionaria dell’Unesco
che mi ha inviato un modulo che va compilato a dimostrazione che
la realtà per cui si richiede la definizione di “Patrimonio
dell’Umanità” ha effettivamente un valore che
giustifichi una tale definizione.
Quindi ora mi metterò d’impegno cercando di dimostrare
alla commissione preposta che l’essere umano effettivamente
è, anche solo come macchina biologica, il massimo capolavoro
che la natura abbia finora raggiunto. Cari amici Vi terrò
informati
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MESSAGGI PERMANENTI
Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di
aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino
ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio
dell’Umanità”.
Ho ricevuto molte mail di assenso a questi intenti, chiunque voglia
associarsi mi scriva a questo indirizzo silvanoagosti@tiscali.it
Chiunque può aiutare il raggiungimento di questo obbiettivo
si metta in contatto con me silvanoagosti@tiscali.it
Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre
di Pisa o il Pantheon nominati “patrimonio dell’umanità”,
l’essere umano diverrà intoccabile. Qualsiasi intervento
su di lui dovrà tener conto che quando una realtà
viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità”
diviene inalterabile. E allora finalmente sì capirà
e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati,
i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti
a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa,
il marito etc. L’essere umano potrà esprimere a livello
mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati.
L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”,
troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale
è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino
a 18 anni, procurargli un’abitazione che lo renda indipendente
dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la
possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre
forze di alleati della vita con lo scopo di far attribuire all’essere
umano la qualifica di “Patrimonio dell’umanità”
e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare
la dignità di questo capolavoro della natura che è
appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio
e di potere.
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UN’ALTRA NOTIZIA. LA
SOLA CHE I TELEGIORNALI DOVREBBERO DARE OGNI GIORNO ALL’INIZIO
DI OGNI TELEGIORNALE O GIORNALE RADIO E’:
“SIGNORI E SIGNORE, COME POTETE CONSTATARE ANCHE IN INTERNET
ATTRAVERSO GOOGLE, ANCHE OGGI, COME OGNI GIORNO, MORIRANNO DI FAME
35.000 BAMBINI.
DANDO QUESTA NOTIZIA GLI ABITUALI NECROLOGI FINTO PATETICI DEI TG
RIVELEREBBERO TUTTA LA LORO IPOCRITA FUNZIONE.
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Desidero
offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo
Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia,
etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime
dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior
numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città
vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero
i morti.

E
il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il
massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni –
perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è
mai successo'.
'Tutto
ciò che è necessario per il trionfo del male, è
che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo
è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo
nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo
di far emergere.
Sono
trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra
Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni
di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti
cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano
lo sguardo in altre direzioni.

Ora, più
che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto
è un mito”, è fondamentale fare in modo che
il mondo non dimentichi mai.
L’obiettivo
che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga
letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.
Sii
un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in
tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!
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