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» DIARIO AZZURRO n.239 del 10.06.2008

di SILVANO AGOSTI

Ogni volta che mi siedo col proposito di scrivere il Diario, affiora alla mente l’immagine della bottiglia nella quale il naufrago infila il suo messaggio e l’affida ai flussi del mare.
Chissà, a volte penso, dove e come arriverà il mio messaggio e mi capita di fantasticare che qualcuno, leggendolo, sentirà l’anima alleggerirsi e ritroverà il bandolo della vita e tornerà a gioire, a provare la stupenda emozione dell’esserci, del poter parlare, guardare, percorrere gli spazi del mondo.
Spesso dopo qualche mese ho il riscontro che il messaggio è giunto a destinazione, anche se tutte le mail, pur dando atto che il messaggio ha determinato vaste e profonde emozioni, rivelano quasi sempre l’ineluttabilità di un destino non voluto ma che risulta impossibile cambiare.
Quasi tutti, di fronte a una propota di libertà provano e trestimoniano emozioni forti, aderenti in tutto all’ipotesi di compiere un percorso di libertà ma, ahimè, le circostanze del quotidiano sembrano alla fine sopraffare ogni intenzione di rinnovamento.
Che fare?
Intanto rendersi conto che “tutti”, nell’attuale organizzazione della società, vivono un profondo disagio. Il disagio di chi non si sente rispettato nel suo effettivo e originario valore.
Con la scusa dei ruoli (operaio, ragioniere, dirigente, figlio, scolaro, impiegato, Papa, artista,etc etc) l’essere umano viene annientato e comunque ignorato.
Il che non sarebbe tanto drammatico se non fosse che i primi ad ignorare l’essere umano che pulsa in noi, siamo noi stessi.
Intanto è fondamentale che, uscendo un attimo dai ruoli, riusciamo a renderci conto dell’effettiva preziosità dell’Essere Umano.
Non ci applicheremo mai abbastanza alla ricerca di una risposta compiuta tendente a dirci “chi è questo benedetto Essere Umano.”
La più perfetta ed elevata creatura che la natura abbia fin qui concepito?
Basta questa fragile definizione a riscattare milioni di sottomessi?
E’ sufficiente conoscere la magica perfezione con cui l’organismo si mantiene in vita con le sue miracolose prerogative?
Si pensi anche soltanto al miracolo della vista.
Si pensi al miracolo del movimento.
Chiedo alla mano di muoversi nell’aria e lei si muove.
Insomma, signori e signore, immersi come siete in uno stato semiperenne di disagio depressivo, imparate a gioire profondamente di ciò che già siete e, scoprendo la vostra preziosità, scoprirete anche la truffa alla quale siete quotidianamente sottoposti.
Vi viene rubato il tempo della vita obbligandovi a ritenere giusto lavorare otto o nove ore per poter tornare il giorno dopo a farvi nuovamente derubare del bene più preszioso “il tempo di vivere.”



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In relazione a queste riflessioni offro un perfetto esempio con questa appassionate mail di un lettore del Diario.

From: Gianluca Vargiu buccicconi@yahoo.it
Date: Sat, 31 May 2008 10:53:56 +0200

Ciao Silvano,

è da diverso tempo che ti seguo, ho letto un paio di tuoi libri (Il semplice oblio e Lettere dalla Kirghisia) e visto alcuni tuoi film, ho letto tutte le newsletter del tuo diario e continuo a rimanere affascinato dalla tua idea di vita, da consumare nella più completa libertà.
Tutto partì da un ascolto di una tua intervista alla mia radio preferita e la mia visione del mondo cambiò completamente: le tue parole materializzarono in un attimo tutto ciò che non riuscivo a tirar fuori.
Sono venuto a trovarti al cinema Azzurro Scipioni diverse volte, e le visioni dei film in programmazione mi hanno sempre entusiasmato, perché mi davano delle sensazioni e dei pensieri nuovi, e aprivano la mia mente, a differenza di ciò che continua ad andare in giro nelle sale di proiezione ordinarie, pura merce usa e getta senza anima.
Era da diverso tempo che ti volevo scrivere una lettera, per parlarti del mio stato.
Partiamo dal concetto che io sono un capoccione, e mi piace vivere le esperienze e mettermi alla prova in diversi contesti.
Da quel dì, ti dicevo, ho cambiato punto di vista, però allo stesso tempo non ho seguito i dettami dei tuoi consigli, nonostante li avessi fatti miei, forse per mancanza di coraggio e paura dell’incertezza.
Così con la ragazza con cui sto da cinque anni sono sposato da due (dietro sua insistenza, io ero per una convivenza a oltranza, ma lei voleva ufficializzare la nostra unione nei confronti dei genitori, così il compromesso è stato sposarci in comune, così sarebbe stata più tranquilla), ho cambiato lavoro da poco per potermi realizzare, ho comprato una casa con mutuo fuori Roma (850 euro al mese), e continuo a cercare di crearmi una mia identità e una mia posizione.
Sono immerso, in pratica, nel conformismo che da certezze, secondo l’educazione e il pensiero della quasi totalità delle persone.
Mi rendo perfettamente conto però che ciò non incarna quanto penso nel mio profondo, perché mi sento continuamente in gabbia (casa di proprietà/matrimonio/ufficio), e ciò mi porta ad evadere continuamente nella mia testa e ad immaginarmi a vivere in altri contesti, tipo vivere in una stanza affittata a Londra e lavorare in un ristorante della medesima, viaggiare per altri lidi e vivere nuove esperienze, che sia gustarmi un panorama bellissimo finché ne ho voglia o incontrare ragazze con cui condividere momenti unici… ma poi mi dico : ho 30 anni, se adesso abbandono un presente certo per un futuro incerto, e non va bene, cosa faccio? Sto iniziando ad andare avanti con l’età, i grilli per la testa devo tenerli a bada, inoltre il tipo di lavoro che faccio non ha mercato all’estero… tutte queste pippe mentali, che mi danno frustrazione, per non parlare dei sensi di colpa: mia moglie mi ama, è una bravissima ragazza, se le facessi dei discorsi del genere non li accetterebbe e ci starebbe male, le voglio troppo bene per farle questo. Oltretutto vuole un bambino, il suo principale desiderio di donna (ma io non mi sento assolutamente pronto), me lo dice un giorno sì e l’altro pure… In definitiva, sto vivendo una vita che probabilmente non mi appartiene, ma dalla quale allo stesso tempo trovo difficile staccarmi, mi rendo conto che lavoro troppo, per cinque giorni a settimana mi sveglio alle 7 e torno a casa alle 8-9 di sera (13-14 ore fuori casa per lavoro), con la serata passata davanti alla televisione o a internet per cercare di informarmi a scapito dei normali mezzi di informazione, il sabato e la domenica mi servono spesso per recuperare la stanchezza accumulata in questi 5 giorni, oltretutto ci sono i doveri e compromessi coniugali, che non sono il mio forte, visto che vorrei avere miei orari e miei spazi, inoltre non mi identifico più in un Italia che ti fa incazzare, dove non funziona nulla (basterebbe raccontarti una mia giornata tipo, tra mezzi di trasporto e situazioni al lavoro per materializzarti i disagi che accuso) dove la gente fondamentalmente è razzista (per non dire xenofoba), poco informata e serva delle istituzioni e di chi ha potere, che spera ancora che cambi qualcosa (nonostante sia tornata al governo la stessa banda che l’ha rovinata), ed ha una cultura in cui non mi ci identifico per niente, basata sugli aiuti di chi conosci, sul nepotismo, sulla prevaricazione (di matrice mafiosa, oserei dire), sul cinismo e, dulcis in fundo, sull’ignoranza, mentre la cultura dovrebbe essere l’arma da giocare per combattere ciò che ci circonda e non va bene.
Una cosa che non traspare mai dal tuo diario, Silvano: a te, che hai vissuto in diversi contesti geografici, ed hai designato Roma come città in cui passare il resto della tua esistenza, questa nazione che non funziona non ti fa arrabbiare e venir voglia di andartene allo stesso tempo? La vedo troppo distante dal tuo modo di vivere (e fondamentalmente anche dal mio) ? Riesci a rimanere sempre tranquillo, mentre io non ci riesco, vedo troppe cose che non vanno, e non riesco a capacitarmi di così tanta differenza tra me e te, nonostante io sia una persona tranquilla, che purtroppo si trova spesso costretta dall’istinto di sopravvivenza a dover alzare la voce verso l’ingiustizia manifestata dal singolo o dalle istituzioni foriere di cattivi esempi. L’Italia non ritengo sia un paese per le persone con senso civico, intelligenza e rispetto verso il prossimo.
Lo so, sono stato troppo prolisso, o troppo poco per quello che ho nella testa, dipende dai punti di vista. Ti ho scritto questa lettera perché so che tu mi puoi capire, e farmi riflettere nella giusta maniera, senza vincoli o condizionamenti di sorta, a differenza di chi mi sta vicino. Ti ammiro perché hai sempre fatto ciò che desideravi, hai vissuto, e te ne rendo omaggio. Un giorno chissà che non lo faccia anch’io.

Un abbraccio.

Gianluca


Caro Gianluca,

mi limiterò a rispondere a questa parte della tua lettera:
“Una cosa che non traspare mai dal tuo diario, Silvano: a te, che hai vissuto in diversi contesti geografici, ed hai designato Roma come città in cui passare il resto della tua esistenza, questa nazione che non funziona non ti fa arrabbiare e venir voglia di andartene allo stesso tempo? La vedo troppo distante dal tuo modo di vivere (e fondamentalmente anche dal mio) ? Riesci a rimanere sempre tranquillo, mentre io non ci riesco, vedo troppe cose che non vanno, e non riesco a capacitarmi di così tanta differenza tra me e te, nonostante io sia una persona tranquilla, che purtroppo si trova spesso costretta dall’istinto di sopravvivenza a dover alzare la voce verso l’ingiustizia manifestata dal singolo o dalle istituzioni foriere di cattivi esempi.”

Da anni, caro Gianluca, molti amici italiani e stranieri mi propongono di andare in qualche altro Paese dove certamente il mio lavoro verrebbe valutato con maggiore benevolenza da chi dovrebbe promuovere la cultura.Ma a me preme oggi come da sempre rimanere in questo sconnesso territorio sociale e dare un mio piccolo contributo a far emergere una coscienza del vivere.
E’ una mia precisa necessità ricordare in qualsiasi modo e al maggior numero di persone che tutto in questa cultura cospira per sottrarre ad ognuno il tempo della vita.
Per quanto riguarda la responsabilità dei governanti e dell’amministrazione pubblica per l’infimo livello di vita cui vengono costretti i cittadini, emerge in me la convinzione che “ognuno alla fine è punito o premiato per ciò che è.”


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SABATO 14 INTERVERRO’ A FOSSA A QUESTO FESTIVAL

COMUNE DI FOSSA
Provincia dell’ Aquila


In collaborazione con L’Assessorato alle Politiche per l’Immigrazione
del Comune dell’Aquila

FESTA DELL’ INTERCULTURA, SOLIDARIETA’, FRATELLANZA

FOSSA, SABATO 14 GIUGNO 2008

FOTOGRAFIA, TEATRO, MUSICA, CINEMA, PITTURA, DANZA, SPORT, DIBATTITI:
EDIZIONE 2008 “ IL DIVERSO” : ALTRE STRADE POSSIBILI..



 

 

 

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