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DIARIO AZZURRO n.248 del 12.08.2008
di
SILVANO AGOSTI
Il
re delle pecore
Sbarcato
nuovamente in Sardegna per via del premio Grazia Deledda mi chiedo
cosa potrò scoprire di nuovo questa volta nell’isola
misteriosa o cosa offrirà il caso, così eccellente
nel proporre emozioni nuove e imprevedibili.
E proprio l’amico sardo Alessandro, con aria di intesa mi
fa salire sulla sua auto e parte verso una meta che solo lui conosce.
Attraversiamo spianate collinose ricolme di ulivi secolari e su
strade interrate scavate tra la roccia arriviamo finalmente a un
minuscolo paese, arroccato dietro la cima di una collina, come se
una gigantesca mano lo avesse appena deposto, case e viuzze, piazzette
e fontane.
“Ti porto a vedere qualcosa che tu stesso non potrai credere
sia vero.”
Insomma, la storia è questa. Un pastore ottantenne ha risparmiato
soldi tutta la vita seguendo le pecore ovunque la fame le portava.
Compiuti gli ottant’anni, senza che nessuno riuscisse a saperlo,
rimasto vedovo e con soli due figli uno di 60 e l’altra di
55 anni, nottetempo se n’è andato dal paese.
Giunto in città si è affidato a un’agenzia di
viaggi e ha acquistato biglietti per raggiungere le principali capitali
dei cinque continenti. Ha percorso in treno e in aereo l’equivalente
di tre volte il giro del mondo, poi è tornato al paese, ha
venduto la casa, si è comprato una tenda e ha piantato tutt’intorno
sulla collina le immagini di tutte le città che aveva visitato
nel suo viaggio.
Ora è lì, a pochi passi da me, beatamente assorto
a contemplare Parigi, Pechino, San Francisco e così via.
Ho voglia di fargli una domanda e chiedo “Dove ti sarebbe
piaciuto abitare tra tutti i posti che hai visto?”
Risponde con un gesto a cerchio nell’aria della mano. “Qui.
Ora lo so.”
Poi mi offre del pane “carasau” di Sardegna, sottili
sfoglie di pane croccante e leggerissimo, con un pezzo di caciotta
di pecora.
Alessandro si è allontanato, come sempre mi lascia scoprire
da solo le ricchezze inestimabili di quest’isola. Il vecchio
sorride al mio imbarazzo e
con un’espressione di rara gentilezza mi passa anche la fiasca
del vino.
So che si deve bere facendo cadere il fiotto direttamente in bocca
senza poggiare la fiasca sulle labbra. Ci provo e gran parte del
vino mi inonda il mento e piove sulla camicia.
Il vecchio mi offre un panno di lino e sorride beato.
Non dice nulla. E’ un bravo maestro.
Infatti, la seconda volta che mi verso il vino centro perfettamente
la bocca col fiotto gorgogliante.
Il vecchio chiude il pollice e l’indice e formare una piccola
O e mormora sorridendo: “Okkey!”
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Al
mio recente libro “IL BALLO DEGLI INVISIBILI” è
stato dunque conferito il Premio per la letteratura Grazia Deledda
2008. Mi sono recato a Nuoro per ritirarlo, questo prestigioso premio,
e ho trovato tanti nuovi amici. Guidato dal nipote di Grazia Deledda
ho visitato la sua casa trasformata in un museo, pur mantenendo
con buon gusto le caratteristiche dell’attualità. Visitando
la cucina, ad esempio, si scoprono bene allineati vari cibi freschi
e l’aroma di un grosso prosciutto pastorale si spande nell’ampia
stanza al centro della quale, come usava, c’è un bracere
che sembra appena spento.
La scrittrice forse è in giardino a godersi la frescura,
all’ombra dei grandi alberi secolari che lo arredano.
Poi, mentre visitiamo la camera da letto, con il lenzuolo e il copriletto
non perfettamente spianati, vien da pensare che la scrittrice sia
nel suo studio, intenta a scrivere qualche racconto.
E giunti in giardino si è assolutamente certi che la più
famosa cittadina di Nuoro e forse dell’intera Sardegna, si
sia assentata per ritirare qualche nuovo premio letterario. Ma tutto,
in questa magnifica casa offre la certezza della sua presenza. Non
è forse questa l’immortalità?
Meglio così, gli scrittori è giusto incontrarli nelle
loro opere. Di persona non corrispondono mai alle aspettative.
La sera il giardino di casa Deledda si riempie fino all’inverosimile
e l’attrice Catherine Spaak fa del suo meglio per rallegrare
il programma.
Di lontano sembra un’adolescente, a poca distanza appare come
una ragazzetta precocemente assediata dal tempo.
Quando tocca a me salire sul palco, decido di leggere uno dei 92
“romanzi brevi” che, essendo appunto breve, non richiederà
più di due o tre minuti. Scelgo ovviamente uno dei due dedicati
alla Sardegna.
Leggo.
LE
STATUE CHE SUSSURRANO
“ In Sardegna non regna solo la bellezza della natura, ma
ogni luogo sembra avvolto nel mistero.
Tanto che quando mi hanno informato che esisteva, in un piccolo
paese, uno scultore capace di realizzare statue parlanti, mi è
sembrato immediatamente naturale credere fosse vero e di conseguenza
ho espresso il desiderio di incontrarlo.
Osservando i sardi dell’interno, capaci di parlare senza muovere
alcuna parte del viso o del corpo, quasi stessero sillabando con
passione le frasi che pronunciano, avevo associato la loro maestosità,
alla solenne rigidità delle statue.
A dorso di mulo mi reco nel remoto paese dove abita lo straordinario
scultore.
Torna alla mente il famoso gesto di Michelangelo, di fronte alla
perfezione del suo Mosè.
Affascinato dalla vitalità della sua creatura, il grande
scultore, come racconta la leggenda, contemplando il Mosè
finito, gli avrebbe tirato lo scalpello, gridando: “Perché
non parli?”
Ora mi sto incamminando verso un dirupo, oltre il quale abita un
artista che, scolpendo delle statue in grado di parlare, è
riuscito forse a superare la perfezione di Michelangelo.
Così mi trovo di fronte a un bel vecchio dalla barba bianca,
che si muove con la vivacità dei bambini.
Mi offre la sua ospitalità. Ha la grazia dei personaggi che
popolano le fiabe.
Dietro la casa, graziosa e proporzionata a un personaggio tanto
amabile, le numerose opere realizzate dallo scultore, occupano l’intera
sommità della collina.
“Ecco le mie creature. Non le sposterei di qui per tutto l’oro
del mondo” dice il vecchio, quasi parlasse di figli suoi.
Poi si avvia tra le molte statue, poste su piedistalli girevoli.
“Qui sulla cima della collina le mie creature parlano ogni
giorno e qui soltanto desidero rimangano. Altrove, forse, non si
sentirebbero capite.”
Poi ruota lentamente la statua di un ragazzo che, colpito dal vento,
sussurra “Sono vivo e sono io.”
“Su questa cima soffia sempre la brezza, è lei che
fa parlare le sculture.
Verso sera il vento cala fino a cessare, ma di notte anche le statue
dormono.”
Con la coda dell’occhio, il vecchio scultore dall’aria
di bambino, controlla il mio stupore.
“Ecco il mio capolavoro.” Dice raggiante.
Si avvicina a un magnifico Cristo con le braccia spalancate.
Raramente ho visto, nella realtà, un volto tanto luminoso.
“Ci vorranno molte generazioni prima che il suo messaggio
venga capito. In 2000 anni nessuno ci è ancora riuscito.
Il vecchio ruota lentamente il bellissimo Cristo che, colpito dal
vento della sera, sussurra il suo pensiero più misterioso,
la più bella poesia mai concepita:
“Ama il tuo nemico.”
Segue
applauso che io dedico allo scultore delle statue parlanti.
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Ricevere un riconoscimento nel cortile di una scrittrice insignita
del Premio Nobel per la letteratura produce un lieve brivido di
emotività profonda e un’improvvisa assenza di ogni
peso corporale.
Non c’è tempo per spiegare l’intera opera e mi
limito a dire esattamente quello che penso e cioè che “ogni
qualvolta viene premiata un’opera dell’arte letteraria
o pittorica o musicale in realtà è l’umanità
che premia se stessa e procede di qualche passo verso la conquista
di una grande ineguagliabile scoperta e cioè che ogni essere
umano, chinque egli sia, è un assoluto capolavoro”.
Segue
applauso che ovviamente io, nell’intimo, dedico al citato
capolavoro, ovvero a qualsiasi essere umano.
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Nella
prefazione del libro ho cercato di spiegarne la struttura in poche
parole che qui trascrivo.
Cari
amici,
Avrei
voluto intitolare questo libro “92 romanzi brevi”, in
quanto ognuno di questi novantadue scritti contiene gli elementi
potenziali per la stesura di un romanzo.
Intendo infatti per “romanzo”, uno scritto capace di
rivelare e comunicare una visione del mondo, mentre il racconto
non è che la narrazione di un evento.
Questi 92 “romanzi brevi” dunque, nascono da una intensa
e a volte spietata osservazione degli esseri umani che mi circondano,
e dalla scelta di modalità narrative che potrebbero essere
quelle di un bimbo di quattro anni.
Il linguaggio è ridotto all’essenziale e dai fatti
trasudano elementi di pensiero, ma il pensiero di chi scrive non
si sovrappone né dilaga mai a ricoprire e quindi ad affievolire
ciò che accade nella narrazione.
Ognuno di questi novanta personaggi, dalla figlia del Papa ai vecchi
pensionati, dal bimbo incontrato ogni giorno sulle scale all’uomo
sulla cinquantina che si inventa una figlia, dai Curdi al Cinese
che riassume in due parole la sconfinata saggezza di Confucio, tutti
i personaggi di questo libro, nascono da un mare di amore nel quale
ho immerso ogni persona incontrata sul mio cammino.
Amare è il gioco più inesauribile che la vita propone
e questo gioco sacro ha consentito ai miei personaggi di prendere
vita, forse per poco, forse per sempre.
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Ecco la mail della settimana
Ciao
Silvano,
io sono Antonio e dopo aver visto su youtube un tuo video in cui
spiegavi la tua filosofia di vita mi sono sempre di piu interessato
a te e cosi ormai tutte le volte che scrivi il diario lo leggo con
molto molto piacere e leggo pure quelli precedenti.
Sai caro Silvano io ho lasciato casa il 18 maggio di quest'anno
per andare a Dublino a cercare lavoro ma il vero motivo e che me
ne sono andato per cercare me stesso,per capire chi sono...... e
cavolo e' difficilissimo!!!
Ti spiego la mia storia in breve sperando che non ti annoi:nasco
il 30 settembre del 1984 a Ragusa e fino a 16 anni diciamo faccio
una vita normale.Poi succede una cosa che mi cambiera' la vita:mi
viene un infiammazione all'intestino chiamata Morbo di Chron.Da
quel momento in me succede qualcosa di brutto,di molto brutto.Smarrisco
la strada dell'amore e mi perdo in un luogo fatto di angoscia,rabbia
e crudelta'.
A circa 21 anni succede qualcosa pero'.Mi rendo conto che cosi non
va bene,che devo cambiare assolutamente e pian piano incomincio
a calmare la mia rabbia e cerco di innamorarmi di nuovo della vita.Non
ti so spiegare cosa mi abbia spinto a questo.Io penso che qualcuno
da lassu' mi abbia teso una mano.
A marzo del 2007 proprio perche' stavo meglio con me stesso trovo
la forza per provare un nuovo farmaco che mi fa passare tutti i
brutti sintomi e sto alla grande!!!!!E cosi' tutto va a meraviglia.Scopro
la verita' su di me e cioe' che sono un ragazzo fantastico che riesce
a far sorridere la gente e che piange e ride allo stesso tempo come
un bambino di fronte una ragazza per l'amore infinito che prova
per lei.Amavo la vita Silvano e se ami la vita ami te stesso,le
persone che ti stanno accanto e il mondo in tutte le sue sfumature
che la natura ci offre.Ma non so perche un giorno sento che qualcosa
dentro di me si e' rotto e da allora cerco di capire cos'e'.Per
questo sono partito ma questo motivo lo sa solo una persona perche
so che gli altri non capirebbero.Silvano dopo aver capito chi sono
voglio tornare con tutto me stesso quello di prima,quello che scherzava
sempre e che la mattina quando si svegliava sentiva subito invadersi
dalla felicita' e si alzava sempre di buon umore.Ti chiedo una cortesia:dammi
un consiglio,dimmi tu cosa fare per riprendermi me stesso perche'
per adesso proseguo il mio cammino in un luogo buio dove ogni passo
e' incerto e non riesco a emozionarmi come prima quando guardavo
lo vita dentro gli occhi di un bambino.Io ce la sto mettendo tutta
e anche se sento che alla fine riusciro' a riconquistare la mia
vita per il momento sono in un punto fermo.Silvano dammi tu un consiglio
e lo chiedo solo a te perche' sei una persona molto sensibile e
anche se mi conosci solo da queste poche righe che ti ho scritto
so che mi capirai meglio di chiunque altro.
Aspettando una tua risposta ti mando un abbraccio affettuoso e di
cuore ti auguro buona giornata.Ciao :)
Caro
Antonio,
sono
molte le persone e di ogni età che mi riferiscono strani
e inspiegabili sintomi, improvvisi cambiamenti di umore, instabilità
del sentimento relativo al vivere etc.
Succede, pare, che ogni circa sette anni l’intero apparato
cellulare del nostro corpo si rinnova completamente. Si tratta di
una immensa mutazione, una sorta di replay della nascita. Ebbene
accade che in noi
si verifichino infinite e non previste alterazioni, con le quali
è solo giusto convivere, in attesa di ritrovare quella sorta
di serenità permanente che
caratterizza l’infanzia e la prima adolescenza.
O per essere ancora più semplici è come se in noi
si alternassero delle stagioni umorali, così è naturale
che alla primavera succeda, l’estate e poi l’autunno
e infine l’inverno. Si tratta di accettare la spettralità
dell’inverno nella certezza che tra poco riapparirà,
nel massimo fulgore, la sernità imbattibile della primavera.
Un forte abbraccio,
Silvano
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Nei giorni 22-23-24
agosto sarò presidente della giuria in un piccolo festival
in un altrettanto piccolo paese della Calabria, VERBICARO, vicino
a Cosenza e lì terrò anche un breve
seminario. Per accedere al seminario basterà avere tra le
mani un fiore.
Il 23 agosto alle ore 21.30 presentazione del libro IL BALLO DEGLI
INVISIBILI seguono alcuni cortometraggi.
Il 24 agosto alle ore 18.30 terrò il seminario e alle 21.30
proiezione dei corti e premiazione dei vincitori. Per
informazioni Manuela 3282210095
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