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» DIARIO AZZURRO n.180 del 13.03.2007

di SILVANO AGOSTI

Orazio, poeta misterioso del quartiere, si è convinto a farsi estrarre tutti i 32 denti, in grave stato di avaria, per realizzare finalmente il progetto di una protesi che gli consenta di sorridere.
E’ da sempre segretamente innamorato di Antonella e per poterla vedere ogni giorno ha frequentato l’università, sociologia. Ha conquistato un trenta e lode ad ogni esame e, con quella sua aria dimessa, da ometto delle fiabe, si è laureato col massimo dei voti.
Orazio, in attesa di portare a compimento il progetto di una protesi che gli consenta di avvicinare ancor più l’oggetto del suo amore, ha deciso di vivere in casa sua con la ragazza, anche se lei non c’è.
Ogni giorno le parla come se fosse nella stanza accanto, prepara il cibo per due e durante il pranzo conversa con Antonella come se lei fosse seduta di fronte a lui.
Di sera le legge qualche poesia e, immaginando di tenerle la mano, rimane a lungo in silenzio a godere gli effluvi di tenerezza che gli riempiono il cuore di indicibile dolcezza.
Ormai la familiarità di Orazio con la ragazza immaginaria è tanto intensa che il desiderio di incontrare quella reale si è di molto affievolito.
Tanto più che l’immaginazione ormai si è espansa ai dettagli più delicati e intimi della loro unione e il loro rapporto è divenuto effettivamente indissolubile.
“Non la bacio ancora sulla bocca per via della protesi che deve arrivare, ma tutto il resto ormai ci appartiene.”
Un giorno, proprio mentre Orazio era immerso in un dialogo d’amore con la ragazza invisibile, Antonella ha bussato alla porta e, con la scusa di riportare un libro, ha voluto ad ogni costo entrare in casa di Orazio.
Il neolaureato ha fatto appena in tempo a chiudere a chiave la stanza da letto, dove poco prima stava immaginando un ennesimo incontro d’amore con la sua donna invisibile.
“Come va?”Ha chiesto Antonella.
“Beh” ha risposto imbarazzato Orazio, “non immaginavo che saresti venuta”
E intanto lanciava occhiate preoccupate verso la porta della camera da letto.
“Disturbo? Sei con qualcuno?”
“Un ospite, niente di che.”
La ragazza china il capo e rimane in silenzio.
“Mi dispiace Antonella, ti ho aspettato tanto, ma tu non venivi mai.”
Questa creatura reale, tangibile gli è estranea.
Antonella in silenzio si alza e mormorando un saluto imbarazzato se ne va.
Orazio, sollevato, torna in camera da letto e si abbandona beato all’infinita dolcezza della sua ragazza immaginaria.

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LA SETTIMANA SCORSA ho raccontato la trama di un racconto che volevo scrivere, ora l’ho scritto, eccolo.

“Clownerie”

Truccato da Clown mi sento nudo, immerso nella mia vera natura.
L’immagine astratta e diversa di un volto che non esiste, ricopre i miei lineamenti senza nasconderli e porta in me il sentimento dell’essere.
Vivo, ogni volta, l’esperienza rara di sentirmi immerso nel grande mare dell’ “Essere”.
Perdo ogni sensazione di corporeità e sono leggero, scolpito nella luminosità del bianco che mi avvolge.
Essere clown è, infatti, poter divenire qualsiasi cosa, qualsiasi essere tranne me stesso.
E’ come avvertire l’individualità che esplode nel candore del volto, lasciando spazio a quel frammento di infinito che c’è in ognuno di noi.
Truccato da clown mi pare di non avere confini, di appartenere finalmente a tutto e a tutti.
Le mie apparizioni raccolgono molti spettatori entusiasti e il mio pensiero fisso è farli contenti, restituirli sereni alle pene di ogni giorno.
Ho deciso tuttavia di dar vita a un nuovo infinito e, truccandomi da mimo, col nome di Baptiste, mi esibisco ormai da alcuni mesi a pochi caseggiati di distanza, in un’altra sala, all’origine frequentata solo da persone mature o perfino anziane.
Così a teatro recito il mio ruolo di clown giovane e, facendo uso di una magnifica chitarra elettrica, mi esibisco in sfrenate versioni musicali, ma anche in discorsi buffi, capaci di dare ristoro a persone afflitte dai disagi di un’esistenza non felice.
I giovani che gremiscono la sala si affidano ciecamente a me e divengono quasi un’estensione ondeggiante del mio stesso corpo.
Bianca, la mia ragazza, aiuta nel cambio dei costumi e mi rassicura sull’andamento dello spettacolo.
Ho amato Bianca dal momento in cui ho visto per la prima volta il suo viso isolato, in un mare di folla. Ho visto solo il suo volto e da quel momento ho proseguito lo spettacolo soltanto per lei, come se la sala fosse vuota. Ora che viviamo un intenso amore da quasi tre anni so che quel giorno anche lei si sentiva sola con me in quel grande teatro.
Quel giorno, dopo averla notata, non ho mai distolto lo sguardo da lei e anche ora, quando siamo soli, non riesco a orientare il mio sguardo altrove. I miei occhi sono incatenati all’ovale perfetto del suo volto di bimba sbocciata.
Non ho rivelato a nessuno, neppure a Bianca, la mia decisione di trasformarmi in un mimo classico e recitare in antagonismo con me stesso col nome di Baptiste. Il trucco è talmente diverso che neppure mia madre mi riconoscerebbe.
Indosso una lunga tunica bianca e scarpe speciali che mi rendono più alto di almeno venti centimetri.
Il volto è ricoperto di cerone bianco e solo gli occhi sono messi in evidenza da due tracce ovali, azzurre che li rendono misteriosi e sfuggenti.
I gesti di Baptiste sono lenti e solenni e riescono, nel fluire armonico dei movimenti, a narrare vere e proprie storie d’amore e creare per gli sguardi stupiti degli spettatori oggetti e realtà altrimenti invisibili.
Il mio segreto diventa ogni giorno più lucente e, osservando l’umanità da due diversi punti di vista, da clown giovane e spericolato in un teatro e da
Mimo solenne e ieratico in un altro, mi accorgo di quanta disperazione emani dagli sguardi dei miei spettatori.
So leggere nei loro cuori e vedo in ognuno la malinconia di un destino non vissuto, i loro sguardi, anche quando applaudono freneticamente, sembrano dire “il destino che sto vivendo non è quello che mi spettava, è un destino di ripiego, per niente simile ai miei sogni”.
Io, che ho sognato di essere clown e faccio il clown, mi sento in debito verso la loro sofferenza, per questo ho creato anche Baptiste, più delicato di me Clown-acrobata, a lenire la loro angoscia.
Negli ultimi mesi la fama di Baptiste ha invaso la città e le reti televisive si occupano sempre più di lui che non di me.
Baptiste sa narrare qualsiasi cosa nel silenzio dei suoi gesti.
Il silenzio è un balsamo infinito, se riesce a rivelare e a descrivere mondi inesistenti.
Ultimamente nel mio teatro sono occupati solo i posti a sedere e nei corridoi laterali non ci sono più come un tempo ammiratori che, pur di assistere allo spettacolo, accettano di rimanere in piedi.
Bianca mi ha confessato di aver visto le pantomime di Baptiste e di essere rimasta molto impressionata dalla sua grazia espressiva.
Di notte, nel sonno, l’ho sentita mormorare il nome del Mimo.
La gelosia è di per sé un sentimento degradante e perfino inspiegabile nei confronti della libertà altrui. Ma scoprire di essere geloso di se stesso è davvero un’emozione intollerabile. Sì, pur ripetendomi continuamente che Baptiste sono pur sempre io, ogni volta che Bianca parla di lui, i miei occhi si iniettano di sangue e una rabbia sorda mi invade il petto.

Del resto lei non conosce il mio segreto e per questo non sa di amarmi in ogni caso.
La mente umana è colma di misteri e io sono testimone di un’esperienza impossibile. La nascita in me di un impulso irrefrenabile, un intento omicida nei confronti di Baptiste.
Pure ho sfiorato con questa avventura i confini dell’infinito, scoprendo che la sparizione di sé può generare sia la più profonda disperazione che la più assoluta beatitudine.
Mi sostiene, nella mia desolata disperazione, la beatitudine che ogni sera provo, travestito da Baptiste.
Fare l’amore con Bianca fino ad oggi riusciva a placarmi, ma questa notte quando il mio amore ha schiuso le gambe offrendosi a me, un boato di luce ha invaso la mia mente e io ho visto, letteralmente “visto” Baptiste che si sostituiva a me e la penetrava con la grazia di un petalo che si posa sull’acqua.
In realtà ero io che, per amore di Bianca, mi sono d’improvviso sdoppiato e ho concluso il nostro rapporto amoroso immaginando di essere Baptiste.
“Che è successo?” ha mormorato lei avvolta nello stupore “non mi hai mai amato con tanta grazia. E’ la prima volta che il godimento mi fa quasi perdere i sensi.”.
“Dunque è vero” Ho pensato “Non ci sono più dubbi, Bianca ormai pensa e ama solo Baptiste.”
Il tormento mi pedina incessantemente, tanto che anche lo spettacolo serale ne soffre.
Ieri sera gli applausi erano gentili ma non irruenti come in passato. Ho tentato l’impossibile per conquistare il pubblico, ho frugato negli angoli più riposti del mio repertorio, ma non c’è stato nulla da fare, il pensiero dominante era l’immagine di Bianca che si abbandonava tra le braccia di Baptiste e la mia esecuzione musicale non riusciva a spiccare il volo dell’ispirazione più alta.
Ho comprato un pugnale d’argento.
L’ho fissato a lungo prima di riporlo in un luogo segreto.
“Mi avevi promesso di andare a vedere lo spettacolo di Baptiste, vuoi che ti accompagni?”
Ha chiesto Bianca e la sua perfetta ingenuità mi ha ferito a morte.
“Ho provato, ma era tutto esaurito.
Non voglio si sappia che vado al suo spettacolo.”
Sono smarrito in un malessere sempre più intenso e il solo pensiero che mi rincuora è il progetto assurdo di immergere il pugnale d’argento nel petto di Baptiste.
L’ho anche scritto nel diario.”Non resisto più. L’angoscia mi chiude la gola, fingo di dormire, fingo di mangiare, fingo di amare. Ormai fingo di vivere. Devo uccidere Baptiste, altrimenti dovrò uccidere me stesso.
Ho sfidato i confini dell’ignoto sdoppiandomi creativamente, creando un conflitto insanabile.
Forse se non ci fosse Bianca avrei potuto sopportare il successo di Baptiste, ma ora non mi rimane più nulla.”
Sulla porta principale del teatro ho fatto mettere un cartello “Spettacolo sospeso.”
Questa sera andrò da Baptiste.
Sono solo, ora, nello spazio deserto del teatro e il palcoscenico, appena illuminato dalle luci di servizio ha un’aria spettrale.
Il cuore quasi mi si ferma mentre stringo l’impugna-tura del pugnale d’argento.
Immagino Baptiste di fronte a me e vibro un colpo netto all’altezza del petto.
Non si può uccidere un corpo immaginario e Baptiste sorride in risposta alla mia pugnalata.
Ripongo l’arma sotto il cappotto.
Sono pronto.
Nel palco reale vedo l’immagine flessuosa di Bianca.
“Vuoi che ti accompagni?” Chiede con la sua voce bambina.
Mi avvicino a lei, nel timore che mi abbia visto poco prima vibrare la pugnalata nell’aria.
Con sollievo scopro che il palco è vuoto e anche lei faceva parte della mia immaginazione malata.
Non c’è né Bianca né Baptiste, ma solo un teatro, deserto, come la mente ormai vuota, immersa nella penombra di una passione negata.
Ho raggiunto facilmente le quinte del teatro nel quale ogni sera mi esibisco sotto forma del Mimo Baptiste.
Non ho piani, non ho progetti, solo un cerchio rovente intorno al capo che mi impone di aspettare, non so neppure io cosa.
D’improvviso le luci si spengono e il sipario di apre. Dal fondo, bianco e solenne appare Baptiste.
Una luce sempre più abbagliante quasi mi acceca.
Ora Baptiste è a poca distanza da me. Una lama d’argento sale oltre il mio sguardo e il riverbero della luce nel metallo quasi mi uccide.
Baptiste cade di fonte a me, anche se io sono perfettamente cosciente di non aver neppure estratto il pugnale.
Mi chino su di lui e lentamente gli sfilo la maschera dal viso.
E’ Bianca, la mia Bianca.
Ha capito la mia gelosia e si è sostituita a Baptiste per salvargli la vita.
Rimango immobile a contemplare il candore del suo viso.
Sorride.

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Ecco le mail della settimana


Da: Barsotti Sandra (GEM ER PGE) [mailto:sandra.barsotti@enel.it]
Inviato: lunedì 12 marzo 2007 13.22
A: silvanoagosti@tiscali.it

Oggetto: L'ORABarsotti Sandra (GEM ER PGE) [sandra.barsotti@enel.it] DELL'INCONTRO........
Carissimo Silvano, amico mio,
prima di tutto voglio dirti che sono felicissima di averti conosciuto, incontrato...
questo lo devo al grande Fabio Volo, che adoro… in tutto quello che fa…..
grazie ai tuoi LIBRI, ai tuoi FILM e al tuo DIARIO AZZURRO…
sto cambiando, sto diventando una donna migliore perchè sto andando verso la ricerca di me stessa…
Improvvisamente sono "scoppiate" dentro di me cose che già sapevo... ma che soffocavo….
Sabato scorso ho finito di leggere il tuo meraviglioso libro "IL SEMPLICE OBLIO",
ero in spiaggia, nella mia magnifica terra Toscana……...
e la luce rossa di un'intenso tramonto colorava le mie lacrime…...
lacrime di commozione per la lettura del capitolo L'ORA DELL'INCONTRO… Ora sono qui a chiederti indicazioni su quel luogo,
Silvano, dov'è precisamente quella "piccola fattoria" vicino a Grosseto in località Campagnatico?
Io e il mio grande amore viviamo proprio in quella zona,
vorremmo tanto andare in quella piccola fattoria… e su quella terra ci vorremmo fare l'amore… Ti abbraccio forte forte,
con granissimo affetto,
Sandra


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Caro Silvano, "Telefono amico" di Parma ha bisogno di una mano.E' un gruppo formato da brave persone che vorrebbe essere utile con più efficacia.Vorremmo lanciare un messaggio con un video, o qualcosa del genere, per dire che c'è un modo per essere meno soli e, in questo modo, contribuire a creare un mondo meno brutto, con qualche legame in più.E' difficile in due parole.Il mio nome è Villiam Vernazza e ti seguo da tempo.Se leggi questa mia e se vuoi, rispondi a questa mail o telefonami (335*******), Ti sarò grato. Ciao


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ecco Giulia


Dopo la conquista delle proprie ginocchia, Giulia è passata a prendere contatto con i propri piedi: riesce a piegarsi in avanti fino ad afferrarli con le dita e a rimanere qualche minuto tutta concentrata a guardarli. Se la tocchi con la punta di un dito sulla pianta del piedino ha l’istinto di afferrare, chiude le dita del piede e lo inarca, solo che le dita sono troppo corte e rimane questo gesto a mostrarci che nel suo DNA si porta appresso il ricordo di qualche migliaia di progenitori pelosi.

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Venerdì 23 Marzo giorno del mio compleanno al cinema Trevi di Roma verranno proiettati tre miei film e 1/2.

ECCO IL PROGRAMMA

ore 17.00 Il giardino delle delizie (1967)
Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; interpreti: Maurice Ronet, Evelyn Stewart, Lea Massari, Franco Bertoni; origine: Italia; durata: 87’
«La messa a nudo del matrimonio borghese visto con occhi insofferenti, mostrato in tutto il suo repertorio di opprimenti luoghi comuni e di parti prescritte. [...] Il linguaggio è spoglio, secco: le immagini sono essenziali, fatte di superfici vuote, dettagli di oggetti e primissimi piani (la componente figurativa ricorda quella del Bergman più ascetico: Il rito). Girato subito dopo la permanenza di Agosti in Unione Sovietica e i suoi studi su Ejzenstejn, il film mostra una spiccata attenzione per il cinema di montaggio» (Schillaci).
Ingresso gratuito

a seguire
D’amore si vive (1983)
Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; origine: Italia; durata: 100’
«Sette interviste anomale sul tema della sessualità. Anomale perché non è la sessualità istituzionalizzata a interessare Agosti, non quella scintillante delle copertine dei rotocalchi, amplificatori di una “liberazione sessuale” fittizia perché in realtà rigorosamente incanalata entro i binari dello sfruttamento spettacolare e commerciale. La sessualità su cui Agosti punta microfono e macchina da presa è quella che non vedremo mai sulle copertine di Espresso e Panorama: la minuta descrizione della sessuofobia patologica di una donna, vissuta all’interno di un matrimonio “regolare” [...] e poi la sessualità narrata da un bambino, da una prostituta, da due transessuali...» (Schillaci).
Versione ridotta - Ingresso gratuito

ore 19.00
Uova di garofano (1991)

Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; interpreti: Lou Castel, Federico Zanola, Elisa Murolo, Roberto Brignani; origine: Italia; durata: 109’
«Occupa nella filmografia di Agosti un ruolo analogo a quello che Lo Specchio occupa nell’opera di Tarkovskij. In entrambi i casi si tratta di un film autobiografico sugli anni dell’infanzia, rivisitati in forma poetica, mentre sullo sfondo [...] scorrono gli avvenimenti storici degli anni della guerra. [...], mentre in Lo Specchio è il regista adulto che narra di sé stesso bambino attingendo all’atto del ricordo, in Uova di garofano è il regista bambino che si narra al presente (benché il film appaia nella sua interezza come un lungo flashback), col suo sguardo infantile, con la sua apparentemente eterna distanza dal mondo degli adulti, obbligati a mentire» (Schillaci).

ore 21.00
Incontro con Silvano Agosti

ore 21.30
Il senso del mistero (Ritratto di Silvano Agosti) (2003)

Regia: Paolo Brunatto; fotografia: Marco Tani; montaggio: Francesco Guglielmetti; musica: Luca Ducros; origine: Italia; produzione: Franco Porcarelli per Rai International; durata: 29’
«Questo film è il tentativo di un ritratto minimalista di Silvano Agosti; O, se si vuole, il dagherrotipo dell'inconscio di un autore che ha sempre navigato controcorrente. Ho anche tentato di ritrarre un artista segreto dal recente passato che non torna più, al futuro che è già ieri. Ho provato a tratteggiare il suo spirito anarchico e la sua vocazione per “il fai da te” e il suo viaggio di bambino-adulto nel pianeta incantato del cinema e della vita» (Brunatto). Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2003 nella sezione Nuovi Territori.
Ingresso gratuito

ore 22.00
La ragion pura (2001)

Regia: Silvano Agosti; soggetto e sceneggiatura: S. Agosti; interpreti: Eleonora Brigliadori, Franco Nero; origine: Italia; durata: 83’
«Silvano Agosti, nel film dal titolo filosofico tratto dal suo romanzo La ragion pura, affronta l’irrisolta e triste questione, suggerisce una soluzione raccontando di una coppia sposata da quindici anni. E offre una nuova prova della propria maestria registica, della grande capacità di fondere prassi, emozioni, pensiero» (Tornabuoni).
Ingresso gratuito


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Il giorno sabato 24 marzo alle ore 18.45 mi troverò presso la BIBLIOTECA ANGELICA di Roma, dove UGO DE VITA leggerà alcuni brani del mio ultimo libro e ci sarà anche un provetto violinista che suonerà le musiche di Ennio Morricone.





 

 

 

 

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