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» DIARIO AZZURRO n.281 del 14.04.2009

di SILVANO AGOSTI

IL GUARDIANO INNAMORATO

Monterchi, borgo sperduto della Toscana, in provincia di Arezzo. Devo filmare dal vero il famoso capolavoro di Piero della Francesca, massimo pittore del Rinascimento italiano: La Madonna del Parto.
Vorrei inserire questa strepitosa immagine di donna nel mio film
“La ragion pura”, che faccio per consolare tutti quelli che si trovano aggravati da una esperienza di convivenza.
Arrivo finalmente alla cappelletta che custodisce lo stupendo affresco di Piero della Francesca e comincio a illuminarlo posizionando i fasci dei riflettori in altrettanti specchi che a loro volta riflettono la luce sul Capolavoro.
Il guardiano mi domanda perché uso gli specchi. “Lo faccio per raffreddare la luce, altrimenti, cadendo diretta sull’affresco il calore potrebbe danneggiarlo”.
E’ affascinato dalla mia discrezione e chiede di più sul film.
Cerco di spiegargli che la trappola istituzionale è far credere alle persone che, per condividere la propria vita con qualcuno che si ama, siano indispensabili cinque cose:
A - Sposarsi. B - Svendere la propria vita in cambio di un lavoro fisso, spesso odioso per durata e bassa qualità. C - Accollarsi un mutuo per la casa. D - Accettare la costrizione a convivere con la persona amata in secula seculorum, ovvero per sempre, senza poter amare nessun altro.
E - Fare bambini per vedere di migliorare in qualche modo un rapporto di difficile convivenza. Così la donna si occuperà tutta la vita dei figli e l’uomo impegnerà tutto il suo tempo per riuscire a dar loro il necessario.
Nel film è prevista una scena in cui la protagonista, semiasfissiata dal proprio ruolo di moglie, decide di fare un bambino e si confronta con la fierezza della madonna, a sua volta è incinta, niente meno che di dio.
Avverto nello sguardo del guardiano un’ammirazione esagerata e chiedo cosa si prova a convivere con un capolavoro.
Lui risponde che trascorre 24 ore al giorno con l’affresco perché da quando ha visto la prima volta La Madonna del Parto se ne è perdutamente innamorato e ha deciso di vivere con lei.
Pensando come logica la mia incredulità, il guardiano scosta la tovaglia dell’altare e mostra un materasso con tanto di lenzuola, cuscino e coperte.
Poi con enfasi tutta toscana schiarendosi la voce aggiunge “Sì, puoi pure scriverlo che il guardiano della Madonna del Parto non cercherà mai altra donna, perché ha deciso di offrire tutto il suo amore a questa meravigliosa creatura.”

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Ho portato a lungo dentro di me la dolcezza dello sguardo del guardiano del capolavoro di Piero della Francesca.
Era forse il sublime e delicato abisso della composizione del quadro o la maestosità della Madonna ad aver affascinato il guardiano? O piuttosto quell’immagine che esprimeva il massimo mistero che l’universo contenga e cioè la riproduzione, attraverso la donna della vita stessa?
Il guardiano ha forse avvertito l’estrema importanza di giacere accanto a un capolavoro e gli ha offerto il corso stesso della sua vita.
Ci siamo lasciati stringendoci la mano e il suo palmo era rovente, pensate, rovente di passione per un affresco. Mi è tornata alla mente una delle frasi più importanti di Franco Basaglia, lo psichiatra che ha osato smascherare la vergogna dei manicomi dal fitto sipario di ipocrisia dietro cui si è nascosta per quasi due secoli.
“La follia, come la saggezza è parte costitutiva e fondamentale della persona umana. Si tratta non di eliminare la follia, ma di tramutarla in creatività.”

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Monologo di un clown


Il dolore amoroso conduce al bisogno di creare.
Io, clown senza trucco, a te che dici di soffrire per amore,
do’ il benvenuto nel mondo della creatività.
Ora sei un giocoliere del mistero, potrai afferrare i pianeti
con le mani e farli danzare nell’aria, uno dopo l’altro, miracolosamente.
Con uno sguardo, potrai comunicare storie infinite.
Io, clown senza trucco, ti spingo tra le braccia dell’aurora.
Potrai cullarti nell’azzurro e perderti nei tramonti.
Sono poche le persone che entrano nel territorio della creativita’,
dove ogni magia diviene naturale e il sonno di un bimbo
e’ più leggero dell’ombra che lo avvolge.
Ti vedo, dietro i tuoi pensieri,
mentre corri, bambina, sulle rive del tuo stupore
e cresci al sole dei desideri, giovane e bella
muovendoti in una danza che sembra non aver fine.
Ma d’improvviso ti ha inghiottita il gorgo delle illusioni
e ti sei staccata dal mondo
persa per un attimo nell’abisso dell’angoscia.
C’è qualcosa di simile all’eternità’
nella tua assenza
e a volte, per sentirti viva,
canti.
Ora, io, clown senza trucco, posso avvicinarmi a te
e seminare sorrisi nei tuoi sguardi.
Mi riscalderò al fuoco della tua innocenza ritrovata,
contemplando il fluire dei tuoi pensieri
Insieme a me anche altri, finalmente,
potranno entrare nei tuoi sogni
alla ricerca di una prova,
anche una sola
che oltre l’esistenza c’e’ la vita
e oltre la vita solo amore”.

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Desidero condividere con i lettori del Diario questa presentazione di LETTERE DALLA KIRGHISIA che è riemersa grazie a Flora che me ne da solo oggi testimonianza.

caro Silvano,
anche se non sono passata al cinema ultimamente, ti ho pensato.
ti mando il resoconto che avevo scritto quando ti ho visto per la prima volta ad una presentazione delle tue LETTERE DALLA KIRGHISIA-.
bacio
flora
Affiancato dal regista Carlo Lizzani, Agosti ha composto con le sue parole dolci, in contrasto con il suo aspetto a prima vista burbero, un affresco che ha rapito e commosso tutti i numerosi presenti, accalcati nella sala delle presentazioni di Feltrinelli, presso la Galleria Colonna.
«Io –ha dichiarato Lizzani, introducendo la presentazione del collega ed amico- ho perso ogni speranza. Non so se tu ci credi ancora.. per me l’uomo è una belva incurabile! Il 900 è stato un secolo di catastrofi. Mi auguro che i giovani non sentano più l’odore di sangue del 900». E poi, in modo piuttosto provocatorio: «Questo libro non verrà dall’ultima speranza terzomondista? Da quell’idea che la palingenesi dell’umanità debba venire dai luoghi più “arretrati” e non dai più tecnologizzati, nonostante la metropoli abbia vinto?? E che succede se questa società cosiddetta pura, poi si contamina? Dove si va cercare la speranza del futuro?? »
«La speranza è un cavallo pigro. –Ha risposto con calma lo scrittore - Io preferisco muovermi sulle certezze. Inoltre non c’è bisogno di essere così disperati da ridursi alle speranze. Non c’è niente di tragico e mediocre , c’è solo un modo tragico e mediocre di vedere la realtà. Le mie certezze sono poche ma salde. Ad esempio che l’uomo nasce nel desiderio profondo di essere nella propria autonomia, come il bambino di pochi mesi che cerca di prendere il cucchiaio dalla mano della madre e di imboccarsi da solo. L’uomo è come chi è stato bastonato ore e ore e si rialza e si rimette a ballare».
«Voglio descrivere questo paese che ho visto nel cuore di ognuno- ha continuato il regista de “Il giardino delle delizie”-. La mia è stata una grande rivelazione. Diventando un intenditore dell’animale uomo, ho capito che avevo di fronte un capolavoro, chiunque fosse, anche se poteva aver subito dei gravi danneggiamenti, messo a dura prova da una cultura feroce e ottusa che non vuole esseri umani ma prodotti. Non possiamo valutare appieno la nostra preziosità anche consapevole, figuriamoci quella inconsapevole. Come la preziosità della vostra presenza qui». Agosti ha osservato con sguardo affettuoso la platea e ripreso: «Bisognerebbe trattare gli altri con la consapevolezza del capolavoro che sono. Ad esempio, se vi cascasse un Van Gogh sulla testa non lo gettereste mai per terra, ma lo riappendereste con cura e rispetto alla parete. Non esiste energia più potente al mondo della gentilezza. Se qualcuno scopre questo, come in Kirghisia…La bontà non è una virtù ma un tonico e un vasodilatatore!
Ovvero chi pratica la bontà digerisce bene, difficilmente si ammala… Bisogna lanciare un ponte verso gli altri e con la gentilezza approda sempre sulla riva giusta. Io, per esempio, li tocco i miei vicini di casa!! Li abbraccio! Li stano dalle loro paure!».
In sala c’erano perfino dei ragazzi seduti per terra e, nel complesso, erano presenti persone di tutte le età.
«Certo -lo scrittore fa una piccola pausa e riprende-, appena l’uomo diventa autonomo, cioè verso i 5, 6 anni, viene messo nel trafilatoio, cioè a scuola, dove deve stare seduto per ore…imparare a non esserci. E se per caso rimane intatto, ecco che deve trovare lavoro. A questo punto se non lo trova è angosciato e se lo trova è angosciato perché non vive più ed inoltre è angosciato di perderlo!! Il capolavoro non è distrutto, ma quasi.. Io sono fuggito da questa cultura a 17 anni. Tutti gli adulti che mi circondavano erano infelici. Avevo visto Charlot, povero e felice e allora ho deciso di andare a Londra a vedere dove era nato ed ho visto che era una zona miserabile proprio come la mia. E’ in quel periodo che ho deciso che non avrei mai lavorato più di tre ore al giorno. Mi ricordo che facevo di tutto per trovare un lavoro che mi permettesse di farlo.“
Sui volti dei presenti è comparso un piccolo sorriso mentre l’autore de “Il semplice oblio” (2003) era ormai padrone delle emozioni condivise nella sala. «Io faccio festa quando la storia si veste a lutto come in questo periodo in Italia. Perché la storia è fatta di flussi e riflussi e più grande è il flusso, più lo sarà il ritorno. Costoro stanno preparando un flusso straordinario. Non bisogna avere fretta. Io ho imparato dai bambini la cultura del grande presente. Ho sconfitto la triade del presente-passato-futuro, che fa parte della grande truffa, e vivo in un gigantesco presente in cui il giorno diventa eterno. Sparisce questo miserabile tempo del “non ho tempo, ho troppe cose da fare” ».
«Ma allora questa Kirghisia esiste o no? A molti di noi sembra più che altro una favola..» ha domandato Lizzani.
«Tutto ciò che è fiabesco è reale.- Ha risposto Agosti- Dubitare dell’esistenza della Kirghisia vuol dire dubitare della propria stessa esistenza. E’ come dire “io esisto..è tutto qui”…Io vivo la Kirghisia come un sentimento reale. E’ un posto dove gli uomini hanno realizzato il desiderio universale di essere sereni dalla mattina alla sera. Non dico felici perchè questa è una parola che ha fatto percorsi tragici e spericolati che l’hanno resa randagia. Quello della serenità è un progetto universale, non individuale e si basa sul fatto che l’uomo è qualcosa di portentoso. Bisogna chiedersi “Oggi quante ore sono stato sereno? 12? Allora ho cominciato a vivere”».
«Le tue parole- è intervenuto Lizzani- non sono semplice anarchia. E’ un discorso che serve come riverbero per far tornare la speranza che io stesso avevo perduto e che dopo stasera…devo ammetterlo, tu mi hai riaccesa!!»
A questo punto sono iniziate le domande del pubblico su come fosse possibile realizzare un simile progetto in una società come la nostra. “Io lavoro 13 ore al giorno e sono qui perché voglio cambiare la mia vita- ha dichiarato una ragazza”.
«So perfettamente che non è facile. – Ha risposto lo scrittore con sguardo di chi comprende- Non è facile restare saldi nella propria convinzione.Bisogna fare propria la logica infantile: i bambini sono così, non li compri a nessun prezzo! Così la decisione di non sottomettersi mai e a qualsiasi costo è il primo passo verso una condizione di libertà.Non è la quantità di denaro a produrre serenità, ma la fantasia che si applica nel modo di usarlo. D’altra parte la legge della quantità non mi interessa. E’ la legge dei dittatori che vogliono avere le piazze piene!».
La serata si è conclusa con il classico rituale delle dediche sui libri appena acquistati. Silvano Agosti chiedeva il nome del proprietario del libro e poi lo guardava intensamente negli occhi per trovare l’ispirazione di frasi misteriose che hanno lasciato molti con il fiato sospeso, forse perché, come si legge nelle “Lettere”, “Ogni estraneo è la parte sconosciuta di noi che il destino ci offre”. Tra i presenti qualcuno aveva fretta ma nessuno è andato via prima di aver stretto, riconoscente, la mano a Silvano.

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Credo che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile”.

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A tutti gli amici che minacciano di farmi dei regali chiedo di andare presso una qualsiasi libreria Feltrinelli, acquistare una copia di Lettere dalla Kirghisia e regalarla alla prima persona incontrata nella via con sul viso l’espressione misteriosa e profonda di un essere umano.


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Come è ormai noto ho avviato presso le Nazioni Unite la richiesta ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
Ecco il primo messaggio
Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea di osservare la condizione umana e sono giunto alla conclusione che l’essere umano è la realtà più sottovalutata, più negata, più sfruttata e più sciaguratamente sottomessa del pianeta.
Con l’adesione di molti iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario “proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio dell’Umanità” da parte di un Ente planetario, come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte e della natura. Chiedo ufficialmente che tale richiesta venga presa in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.
Silvano Agosti
Ho ricevuto una gentile risposta da parte di una Funzionaria dell’Unesco che mi ha inviato un modulo che va compilato a dimostrazione che la realtà per cui si richiede la definizione di “Patrimonio dell’Umanità” ha effettivamente un valore che giustifichi una tale definizione.
Quindi ora mi metterò d’impegno cercando di dimostrare alla commissione preposta che l’essere umano effettivamente… è, anche solo come macchina biologica, il massimo capolavoro che la natura abbia finora raggiunto. Cari amici Vi terrò informati

 


MESSAGGI PERMANENTI
Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio dell’Umanità”.
Ho ricevuto molte mail di assenso a questi intenti, chiunque voglia associarsi mi scriva a questo indirizzo silvanoagosti@tiscali.it
Chiunque può aiutare il raggiungimento di questo obbiettivo si metta in contatto con me silvanoagosti@tiscali.it
Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre di Pisa o il Pantheon nominati “patrimonio dell’umanità”, l’essere umano diverrà intoccabile. Qualsiasi intervento su di lui dovrà tener conto che quando una realtà viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità” diviene inalterabile. E allora finalmente sì capirà e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati, i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa, il marito etc. L’essere umano potrà esprimere a livello mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati. L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”, troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino a 18 anni, procurargli un’abitazione che lo renda indipendente dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre forze di alleati della vita con lo scopo di far attribuire all’essere umano la qualifica di “Patrimonio dell’umanità” e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare la dignità di questo capolavoro della natura che è appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio e di potere.

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UN’ALTRA NOTIZIA. LA SOLA CHE I TELEGIORNALI DOVREBBERO DARE OGNI GIORNO ALL’INIZIO DI OGNI TELEGIORNALE O GIORNALE RADIO E’:
“SIGNORI E SIGNORE, COME POTETE CONSTATARE ANCHE IN INTERNET ATTRAVERSO GOOGLE, ANCHE OGGI, COME OGNI GIORNO, MORIRANNO DI FAME 35.000 BAMBINI.
DANDO QUESTA NOTIZIA GLI ABITUALI NECROLOGI FINTO PATETICI DEI TG RIVELEREBBERO TUTTA LA LORO IPOCRITA FUNZIONE.

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Desidero offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.



OLOCAUSTO

Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero i morti.

E il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo'.

'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.

Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale.

Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano lo sguardo in altre direzioni.


Ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto è un mito”, è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.

L’obiettivo che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.

Sii un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!

 

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