Via degli Scipioni, 82 Roma | tel +39.06.39737161

 


Silvano Agosti
» Biografia
» Interviste
» Analisi dei film


"DiarioAzzurro"
» Leggi il nuovo diario
» I numeri precedenti
» Come ricevere il "Diario"
gratuitamente





 

 


Cinema Azzurro Scipioni
Orario e Programma

Storia della sala
Galleria fotografica
Noleggio film 35 mm
Info e-mail

» Piccolo Cinema Paradiso Brescia
Orario e programma

» Supporto tecnico
- Problemi acquisti online








» Catalogo internet
LIBRI di Silvano Agosti
DVD di Silvano Agosti




OFFERTE SPECIALI
» CATALOGO LIBRI e DVD



NOTA BENE: PER GLI ORDINI EFFETTUATI DAL 01.08.2008 LA PRIMA CONSEGNA ALLA POSTA E' PROGRAMMATA PER IL 08.09.2008.


 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

» DIARIO AZZURRO n.236 del 14.05.2008

di SILVANO AGOSTI

Primavera di Budapest

Se mi chiedessero cosa emerge più frequentemente dai molti incontri con le persone che quotidianamente si confidano e chiedono un parere o un pensiero su ciò che accade loro, senza dubbio direi che nella maggior parte dei casi il disagio emergente è relativo al fatto che nessuno sta vivendo il proprio destino.
Molto spesso il passaggio dalla dipendenza nei confronti della famiglia, alla dipendenza nei confronti di un eventuale datore di lavoro, produce forti amarezze e un comune sconforto.
Credo proprio sia importante creare uno spazio tra la fine dell’adolescenza e l’inizio della giovinezza, un investimento di almeno due o tre anni da impiegare esclusivamente in un percorso di conoscenza del mondo.
Si tratta veramente di organizzarsi per andare in altri paesi e arricchirsi di un confronto tra il conosciuto e l’imprevisto. Consumare come un nettare prelibato l’emozione dei mille incontri, sentendo crescere dentro, inesauribile, il fluire dell’energia vitale.
E’ un grave errore l’idea di “cercare un lavoro” al termine ad esempio di una esperienza di diploma o anche di laurea.
Ieri sera è venuto al cinema un ragazzo di ventitre anni e ha raccontato con lo sguardo che andava via via diventando sempre più lucente che era di ritorno da Budapest e che quella città gli aveva dato emozioni così intense da fargli decidere di tornare là al più presto.
Una casa in affitto pare costi sui 200 euro e a suo parere la magia del Danubio che scorre solenne è un’esperienza impossibile da raccontare ma anche impossibile da dimenticare.
“Figurati che magari stai camminando in una strada silenziosa e deserta, vedi una porticina che si schiude, entri e ti trovi in un posto immenso con alcune centinaia di giovani che dialogano, si prendono una bibita, senza musiche assordanti, senza disperazioni striscianti, da coprire con il chiasso della musica.”
Allora ho chiesto che progetti aveva rispetto a una città con una lingua sconosciuta, così diversa dalle sue precedenti esperienze.
“Ma parlano tutti l’inglese e poi io voglio solo starmene lì finchè non avrò chiaro nella mente cosa fare qui e allora tornerò, con abbastanza Danubio negli occhi e gestirò il mio destino. Mi basta la sensazione di voler trovare la forza di essere il solo autore, nonché il solo responsabile del mio destino.”
Mi è sembrato un discorso da riferire e infatti lo sto facendo nella certezza che la determinazione raggiunta dal ragazzo ventitreenne possa ispirare
Il maggior numero di persone a riflettere sulla propria condizione e farsi dono di una responsabilità precisa sull’andamento della propria vita.

**********************************************************


Il caro amico Umberto Rondi mi ha suggerito, con riferimento al trentennale della legge Basaglia sulla messa fuori legge dei manicomi. Di pubblicare alcuni passaggio di una bella intervista sul tema.

13 MAGGIO 2008: 30 anni dalla legge Basaglia

CINEMA E FOLLIA. INTERVISTA CON SILVANO AGOSTI AMICO DI BASAGLIA E AUTORE DI NUMEROSE OPERE DEDICATE ALLE PERSONE MALATE DI MENTE, TRA CUI “ LA SECONDA OMBRA” ISPIRATO PROPRIO A BASAGLIA

Chi era l’uomo Basaglia, come lo hai conosciuto?
‘’Era una persona serena e, come i fiumi e come la vita, incapace di fermarsi. Era una persona estremamente gradevole da frequentare e si leggevano sul suo volto solo tutte le ammaccature della mediocrità circostante, dell’ambiente, della cultura italiana con quella sua ottusità programmatica, con la sua indifferenza pachidermica , con la sua ipocrita volontà di innovare conservando sempre tutto persino le carte stracce, gli stracci, il passato, con le sue lotterie, i suoi campi di calcio pieni di poveri Cristi. Aveva sul volto soltanto queste tracce, ma per il resto era sicuramente un bambino cresciuto .’’


Un oblio dovuto più alla personalità di Basaglia o alla realtà esterna?
‘’Ho voluto far riemerge dall’oblio il nome di Franco Basaglia. Un oblio dovuto al fatto che questa attuale cultura,la cui ferocia è senza pari non gradisce tutto ciò che si riferisce alla vita. Ciò che è vitale è fastidioso per un territorio economico e quindi Basaglia appartenendo in modo totale alla vita va dimenticato”.


Basaglia non era in fondo un po’ utopista?
‘’Prima di tutto il progetto di Basaglia non era un’utopia perché in parte si è realizzato. Cioè che 148.000 persone che vivevano legate ai letti con le camice di forza e venivano picchiate sistematicamente tutti i giorni , subivano l’elettroshock e morivano a grappoli oggi non sono più recluse’’.


Fino a pochi anni fa era aperto, per fare un esempio, il manicomio di Agrigento un posto terribile, come è stato documentato…

‘’Adesso non esiste più, perché qualsiasi manicomio è fuorilegge. L’originaria legge 180 che poi è stata assimilata dalla riforma sanitaria è in vigore da molti anni ma molti ancora non sanno che non è più possibile come allora che una persona venga presa portata in manicomio e tenuta lì per trent’anni. Ti possono tenere due settimane massimo poi devono dare una diagnosi e farti uscire. Ci sono i cosiddetti Cim, day hospital, quelle ASL che hanno questo compito di ricevere queste persone in zone che si chiamano ‘’di riabilitazione’’ che vengono esaminate, curate, aiutate ma non c’è più la reclusione. Ci sono dei residui di manicomi, qua e là, spesso per i cosiddetti ‘’cronici’’ che sono in genere delle persone molto anziane per cui fra un po’ di tempo questi saranno morti tutti per cui i manicomi saranno completamente vuoti.’’


Il problema è che una volta usciti dai manicomi questi malati si sono ritrovati spesso nel nucleo famigliare d’origine creando talora degli effettivi problemi.
‘’Per prima cosa direi che è la famiglia stessa che molto spesso ha condotto sull’orlo della follia queste persone…”
Tu consideri dunque la follia come un supporto sociale diciamo ‘successivo’ in una persona, non un’anomalia originaria ed innata…
‘’Intanto il numero delle persone che possono essere soggette a delle reali anomalie mentali è talmente esiguo che si risolverebbe con un solo ospedale in tutt’ Italia…Il problema è che negli ex-manicomi ogni malato rendeva ogni giorno l’equivalente di cento euro di oggi, e quindi venivano reclutate il più possibile malati, gente disoccupata, alcolizzati…tutti i manicomi erano stracolmi. Ogni manicomio poteva contenere, mille, duemila talvolta anche più ricoverati…sa basta fare duemila ricoveri per cento euro fa duecento mila euro al giorno. Li liquidavano con una fetta di mortadella e due savoiardi,ed ecco fatto, duecentomila euro al giorno! Era un business.


E’ cambiata la tua idea di malattia mentale dai tempi di ‘’Matti da slegare’’?
‘’Io non credo che la malattia mentale sia diversa dal raffreddore, o dalla peritonite. La malattia mentale ha la dignità di qualsiasi altra malattia, certo ci può essere una follia squallida ed una ricca, saggia. Ma, invece, quando la malattia diventa un mercato probabilmente è molto importante che ci siano milioni di persone che prendono l’influenza e allora magari le case farmaceutiche studiano un virus dell’influenza che mettono forse in qualche cibo in modo che così hanno un mercato, capisce…perché dopo potranno produrre il vaccino contro l’influenza. Siccome io non mi fido per niente di questi regimi che in questo momento governano il mondo, immagino che possano fare qualsiasi cosa pur di creare dei mercati e a suo tempo anche la malattia mentale è stata un mercato perché in un centro urbano tutta la città viveva economicamente sul manicomio…duemila persone a cui dar da mangiare, per esempio i negozianti facevano affari d’oro…


Cosa è cambiato nella società rispetto al rapporto con la malattia mentale dai tempi di “Matti da slegare” (’75) a “La seconda ombra” (2000)?
“La situazione è molto cambiata. Ai quei tempi il rapporto con la malattia mentale praticamente non esisteva. Oggi esiste una cultura diversa, il rapporto c’è anche se c’è il terrore di guardare se stessi di tanti- l’assurdità di tanti comportamenti e situazioni della propria vita scoprirsi un po’ insani di mente, dallo stress semicronico alla frequente e triste audodistruttività della propria vita quotidiana. E’ chiaro allora che la persona con un disturbo mentale può venire allontanata ‘da sé’, anche solo come idea, non dico ricerca; o stigmatizzato, isolato, come forma di autodifesa, scarico, rimozione. E’ un confronto con sé stessi, prima che con una persona che possono risultare difficili e problematici anche se spesso vitali”.


Perché si è parlato molto di questo film ma lo si è visto poco? Perché non ci sono come all’estero delle sale pubbliche anche per un cinema come il suo?
‘’Io amo molto l’idea di rappresentare sempre di più la vergogna di questa cultura. Mi piace molto l’idea di andare avanti a creare delle opere e di lasciar pure che questa società non ne fruisca così come si lascia sbagliare un figlio. Probabilmente gli aggregati sociali hanno bisogno di trascurare gli aspetti forse più importanti che sono la creatività e la poesia e quindi io ho fatto un film come espressione massima della mia vitalità sicuro che se non è adesso sarà tra cinquant’anni tra duecento anni, sicuro che sto dialogando con una parte vitale dell’umanità. Che poi i regimi attuali si frappongono fra la mia voce e l’ascolto di questa parte vitale dell’umanità questo non è problema mia però io sono sicuro che il mio dire, il mio rappresentare , le mie immagini arriveranno allo sguardo di milioni di persone non so quando e non so neanche come, però lo sento. Questo non mi emozione di più di quanto quell’albero lì sappia ogni giorno milioni di persone lo vedono, non è che per questo lui si esalta, dice tanto peggio per chi non mi guarda. Quindi non è che io mi esalto al pensiero che milioni di persone possano vedere i miei films , lo trovo assolutamente naturale, semmai mi sconcerta il fatto che milioni di persone oggi non possano vedere i miei films , grazie anche a dei guardiani molto ferrei del regime’’


Che cosa è stato il ‘dopo Basaglia’?
‘’Esattamente quello che è un set quando si sono spente le luci. Una volta sparita la luce Basaglia il set della psichiatria è altrettanto malinconico di qualsiasi set quando vengono spente le luci . Per questo io uso il sole, perché il sole non si può spegnere, allora il mio set rimane sempre illuminato.’’


Quindi diciamo l’evoluzione dell’idea di Basaglia a che punto è arrivata..?

‘ E’ molto meglio accorgersi che questa società è contro l’essere umano e cercare di costruire un’altra società dove il pensiero di Basaglia sia non solo normale ma ovvio .’’

UMBERTO RONDI

*************************************

Ecco un altro breve stralcio della tesi di Gabriella Virgillitto.

Cap III
Il Cinema clandestino di Silvano Agosti


Il cinema è un atleta
Il cinema è portatore di idee
Il cinema è una visione del mondo
Ma il cinema è un malato
L’industria gli ha gettato
Negli occhi una manciata d’oro…
Abili imprenditori con storie lacrimose
Ingannano la gente


V. Majakowsky

Nell’affrontare un’analisi dei film di Silvano Agosti, non si può prescindere dal considerare il rapporto unico che questo autore ha con il cinema. Abbiamo già definito Silvano Agosti come un “autore totale”, nel senso che egli è contemporaneamente esercente, produttore, sceneggiatore, regista, montatore, dei suoi film, che vengono proiettati perlopiù nel cinema di cui egli stesso è proprietario. Questo autore ha sperimentato l’invadenza dell’industria nel cinema e ha preferito tirarsi fuori dai meccanismi della grande produzione e distribuzione, portando avanti un’idea di “cinema di condominio”, un cinema che chiunque può far proprio, magari proiettando a casa propria i film che più ama e che gli altri condomini potrebbero andare a vedere; si tratta di autogestione della propria creatività, patrimonio di ogni essere umano e che invece, nell’ottica di una società altamente industrializzata, diventa appannaggio di pochi eletti che producono merce spacciandola per arte, lasciandosi lusingare dal desiderio di successo e di soldi.
“Io ho sempre prodotto i miei film senza denaro, questo perché, secondo me, produrre con il denaro è un’umiliazione; anche un cane con un pacchetto di denaro in bocca può produrre un film, basta che arrivi scodinzolando a Cinecittà con un biglietto in bocca con su scritto:”io ho i denari, voglio produrre un film” ed ecco che un cane diventa produttore, ed ecco perché quasi tutti i produttori sono a livello di un cane, non esiste più il produttore geniale che va cercando autori geniali, che li promuove, produce, in cambio ci sono questi poveri, squallidi personaggi che pensano sempre di giocare alla lotteria facendo un film, insomma lo fanno solo per soldi.
A me sembra che quasi tutto questo non abbia niente a che fare con l’arte” .

La figura dell’autore in questo senso si distingue anche da quella dell’artista che per Silvano Agosti si riveste di un ruolo “degenerante” proprio perché lascia che la propria libertà espressiva scenda a patti con il potere e con il denaro. Piuttosto che mutilare il proprio desiderio di libertà Silvano Agosti ha preferito esprimersi in un territorio di clandestinità, in quanto nessun autore può essere libero se si esprime attraverso l’industria.
“L’artista, inteso come ruolo, è degenerante, come qualsiasi ruolo; invece l’autore diventa autore non soltanto della propria opera ma anche di se stesso e del proprio destino.
L’artista in questa società viene considerato una specie di folle tollerabile perché in fondo si limita a dipingere quadri o a scrivere libri, va sorvegliato e a volte anche ucciso come capita con Pasolini, ma in linea di massima viene tollerato, è consentito, per esempio, che lui non si sottometta alla schiavitù del lavoro; invece l’autore è innanzitutto non solo autore del proprio destino, ma anche autore della propria creatività, quindi è molto più difficile sottometterlo, in quanto l’autore è libero di esprimersi, al contrario dell’artista deve soggiacere a una serie di norme, la sua libertà permane fintanto che il suo percorso creativo è più corto del guinzaglio che gli hanno messo, ma se osa andare aldilà il guinzaglio lo strozza. L’autore non ha guinzagli, però in questa società, ripeto, è costretto a muoversi nella clandestinità, altrimenti viene censurato”

Risulta più facile adesso comprendere la ragione per la quale Silvano Agosti non può affidare a nessun altro alcuna delle fasi creative dei suoi film, sarebbe paradossale, a questo punto che l’autore affidasse dati creativi fondamentali del film, come la fotografia, il montaggio o l’organizzazione stessa del film a qualcun altro. Silvano Agosti vuole ridare alla creatività cinematografica, la stessa totalità che ha la creatività nella pittura, nella scrittura, nella scultura e persino nell’architettura,
“Se Giotto avesse avuto un disegnatore di linee, un organizzatore di masse armoniche, un montatore e poi fosse andato lì a dare il tocco creativo, il campanile non sarebbe di Giotto, ma anche di Giotto. Credo che questa promiscuità creativa sia letale per il cinema, e invece sia molto fruibile e funzionale per l’industria, per il discorso del prodotto che va confezionato nel più breve tempo possibile e deve rendere il maggior denaro possibile. Ma questo non c’entra niente con il cinema” .
Il percorso creativo di Silvano Agosti, fondamentalmente, parte dal desiderio di abbattere la figura “sinistra che è l’artista” e di proporre una riscoperta di quanto fondamentale sia la creatività in ogni essere vivente. Quindi abbattere il muro che c’è fra chi crea e chi fruisce, fra lo spettatore e l’autore. “Ci deve essere un territorio di autori, ognuno dei quali fruisce dell’autorevolezza e dell’esclusività di ognuno. Perché così ognuno diventa non soltanto autore delle proprie opere, ma anche, ed è ciò che maggiormente conta, autore del proprio destino. Questo è il mio sogno creativo. Ed è un sogno, non a caso, che ha una forte convergenza di creatività, di sensibilità espressiva, ma anche di coscienza politica. Sogno una comunità umana dove ogni persona è talmente se stessa, che non c’è più bisogno di creare delle opere, perché la creatività serpeggia talmente in ogni dove che è inutile creare” .
Alludendo ad un’umanità dove ogni persona è perfettamente creativa e cioè è se stessa.
“La presenza di pochi artisti è, secondo me, sintomo di un’umanità corrotta, un’umanità non corrotta sarebbe innanzitutto una società che consenta a tutti di avere il necessario: una casa, cibo gratuito al ristorante, poco lavoro, massimo tre ore al giorno, tempo cioè per vivere; nel momento in cui questo avvenisse la creatività non solo diventerebbe un patrimonio comune ma una caratteristica comune, sarebbe come una prateria in cui ci sono infinite forme di fiori, tutti diversi, certo, ma tutti ugualmente essenziali, perché tutti partecipano a creare un’immagine incantevole, mentre questa società, così com’è è qualsiasi cosa meno che incantevole” .


****************************************************************************

Stanno andando in onda su Rai TRE i miei brevissimi filmati sul 68’.
Il progetto è il seguente. Realizzare 52 film di due minuti ciascuno, capaci di testimoniare l’incredibile vitalità che ha caratterizzato quel periodo.
Ogni breve filmato dovrebbe essere mostrato insieme ad altri dodici nei momenti più diversi della giornata e, alla fine di tre mesi di programmazione i dodici filmati si uniscono in una struttura di trenta minuti e così di trimestre in trimestre fino a celebrare per un anno non soltanto il sessantotto, ma i nove straordinari anni che vanno appunto del 68 a 78.
La trasmissione è intitolata “40 anni di Oblio”.
In genere va sicuramente in onda al mattino tra le otto e le nove insieme alla tramissione “La storia siamo noi”.

***********************************************************

 

 

 

©2008 Edizioni l'Immagine s.r.l. | Tutti i diritti riservati