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DIARIO AZZURRO n.240del 17.06.2008
di
SILVANO AGOSTI
Forse
varrebbe la pena di dare la vita perché i miei simili potessero
davvero smettere di credere e adorare entità remote, divinità
irraggiungibili e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha
di fronte a se, chiunque egli sia.
Pensare come questa massa immane di energia potrebbe ridare tensione
vitale agli esseri umani, immaginare una umanità intenta
a scoprire la propria preziosità.
Scrivo queste cose mentre dalle finestre entrano le urla di gioia
e di partecipazione dei tifosi per la vittoria dell’Italia
sulla Francia.
Sembrano per poche ore tornare tutti italiani e tutti amici e tutti
pazienti di fronte a qualsiasi affronto. In questo gaudio comune
per una partita di calcio si esprime la speranza che gli esseri
umani possano riconoscersi, un ad uno, come il progetto più
perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni.
Non ci sono più, per alcune ore tifosi di questa o quella
squadra, pronti a divorarsi in altre circostanze, sono invece tutti
uniti nel vivere in profondità la vittoria dell’Italia.
Dunque esiste la possibilità di ritrovarsi, insieme, a festeggiare
la gioia comune di essere vivi, di sentirsi finalmente rispettati
dalla socità e dal destino.
Questa sera nelle vie di Roma non c’è più dissidio
o sospetto nei confronti degli extra comunitari che, nell’ebrezza
di una partita vinta, divengono anch’essi esseri umani, degni
di essere abbracciati e accomunati nella passione per il calcio.
Domani torneranno le divisioni, gli insulti, le bravate in automobile
per suscitare sdegno tra i buoni borghesi, tornerà a vagare
negli sguardi di ognuno il sospetto di essere solo sfruttati, qualsiasi
sia il lavoro, la certezza furiosa di essere martoriati qualsiasi
sia la tassa imposta dallo Stato.
Ma intanto fino a tarda notte, la festa della vittoria rende possibile
e reale la fratellanza tra avversari, tra le varie etnie, tra tifoserie
altrimenti spietate e senza alcun freno.
Intanto, fino a tarda notte sarà un piacere per me immaginare
che un simile tripudio possa un giorno celebrare la fine dello sfruttamento
dell’uomo sull’uomo, l’inizio di un tempo di libertà,
capace di consentire a tutti, ma proprio a tutti di beneficiare
dei prodotti della terra, del tempo per vivere,
e soprattutto della possibilità di scoprire la propria e
l’altrui preziosità.
Ingenui e illusi i tifosi, ingenuo e illuso io, ma ambedue godendo
il fluire della notte nel turbinio dei clacson che per loro significa
la vittoria di una partita di calcio e per me la vittoria della
vita sull’esistenza.
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Oggi
sono stato invitato da alcuni amici a partecipare ad una partita
di calcio. Erano cica vent’anni che non giocavo. Mi sono ritrovato
a godere
una lunga partita, anzi due. La prima l’abbiamo vinta 2 a
1 la seconda 6 a 5.
Io ho giocato un po’ come portiere e un po’ come terzino
e sono stato ammirato dalla gentilezza e la soavità con cui
le altre dieci persone partecipavano al gioco.
C’era, tra giocatori, peraltro non più giovanissimi,
anche una ragazzetta di forse 17 anni, brava, agile e spericolata
che correva qua e là con grande destrezza.
Poi d’incanto il pallone è sparito e io immaginavo
di seguire il gioco come se fosse una danza, senza vedere il pallone
e allora ho capito per la prima volta che forse le decine di migliaia
di tifosi che si recano allo stadio, o i milioni di spettatori che
seguono le partite alla televisione, sono inebbriati da questa danza
e anche loro, forse il pallone non lo vedono più e si lasciano
soggiogare da quel ballo inspiegabile e ordinato che disegnano i
giocatori percorrendo in geometrie misteriose il grande rettangolo
verde.
Vedere gli adulti che giocano, un miracolo che infrange la feroce
obbligatorietà del lavoro. Il gioco come riscatto e come
promessa di un tempo in cui tutti potranno avere il privilegio di
giocare, non importa a che età. E dal gioco alla creatività
il percorso è breve, Immaginare un’umanità creativa,
oltre che produttiva e il mio sogno preferito.
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Anche Giacomo Leopardi ha tentato di trasfiguarare in poesia il
gioco del pallone. Ecco alcuni versi, a mio parere alquanto infelici,
con cui il grande poeta celebra la vittoria di un campione del calcio.
Di
gloria il viso e la gioconda voce,
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s'alla veloce
Piena degli anni, il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l'echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell'età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.
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Mi
appassiona il seminario, peraltro breve e conciso, che tengo ogni
lunedì al cinema Azzurro Scipioni, dalle 18,30 alle 19,30.
Si tratta di una serena ricerca di come poter superare gli ostacoli
che si frappongono tra il desiderio di un progetto e la sua realizzazione.
Cerco per la prima volta di cancellare ogni traccia di insegnamento
a favore di un contributo collettivo di ricerca della soluzione
e della verità di questo problema.
Spesso infatti le persone si sentono “paralizzate” si
fronte a una decisione da prendere, come ad esempio ben esprime
questa mail che mi manda
Andrea [dede980@alice.it]
Gentile
Silvano,
scrivo queste brevi righe ispirato dalla mail del ragazzo sull'ultimo
numero del "DiarioAzzurro"; ho 28 anni ed una grandissima
passione per l'arte teatrale, amore viscerale che mi ha portato
nel passato a costituire un gruppo di amici teatranti con cui ho
vissuto splendidi momenti di vita! Il lavoro, grazie a Dio, mi permetteva
di supportare economicamente tutti i "grilli per la testa"
che mi son balzati in mente fino ad oggi: spettacoli, approfondimenti
e studi, letture, ecc.
Ora però ho ancor più sete, sento che questo capitolo
deve essere chiuso per iniziarne un altro ancor più profondo
e profiquo; difatti da tempo sto progettando di lasciare il lavoro
per dedicare un pezzo di vita ad esperienze all'estero, in particolar
modo vivendo l' Australia!
Sinceramente la situazione personale è ottima: vivo solo,
non ho legami affettivi ne restrizioni di papà e mamma, ho
discreta stabilità economica, però...ho la paura!
Lei, la maledetta fifa di lasciare il "certo" per l'incerto...di
abbandonare un posto di lavoro "a tempo indeterminato"
(che, per giunta, non mi soddisfa più) per un progetto che
potrebbe comunque andare male, pergiunta in un periodo di instabilità
economica come quello che viviamo, in cui lasciare un luogo di lavoro
comunque sereno e goliardico come quello che vivo (siamo tutti giovani)
significherebbe non ritornanrci più !!
Lo so che probabilmente la situazione potrebbe far ridere (detto
ad un Indiana Jones come lei, sicuramente la farà sbellicare),
ma c'è un freno, un ultimo piccolissimo ostacolo da rimuovere
che mi consentirebbe lo slancio; se solo riuscissi a togliere quell'unghia
dall'elastico della fionda!!!
Lei forse mi potrà aiutare in questo...e le sarò infinitamente
grato.
Certo che una frase ben innescata possa scatenare un fuoco, la ringrazio
con sincerità.
Andrea
Carissimo
Andrea,
è
una grande responsabilità quella che mi chiedi. Trovare una
frase capace di determinare il tuo destino in una direzione piuttosto
che in un’altra.
Posso solo dirti che il tuo diritto fondamentale è prima
di tutto quello di scoprire il valore della vita e il mistero che
la avvolge, quindi qualsiasi amore o passione o progetto che ti
impedisca di approfondire, almeno fino ai tuoi 30 anni un profondo
e reale percorso di vita deve e può divenire irrilevante.
C’è un mio racconto VUOTO A RENDERE, nella raccolta
dal titolo CHIARO DI LUNA, che incomincia proprio così.
“Dico
subito che la mia vita è cambiata da quando ho scoperto che
lavorare più di un’ora al giorno è un crimine
contro se stessi e contro la vita.Per questo mi sono licenziato
da un “buon lavoro” che mi lasciava un tempo di vita
sempre più esiguo e malinconico.
“Farò qualsiasi cosa”pensavo “ mi arrangerò”…
Chissà
che questo inizio non possa venirci in aiuto permettendo a me di
non darti ulteriori consigli e a te di valutare quale sia effettivamente
la
scelta giusta.
Un abbraccio,
Silvano
Agosti
Ecco una mail che mi ha ridipinto il cuore di gioia e di candore.
Me la manda
Irene Chiaramida [irozza@hotmail.com]
Caro
Silvano,
è esattamente come tu lo descrivi:
"(...) qualcuno, leggendolo - (il Diario Azzurro) - sentirà
l' anima alleggerirsi e ritroverà il bandolo della vita e
tornerà a gioire, a provare la stupenda emozione dell' esserci,
del poter parlare, guardare, percorrere gli spazi del mondo."
Spessissimo mi capita di pensare "ah, se solo tu Silvano vedessi
com' era dilaniato quest' essere umano (quello che ora ti sta scrivendo)
la prima volta che ha letto il tuo Diario! Accartocciato su se stesso,
sofferente e impaurito. Un essere che si nascondeva in continuazione,
che non sapeva dar voce alla sua realtà, perchè pauroso
di essere semplicemente..... se stesso."
E ancora, se tu vedessi come negli anni la lettura del diario gli
(beh..... le!) ha dato la forza per sbocciare, finalmente.... se
tu potessi confrontare le due immagini, ah, vedresti che opera meravigliosa
hai compiuto!
Hai cambiato una vita.
E so per certo di non essere l' unica ( mi viene da pensare a Massimiliano,
ad esempio...)
Non ti scrivo queste cose perchè penso che tu abbia bisogno
di conferme al tuo operato. Come dici tu:
"Con noi
o senza di noi
verrà il tramonto
e sarà magnifico."
Te le scrivo perchè sono semplicemente vere.
Ah, e l' apice secondo me l' hai davvero raggiunto con quella meravigliosa
poesia che dice:
Non ti spiare,
Contemplati!,
Non pedinarti,
precedi i tuoi gesti,
e, invece di sognare,
scolpisci nil tempo
con desideri e progetti.
Chiedi tutto
Ma solo a te stessa,
Agli altri offri
I frutti
Della serenità
E dei silenzi. Vedrai, tacendo,
Diverrai famosa.
Se parli torni
A essere mortale.
Ora vieni da me,
E, tra le mie braccia,
Fa ciò che vuoi.
Apprezzo in generale tantissimo il tuo discorso sull' amore, e le
parole che spesso regali alle donne disperate: (dal Diario azzurro
del 20.11.2007)
"Carissima,
Ah se per un miracolo della natura tu potessi incontrare te stessa
ma piccina piccina come quando avevi tre anni e passavi il tempo
ad alzare la tua gonnellina mostrando ciò che ancora non
potevano proibirti di mostrare.
Se ciò accadesse tu sicuramente ti chineresti su te stessa
e giocherellando esprimeresti la tua giusta meraviglia per il capolavoro
che ti trovi di fronte.
Cos' è accaduto per trasformare quell' assoluto capolavoro
in quell' essere che mi hai descritto nella tua mail?
Ci vorrà un po' di tempo, ma se riesci a identificare cosa
è accaduto poco a poco ti tornerà la voglia di vezzeggiarti
e di considerarti nuovamente un capolavoro, certo, un po' danneggiato
dalla trascuratezza e dagli eventi ma pure sempre un capolavoro.
Buon viaggio. Per quanto riguarda i tuoi bisogni affettivi ti rimando
al progetto Ilaria, narrato nel mio ultimo diario.
E se vuoi essere amata da te stessa, lasciati in pace e fatti solo
carezze."
Subito dopo, in quel diario segue la descrizione delle vicende della
piccola Giulia. Meravigliosa complementarietà, direi! :)
Aaaaaaaaaaaaaaaaah, come le bevo, queste ed altre parole!! Quanto
amore c'è in loro! Come mi commuovono di gioia, come esplode
la felicità in me a sentirle! E sono solo parole. Ma creano
mondi, aprono porte verso universi luminosissimi. Che con la cura,
l' attenzione e il lavoro quotidiani possono diventare reali. Possono
diventare la vita di ciascuno di noi.
(Già, e chissà se la "carissima" della mail
l' ha intrapreso, il viaggio?....)
E' un miracolo, questo viaggio, una volta intrapreso.
Che sollievo, sapere che a questo mondo esistono, e vivono, e operano,
e giocano, dei "Silvano Agosti".
Un abbraccio intenso, Irene.
LUNEDI
23 GIUGNO ALLE ORE 21.00 SARO' ALLA
LIBRERIA "PELLICANO LIBRI"
A
CASALOTTI IN VIA GATTICO 1
- ROMA PER PRESENTARE I DUE ULTIMI MIEI LIBRI.
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