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SILVANO AGOSTI a LECCO - 20,21,22 NOVEMBRE 2008




 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

» DIARIO AZZURRO n.240del 17.06.2008

di SILVANO AGOSTI

Forse varrebbe la pena di dare la vita perché i miei simili potessero davvero smettere di credere e adorare entità remote, divinità irraggiungibili e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha di fronte a se, chiunque egli sia.
Pensare come questa massa immane di energia potrebbe ridare tensione vitale agli esseri umani, immaginare una umanità intenta a scoprire la propria preziosità.
Scrivo queste cose mentre dalle finestre entrano le urla di gioia e di partecipazione dei tifosi per la vittoria dell’Italia sulla Francia.
Sembrano per poche ore tornare tutti italiani e tutti amici e tutti pazienti di fronte a qualsiasi affronto. In questo gaudio comune per una partita di calcio si esprime la speranza che gli esseri umani possano riconoscersi, un ad uno, come il progetto più perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni.
Non ci sono più, per alcune ore tifosi di questa o quella squadra, pronti a divorarsi in altre circostanze, sono invece tutti uniti nel vivere in profondità la vittoria dell’Italia.
Dunque esiste la possibilità di ritrovarsi, insieme, a festeggiare la gioia comune di essere vivi, di sentirsi finalmente rispettati dalla socità e dal destino.
Questa sera nelle vie di Roma non c’è più dissidio o sospetto nei confronti degli extra comunitari che, nell’ebrezza di una partita vinta, divengono anch’essi esseri umani, degni di essere abbracciati e accomunati nella passione per il calcio.
Domani torneranno le divisioni, gli insulti, le bravate in automobile per suscitare sdegno tra i buoni borghesi, tornerà a vagare negli sguardi di ognuno il sospetto di essere solo sfruttati, qualsiasi sia il lavoro, la certezza furiosa di essere martoriati qualsiasi sia la tassa imposta dallo Stato.
Ma intanto fino a tarda notte, la festa della vittoria rende possibile e reale la fratellanza tra avversari, tra le varie etnie, tra tifoserie altrimenti spietate e senza alcun freno.
Intanto, fino a tarda notte sarà un piacere per me immaginare che un simile tripudio possa un giorno celebrare la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’inizio di un tempo di libertà, capace di consentire a tutti, ma proprio a tutti di beneficiare dei prodotti della terra, del tempo per vivere,
e soprattutto della possibilità di scoprire la propria e l’altrui preziosità.
Ingenui e illusi i tifosi, ingenuo e illuso io, ma ambedue godendo il fluire della notte nel turbinio dei clacson che per loro significa la vittoria di una partita di calcio e per me la vittoria della vita sull’esistenza.

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Oggi sono stato invitato da alcuni amici a partecipare ad una partita di calcio. Erano cica vent’anni che non giocavo. Mi sono ritrovato a godere
una lunga partita, anzi due. La prima l’abbiamo vinta 2 a 1 la seconda 6 a 5.
Io ho giocato un po’ come portiere e un po’ come terzino e sono stato ammirato dalla gentilezza e la soavità con cui le altre dieci persone partecipavano al gioco.
C’era, tra giocatori, peraltro non più giovanissimi, anche una ragazzetta di forse 17 anni, brava, agile e spericolata che correva qua e là con grande destrezza.
Poi d’incanto il pallone è sparito e io immaginavo di seguire il gioco come se fosse una danza, senza vedere il pallone e allora ho capito per la prima volta che forse le decine di migliaia di tifosi che si recano allo stadio, o i milioni di spettatori che seguono le partite alla televisione, sono inebbriati da questa danza e anche loro, forse il pallone non lo vedono più e si lasciano soggiogare da quel ballo inspiegabile e ordinato che disegnano i giocatori percorrendo in geometrie misteriose il grande rettangolo verde.
Vedere gli adulti che giocano, un miracolo che infrange la feroce obbligatorietà del lavoro. Il gioco come riscatto e come promessa di un tempo in cui tutti potranno avere il privilegio di giocare, non importa a che età. E dal gioco alla creatività il percorso è breve, Immaginare un’umanità creativa, oltre che produttiva e il mio sogno preferito.

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Anche Giacomo Leopardi ha tentato di trasfiguarare in poesia il gioco del pallone. Ecco alcuni versi, a mio parere alquanto infelici, con cui il grande poeta celebra la vittoria di un campione del calcio.

Di gloria il viso e la gioconda voce,
Garzon bennato, apprendi,
E quanto al femminile ozio sovrasti
La sudata virtude. Attendi attendi,
Magnanimo campion (s'alla veloce
Piena degli anni, il tuo valor contrasti
La spoglia di tuo nome), attendi e il core
Movi ad alto desio. Te l'echeggiante
Arena e il circo, e te fremendo appella
Ai fatti illustri il popolar favore;
Te rigoglioso dell'età novella
Oggi la patria cara
Gli antichi esempi a rinnovar prepara.


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Mi appassiona il seminario, peraltro breve e conciso, che tengo ogni lunedì al cinema Azzurro Scipioni, dalle 18,30 alle 19,30.
Si tratta di una serena ricerca di come poter superare gli ostacoli che si frappongono tra il desiderio di un progetto e la sua realizzazione.
Cerco per la prima volta di cancellare ogni traccia di insegnamento a favore di un contributo collettivo di ricerca della soluzione e della verità di questo problema.
Spesso infatti le persone si sentono “paralizzate” si fronte a una decisione da prendere, come ad esempio ben esprime questa mail che mi manda
Andrea [dede980@alice.it]

Gentile Silvano,
scrivo queste brevi righe ispirato dalla mail del ragazzo sull'ultimo numero del "DiarioAzzurro"; ho 28 anni ed una grandissima passione per l'arte teatrale, amore viscerale che mi ha portato nel passato a costituire un gruppo di amici teatranti con cui ho vissuto splendidi momenti di vita! Il lavoro, grazie a Dio, mi permetteva di supportare economicamente tutti i "grilli per la testa" che mi son balzati in mente fino ad oggi: spettacoli, approfondimenti e studi, letture, ecc.
Ora però ho ancor più sete, sento che questo capitolo deve essere chiuso per iniziarne un altro ancor più profondo e profiquo; difatti da tempo sto progettando di lasciare il lavoro per dedicare un pezzo di vita ad esperienze all'estero, in particolar modo vivendo l' Australia!
Sinceramente la situazione personale è ottima: vivo solo, non ho legami affettivi ne restrizioni di papà e mamma, ho discreta stabilità economica, però...ho la paura! Lei, la maledetta fifa di lasciare il "certo" per l'incerto...di abbandonare un posto di lavoro "a tempo indeterminato" (che, per giunta, non mi soddisfa più) per un progetto che potrebbe comunque andare male, pergiunta in un periodo di instabilità economica come quello che viviamo, in cui lasciare un luogo di lavoro comunque sereno e goliardico come quello che vivo (siamo tutti giovani) significherebbe non ritornanrci più !!
Lo so che probabilmente la situazione potrebbe far ridere (detto ad un Indiana Jones come lei, sicuramente la farà sbellicare), ma c'è un freno, un ultimo piccolissimo ostacolo da rimuovere che mi consentirebbe lo slancio; se solo riuscissi a togliere quell'unghia dall'elastico della fionda!!!
Lei forse mi potrà aiutare in questo...e le sarò infinitamente grato.
Certo che una frase ben innescata possa scatenare un fuoco, la ringrazio con sincerità.
Andrea

Carissimo Andrea,

è una grande responsabilità quella che mi chiedi. Trovare una frase capace di determinare il tuo destino in una direzione piuttosto che in un’altra.
Posso solo dirti che il tuo diritto fondamentale è prima di tutto quello di scoprire il valore della vita e il mistero che la avvolge, quindi qualsiasi amore o passione o progetto che ti impedisca di approfondire, almeno fino ai tuoi 30 anni un profondo e reale percorso di vita deve e può divenire irrilevante.
C’è un mio racconto VUOTO A RENDERE, nella raccolta dal titolo CHIARO DI LUNA, che incomincia proprio così.

“Dico subito che la mia vita è cambiata da quando ho scoperto che lavorare più di un’ora al giorno è un crimine contro se stessi e contro la vita.Per questo mi sono licenziato da un “buon lavoro” che mi lasciava un tempo di vita sempre più esiguo e malinconico.
“Farò qualsiasi cosa”pensavo “ mi arrangerò”…

Chissà che questo inizio non possa venirci in aiuto permettendo a me di non darti ulteriori consigli e a te di valutare quale sia effettivamente la
scelta giusta.
Un abbraccio,

Silvano Agosti


Ecco una mail che mi ha ridipinto il cuore di gioia e di candore. Me la manda
Irene Chiaramida [irozza@hotmail.com]

Caro Silvano,
è esattamente come tu lo descrivi:

"(...) qualcuno, leggendolo - (il Diario Azzurro) - sentirà l' anima alleggerirsi e ritroverà il bandolo della vita e tornerà a gioire, a provare la stupenda emozione dell' esserci, del poter parlare, guardare, percorrere gli spazi del mondo."

Spessissimo mi capita di pensare "ah, se solo tu Silvano vedessi com' era dilaniato quest' essere umano (quello che ora ti sta scrivendo) la prima volta che ha letto il tuo Diario! Accartocciato su se stesso, sofferente e impaurito. Un essere che si nascondeva in continuazione, che non sapeva dar voce alla sua realtà, perchè pauroso di essere semplicemente..... se stesso."
E ancora, se tu vedessi come negli anni la lettura del diario gli (beh..... le!) ha dato la forza per sbocciare, finalmente.... se tu potessi confrontare le due immagini, ah, vedresti che opera meravigliosa hai compiuto!

Hai cambiato una vita.
E so per certo di non essere l' unica ( mi viene da pensare a Massimiliano, ad esempio...)

Non ti scrivo queste cose perchè penso che tu abbia bisogno di conferme al tuo operato. Come dici tu:

"Con noi
o senza di noi
verrà il tramonto
e sarà magnifico."

Te le scrivo perchè sono semplicemente vere.

Ah, e l' apice secondo me l' hai davvero raggiunto con quella meravigliosa poesia che dice:

Non ti spiare,
Contemplati!,
Non pedinarti,
precedi i tuoi gesti,
e, invece di sognare,
scolpisci nil tempo
con desideri e progetti.


Chiedi tutto
Ma solo a te stessa,
Agli altri offri
I frutti
Della serenità
E dei silenzi. Vedrai, tacendo,
Diverrai famosa.
Se parli torni
A essere mortale.

Ora vieni da me,
E, tra le mie braccia,
Fa ciò che vuoi.



Apprezzo in generale tantissimo il tuo discorso sull' amore, e le parole che spesso regali alle donne disperate: (dal Diario azzurro del 20.11.2007)

"Carissima,
Ah se per un miracolo della natura tu potessi incontrare te stessa ma piccina piccina come quando avevi tre anni e passavi il tempo ad alzare la tua gonnellina mostrando ciò che ancora non potevano proibirti di mostrare.
Se ciò accadesse tu sicuramente ti chineresti su te stessa e giocherellando esprimeresti la tua giusta meraviglia per il capolavoro che ti trovi di fronte.
Cos' è accaduto per trasformare quell' assoluto capolavoro in quell' essere che mi hai descritto nella tua mail?
Ci vorrà un po' di tempo, ma se riesci a identificare cosa è accaduto poco a poco ti tornerà la voglia di vezzeggiarti e di considerarti nuovamente un capolavoro, certo, un po' danneggiato dalla trascuratezza e dagli eventi ma pure sempre un capolavoro.
Buon viaggio. Per quanto riguarda i tuoi bisogni affettivi ti rimando al progetto Ilaria, narrato nel mio ultimo diario.
E se vuoi essere amata da te stessa, lasciati in pace e fatti solo carezze."

Subito dopo, in quel diario segue la descrizione delle vicende della piccola Giulia. Meravigliosa complementarietà, direi! :)

Aaaaaaaaaaaaaaaaah, come le bevo, queste ed altre parole!! Quanto amore c'è in loro! Come mi commuovono di gioia, come esplode la felicità in me a sentirle! E sono solo parole. Ma creano mondi, aprono porte verso universi luminosissimi. Che con la cura, l' attenzione e il lavoro quotidiani possono diventare reali. Possono diventare la vita di ciascuno di noi.

(Già, e chissà se la "carissima" della mail l' ha intrapreso, il viaggio?....)

E' un miracolo, questo viaggio, una volta intrapreso.

Che sollievo, sapere che a questo mondo esistono, e vivono, e operano, e giocano, dei "Silvano Agosti".

Un abbraccio intenso, Irene.


LUNEDI 23 GIUGNO ALLE ORE 21.00 SARO' ALLA LIBRERIA "PELLICANO LIBRI"

A CASALOTTI IN VIA GATTICO 1 - ROMA PER PRESENTARE I DUE ULTIMI MIEI LIBRI.



 

 

 

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