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DIARIO AZZURRO n.224 del 19.02.2008
di
SILVANO AGOSTI
SKATEBOARD
Lo vedo volteggiare nel vuoto sull’ampio marciapiedi di Sunset
Boulevard. Qui a Los Angeles la guerra tra pedoni e automobilisti
già da molti anni è stata vinta, guarda un po’,
dalle automobili e allora nessuno cammina ai bordi delle strade.
L’assenza di pedoni rende anche più surreale l’immagine
di questo ragazzetto che sul suo skateboard offre una serie di esibizioni
talmente eccezionali da far nascere il desiderio di osservarlo con
la massima attenzione. Riesce a saltare piccole siepi, a salire
le scale dello spiazzo di fronte al Supermercato, tempio perfetto
del consumismo quotidiano. Vola il ragazzo. Sempre con questo pattino
gigante dal quale non cade mai. Giunto non lontano da me offre un
volteggio simile a un salto mortale compiendo mezzo giro nell’aria,
per poi interromperlo con un guizzo e ricadere di fronte a me. Ora
che lo vedo da vicino, sorridente e fiero valuto che potrebbe avere
al massimo tredici anni. Mi siedo sulla panchina applaudendo e chiedo
da quanto tempo pratica questa specie di arte, ondeggiante tra lo
sport e il balletto. “Sono nato con questo affare sotto i
piedi.” Dice sorridendo. L’altoparlante del supermercato
annuncia che Obama ha la maggioranza in altri tre Stati dell’Unione.
Preso dal gioco gli chiedo “Tu per chi hai deciso di votare.”
“Noi ragazzi non ci fanno votare, ma se votassi voterei per
Obama.” “Perchè?”“Quando parla si
capisce. Lo ascolti volentieri e lui vuole sistemare le cose. Poi
se chiudi gli occhi lo ricordi bene perchè è uno che
sorride sempre.” Sulla soglia di una villetta poco discosto
appare una donna di colore. “Freddy tua madre ha detto di
smetterla di parlare con gli sconosciuti e di venire subito in casa.”
“Non gli dar retta. Mia madre vota per i repubblicani.”
“Perchè?” Chiedo. “Non le piacciono i neri
e Obama è di colore.” “Ma in casa avete anche
una nera.” “Che c’entra, quella è la cameriera.”
Poi con un guizzo sparisce oltre la siepe. Peccato, un voto in meno
per Obama.
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“Si fa presto a dire Napoli. Ma mai come adesso il detto “Vedi
Napoli e poi muori” ha avuto un senso importante. Infatti
in qualche zona di Napoli la sola scelta sembra quella di morire
sepolti dall’immondizia. Sono di ritorno dalla città
più vivace del mondo e, mi devi credere, lo spettacolo non
è descrivibile. Montagne interminabili di spazzatura assediano
le strade. Una vera e propria “rivoluzione della non curanza”.Nessuno
capisce cosa ci sia veramente dietro a questa strisciante tragedia
che sta diventanto lentamente irreparabile.” Il vicino di
casa è molto turbato e non mi dà il tempo di replica.
“Ieri qualcuno suggeriva di depositare l’immondizia
nelle banche o nelle chiese o ancor meglio nelle sedi istituzionali
del potere, in Comune alla Provincia. Gridava che l’immondizia
dovevano tenersela quelli che erano delegati a risolvere i problemi
della comunità e non ad aggravarli.Tu che ne dici?”
Finalmente si è accorto che ci sono anch’io e aspetta.
Aspetta la mia replica, ma io non ho nessun desiderio di immettermi
in una polemica nei confronti dei poteri supremi. “Certo questo
disastro dell’immondizia sembra un messaggio nuovo. Qualcosa
che non è possibile nascondere o alterare, come spesso i
media riescono a fare.” Il vicino di casa non mostra di aver
capito il mio pensiero e mi saluta scrollando il capo, ma, prima
di sparire oltre la porta di casa dice con voce pacata. “I
turisti filmavano e fotografavano le tonellate di immondizia che,
come un mare immobile assediano le strade di Napoli e quelle immagini
ora viaggeranno in tutto il mondo. Vedi Napoli e poi muori...”
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Alla vita
Tu sei simile a ogni cosa.
Vedo ovunque il tuo viso
come se ti specchiassi
nel mondo intero
Ti rivedo ovunque
anche nei raggi di luce
Che odorano di pioggia.
E il cielo
è la pupilla
Infinita di un dio
Nella quale il tuo sorriso
si perde.
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Mail della settimana
La mail della settimana è quella che mi ha inviato
Massimiliano dall’Irlanda, un quadretto molto ben descritto.
Massimiliano faceva il magazziniere a Verona, poi due anni fa gli
capita di leggere LETTERE DALLA KIRGHISIA e mi scrive una mail rimasta
famosa. Ho voglia di trascriverla. “Caro Silvano, dopo aver
letto LETTERE DALLA KIRGHISIA, non fumo più, ho smesso anche
di farmi le canne, il sabato non vado più a fissare il vuoto
al bar e mia mamma mi si è avvicinata e ha detto “Io
e tuo padre siamo molto preoccupati.”
Ora Massimiliano dopo aver viaggiato nel mondo si è ristabilito
a quanto vedo in Irlanda.Ecco il suo scritto.
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I
bevitori della domenica vengono scrutati con sospetto. Il pub e'
buio, basso e il legno trasuda odore di birra. Dietro al banco bar
una serie di foto in bianco e nero raccontano la storia di una Dublino
ormai scomparsa. Una carrozza e' ritratta davanti a una bottega
in o'connell street dove oggi c'e' il Burger King.
"Questo e' il mio posto" dice un anziano signore alle
mie spalle.
E' serio in viso e le sue guance rosse segnate da qualche venuzza
viola sono tipiche di un bevitore professionista.
"Mi scusi ma era libero" rispondo restando seduto sullo
sgabello.
"Mi siedo qui da trent'anni ..." "... tutti i giorni
da trent'anni!!!" scandisce lentamente avvicinandosi al mio
orecchio.
"Non lo sapevo", mi scuso alzandomi.
Con quei capelli bianchi spettinati mi ricorda Einstein.
C'e' un che di perfetto in questi cinque irlandesi seduti in riga
davanti al banco bar. Gli sgabelli portano lo stampo del loro fondoschiena
ed ogni movimento, ogni gesto, sembra seguire un preciso rituale.
Nessuno parla, sembrano persi in malinconici pensieri. Quando una
birra sta per finire ce n'e' subito una nuova pronta. Il barista
conosce ogni sguardo, ogni impercettibile cenno. Non serve disturbare
il silenzio per ordinare.
Einstein ha un improvviso sussulto, il Liverpool ha quasi segnato.
Indicando il televisore, al momento del replay, cerca di spiegare
in modo concitato qualcosa al vicino.
La cupa porta d'ingresso, che vista da fuori non invita certo ad
entrare, cigola per un momento. Un magro vispo vecchietto si fa
avanti. I veterani danno una rapida occhiata di controllo mentre
il barista si mette in moto come comandato da un ordine improvviso.
Il nuovo arrivato appende giacca e cappello e si dirige verso il
sesto sgabello, l'ultimo della riga rimasto libero, dove una pinta
di Guinness lo ha di poco preceduto.
Tutto sembra essere diretto da un invisibile regista. Tempi e modi
sono collaudati da decenni di instancabile dedizione.
Seduta ad un tavolo in compagnia di amici, una simpatica vecchietta
sdentata, ride di gusto. Ride talmente tanto da tossire. Un signore
seduto accanto chiede "tutto bene?" dandole qualche pacca
sulla schiena. La nonnina affronta senza timore una pinta di bionda
per schiarirsi la gola. Muove la bocca ininterrottamente come se
stesse masticando una Big Bubble.
Uno dei sei in prima linea getta la spugna. Si alza stiracchiandosi.
E' molto piu' giovane degli altri "forse un apprendista"
penso. Paga il conto e saluta tutti con un incomprensibile mugugno.
Dopo dieci minuti ancora nessuno osa sedersi sullo sgabello rimasto
libero. Le tentazione e' forte ed io mi faccio avanti. Il barista
fa un cenno alzando le sopracciglia.
"Guinness, please!"
(massibertoldi.wordpress.com)
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La settimana dal lunedi 25 al venerdi 29di fine febbraio sarò
ospite di Damasco, una trasmissione su Radio Rai Tre tutti i giorni
alle ore 18.00.
E’ una gradevole esperienza durante la quale parlerò
degli scrittori che hanno influenzato maggiormente la mia vita.
Oltre a parlare di questi straordinari romanzi è l’occasione
per ribadire alcune idee sulla vita e
sulla letteratura.
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Tutta
la settimana prossima a partire a questo venerdì ospiterò
presso
Il cinema Azzurro Scipioni l’ultimo film di Francesco Maselli
“Civico Zero”. Maselli, formatosi con Visconti ha fatto
film memorabili come “Gli sbandati” con una Lucia Bosè
diciassettenne.
L'AZZURRO
SCIPIONI
OSPITA IL NUOVO FILM DI
CITTO
MASELLI
“CIVICO ZERO”
con
Ornella Muti
Massimo Ranieri
Letizia Sedrick
Candidato
al David di Donatello
2008
DA VENERDI' 22 FEBBRAIO
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