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» DIARIO AZZURRO n.233 del 22.04..2008

di SILVANO AGOSTI

Elogio dell’autonomia.

L’aspetto più misterioso che l’attuale cultura dei sentimenti rivela, è espresso dal fatto che quasi tutte le persone sposate e conviventi, superati i cinquant’anni, alludono in modo più o meno diretto al disastro della loro unione. Prestando attenzione ai modi del parlare e del gesticolare le “coppie” rivelano una profonda disistima reciproca, fino a giungere alla degradazione del disprezzo dell’uno per l’altro.
La donna di una delle coppie meno infelici tra quelle che frequento mi ha detto chiaramente riferendosi al suo compagno “Mio marito, ti posso dire dopo circa quarant’anni di matrimonio, corrisponde forse al due per cento di quello che mi aspettavo da lui, quando ho deciso di offrirgli la mia vita.”
Il due per cento, ovvero 98 per cento di delusione e di sconforto, portati avanti in ossequio a norme di vita a mio parere ferocemente estranee alle naturali necessità sia degli uomini che delle donne.
E si tratta di una coppia ideale…
Il territorio col quale si rende quasi indispensabile la concezione di sottomissione della donna, con la scusa di farne una moglie, con la scusa di farne una madre, parte dal rendere inconcepibile, per la grande maggioranza delle donne, poter credere in se stesse al punto da saper creare una condizione di vita autonoma e indipendente, senza dover ricorrere alla “protezione” di un uomo, che, con la scusa di essere il marito e con la scusa di essere il padre gestisce il potere di sopravvivenza del nucleo familiare, creando in tutti gli altri membri il disagio di una inflessibile dipendenza.
Entrando in ogni “famiglia” si respira una tensione inevitabile dovuta appunto ai meccanismi della convivenza. Meccanismi utili e indispensabili
se temporanei, fino al concludersi dell’adolescenza, ma pericolosi e crudeli se troppo protratti nel tempo.
Ecco perché in Kirghisia, il paese della mia vita, dove nessuno lavora più di tre ore al giorno, si è risolto questo penoso problema regalando una abitazione a tutti i cittadini al compiersi del loro diciottesimo anno.
Ecco così che mi sento di consigliare, per potersi veramente amare, di condividere la vita ma non l’abitazione.
E a testimonianza del peso terribile che a volte ragginge l’obbligo della convivenza, mi tornano sempre in mente le parole roventi del direttore
di una Istituzione a Parma, che mi ha detto fissandomi negli occhi.
“Signor Agosti, so che sta facendo una inchiesta sull’amore. Ebbene io le dico che il sabato sera sudo, rantolo, arranco sopra mia moglie, ma c’è un pensiero che mi sostiene, che poi per tutta la settimana sarò libero.”

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Da quando a diciassette anni ho eletto come mia dimora “il mondo”, mettendo il mio sacco a pelo in ogni angolo dell’Europa, del medio oriente e dell’Africa del nord, non riesco a chiudere la porta di casa, che apro non appena, svegliandomi, apro gli occhi e chiudendola poco prima di addormentarmi.
In questo modo la mia casa non è altro che l’estensione del mondo e il mondo altro non è che l’estensione della mia dimora.
Insomma, il bagno, la cucina e la camera da letto sono in casa e, fuori, attraverso la porta schiusa, ho come soggiorno “il mondo”.
Da quando ho deciso di amare tutti ho analogamente lasciato socchiusa anche la porta del mio cuore e in questo modo non ho solo “qualche amico” ma un numero incalcolabile di amici, non ho solo un amore o “qualche amore”, ma un naturale territorio amoroso che, come l’orizzonte si espande man mano che lo si percorre.
Spero che ben presto anche queste poche migliaia di lugubri personaggi, che giocano coi destini del mondo, interessati solo al denaro e al potere, scoprano che amare il prossimo costa molto meno che odiarlo e che da lugubri individui si può tornare alla condizione umana operando incessantemente per il bene comune.
Ma a tutt’oggi nessun medico spiegherà al paziente che la bontà non è una virtù ma un vasodilatatore, che consente al sangue di irrorare meglio l’organismo e quindi di non ammalarsi, nessun professore spiegherà mai a un giovane che solo la conoscenza del mondo produce vero interesse per l’arte, il pensiero e la creatività, impedendo alla mente di collassare in un’ebete qualunquismo culturale tipico dell’esperienza scolastica. Nessuna maestra capirà che a leggere e scrivere si impara come gli uccelli imparano a volare e cioè al momento opportuno e non tutti nella costrizione comune al compiersi del sesto anno di età.
E nessun sacerdote informerà i suoi fedeli sul fatto che solo la libertà e soprattutto la libertà da qualsiasi dogma conduce al sacro.


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Visti i temi trattati in questo diario vorrei riproporre questa poesia
Che ho scritto nell’istante in cui mi sono reso conto che la convivenza produce “disamore”

Dal mio libro INCANTI

Disamore

Mi hai chiesto, per amore,
di non amarti,
perché ti inquieta
non saper riamare.

Ora so che l’Amore
andrà vagando in noi
come edipo accecato
per le vie di Tebe
a rischiarare
l’oscurità del mondo.

Mi hai avvolto bella nebbia
Del dubbio,
come il ragno avvolge
la sua preda.
Nulla è meno simile
Alla vita,
o dolce sogno,
di queste tue laboriose
e tormentate assenze.
Così, tra i sonni perduti
Appaioni fiori deformi.

 

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Ho ricevuto da Stefano poco più che ventenne, un nuovo rapporto dei viaggi che ha intrapreso in seguito alla lettura di LETTERE DALLA KIRGHISIA.
Come sempre includo la sua mail e la mia risposta sicuro di contribuire a produrre coscienza in chi legge di questa straordinaria avventura che, come ogni fondamentale esperienza di vita non ha costi economici, ovvero non costa altro che qualche piccolo frammento di coraggio.


Da: stefano.antonelli@gmail.com [mailto:stefano.antonelli@gmail.com] Per conto di Stefano
Inviato: lunedì 21 aprile 2008 15.54
A: silvano agosti
Oggetto: caminante

Caro Silvano,

il mio viaggio sta procedendo magnificamente.

Ho percorso quasi tutta la Spagna. ho attraversato i Pirenei nella zona di Sabinanigo, Jaca, la regione di Navarra, i Paesi Baschi, ho raggiunto l'oceano, il grande oceano atlantico a San Sebastian, ho percorso a piedi una parte del cosiddetto cammino di Santiago, fino a Bilbao, poi Madrid, Toledo, l'estremadura, Siviglia, Cadiz, Malaga, Murcia, Almeria, Granada,e tutta la Andalusia.
È un mese ormai che sono in Spagna, e riesco a orientarmi molto bene nella lingua, la capisco bene, e leggo pure in spagnolo.
Ho continuato a muovermi in autostop, perchè solo così il mio girare assumeva l'aspetto di un gioco, di qualcosa che poca importanza dava alle scelte di destinazioni, di mete.
Mi sento molto sereno ed elastico nell'arrangiarmi in situazioni molto diverse, quando piove, fa caldo, c'è il sole, nevica o tira il vento.
In ogni luogo ho trovato quello che necessitavo, in ogni luogo ho trovato il mio angolo dove stendere il sacco a pelo per la notte.
Ho anche goduto di momenti di grandi comodità, venute fuori così da sole, o forse in risposta a una diversa mia necessità.
Tutto sembra venirmi incontro, la capacità sta nel riuscire ad accogliere le cose, ad eliminare i blocchi, per il resto non c'è da fare sforzo alcuno. Ho sentito come se venissi premiato per una mia intima e silenziosa fiducia, e di non essermi troppo lagnato e crogiolato per quello che non avevo o almeno che non potevo avere subito.
Quando per qualche motivo provavo una qualche sofferenza, il pensiero primo era capire da cosa essa dipendesse, e poi dire ok, ora so che necessito di questo, o che devo liberarmi di quest'altro, e lascio che il tempo mi assista come un fedele compagno di viaggio.
Nei giorni che viaggiavo a piedi, ho sentito forte in me l'esperienza di vivere la lentezza, e di sentire la solennità e l'unicità di ogni passo, che corrispondeva ad un passo nel mondo.

Ho scoperto che mi piace l'arte, ho goduto nel vedere i capolavori di Picasso, di Dalì, di El greco, di Bosch, detto El Bosco, di Brueghel il Vecchio, di Goya a Madrid.
Mi piace ascoltare le persone parlare e riconoscere i diversi accenti. È un gioco questo che ha in sè una certa teatralità, che mi affascina.
Mi piace leggere Dostojevskij, i fratelli Karamazov sono un autentico capolavoro che sta accompagnando il mio viaggio.
Oggi ho letto una poesia di Machado e alcune frasi di Aristotele, Giordano Bruno, Ortega y Gasset, Mircea Eliade, Platone, Helena P. Blavatski, Budha.
tutte cose che mi hanno fatto intuire quanto la vita sia grande e misteriosa, e quanto valga la pena scoprirla.

Per le giornate di Madrid ho deciso di tentare uno strumento che tanti mi avevano parlato, le ospitality community.
sono comunità organizzate sul web su scala mondiale, fatte da persone di ogni età, che si scambiano gratuitamente ospitalità, offrendo un angolo del salotto, un divano, un letto, o una cantina.
basta iscriversi al sito, raccontare un pò di te, e poi divenire raggiungibile via email dalle persone che desiderano arrivare nella tua città.
( www.hospitalityclub.org e www.couchsurfing.com )
Ho così deciso di pre-ordinare il mio soggiorno a Madrid.
Sono stato così a casa di Javier, un ragazzo molto dolce originario dell'Argentina. Mi ha colpito la sua ospitalità sincera e spontanea. È stato lui a contattarmi al cellulare italiano, dicendomi se avevo trovao una qualche sistemazione, e quasi scusandosi di non avermi risposto prima.
"Non voglio che la gente rimanga fuori per strada" - mi dice confessandomi il suo vivo interesse a conoscere persone di altri paesi, a scambiare ricette, scritti, imparare nuove lingue. una persona davvero attiva.

Quanti luoghi ideali, ho trovato...
Mi limito a segnare tutto nel mio diario, che ormai è pieno zeppo di riflessioni e piccole scoperte.
Lascio che il desiderio di stare in un luogo parta da qualcosa di invisibile, di personale, di intimo, di riservato.
Penso di non essere un pittore, un regista, uno scrittore, o un poeta, però posso accogliere in me lo spirito di pittore, di regista, di scrittore e di poeta.
Qualche giorno fa ero dalle parti di Granada e pioveva molto, così ho accolto il passaggio di un camionista che era diretto a Cartagena, nella zona di Murcia.
C'era un sole bellissimo là, e la città era piena di antichi siti archeologici romani. Mi piace trovare riparo in questi luoghi li sento molto accoglienti, e magici. In genere i centri storici sono luoghi molti ospitali, in cui mi capita di trovare facilmente il mio angolo.
Poi sono tornato a Granada, e come pioveva ancora, e non avevo soldi disponibili, ho cercato da lavorare per la serata. Trovo un posticino molto accogliente, gestito da un signore spagnolo, dove fanno la cucina italiana. Guarda caso stava proprio cercando qualcuno per lavorare la sera stessa, così in pochi istanti mi fa posare la mocilla, mi rifocilla con un ottimo piatto di lasagne, e mi fa indossare il camice da cameriere.
Proseguo ora verso il Portogallo. A fine mese sarò a Lisbona per una diecina di giorni, per conoscere una importante artista tedesca, Pina Bausch, e per vedere alcuni suoi spettacoli. Seguendo la compagnia di Pippo Delbono, ho sentito molto parlare di questa persona, e così vado a vedere che cosa fa.
A Lisbona riceverò anche la preziosa visita di mia madre...
Ti voglio bene,
stefanino

Un piccolo poema andaluso:

Chiaro di luna

I tuoi occhi vibrano
come gocce di stelle
e eco di luna
riflesse nell'acqua notturna
di una pozza di montagna


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Caro Stefano, anzi caro Stefanino,

metterò subito parte della tua lettera nel diario che sto per mandare in rete.
Ti sono grato di tutte le tonalità che esprimi nel rappresentare il tuo percorso di libertà.
Ti sono grato perché fai capire che c’è un solo modo per sentir sciogliersi ogni paura, quelle mille paure che scuola-famiglia e tg 1 immettono con sistematico accanimento nel cuore di ognuno. Si capisce che il mondo, visto da vicino, ti si rivela meraviglioso e che nella libertà ti appaiono i mille volti di questo capolavoro che è la vita, capolavoro che indica quasi da subito nell’essere umano una delle sue opere più strepitose.
“Lascio che il desiderio di stare in un luogo parta da qualcosa di invisibile, di personale, di intimo, di riservato.
Penso di non essere un pittore, un regista, uno scrittore, o un poeta, però posso accogliere in me lo spirito di pittore, di regista, di scrittore e di poeta.”
Scrivi e sembra quasi tu abbia rapidamente raggiunto la coscienza che stai semplicemente diventando te stesso, ovvero un essere umano e, in quanto tale, sarai in grado di far bene molte cose, tra cui magari e perfino il pittore, il regista, li scrittore e il poeta.
Stai entrando INTO THE WIDE ovvero nell’immensità, ma non spinto da una pulsione nevrotica come è il caso del protagonista del film americano che lo conduce alla morte, ma spinto da un tuo naturale diritto, quelle cioè di essere autore del tuo destino che ti conduce alla vita.
Ti accorgerai di amare il mondo quando non avrai più alcun desiderio di giudicarlo e quando al tempo stesso non ti aspetterai nulla dal mondo, ma solo da te stesso.
Inoltre amare tutto e tutti è il solo modo che abbiamo per conoscere veramente noi stessi.
Ti abbraccio dalla Kirghisia dove anche l’ombra è solo una luce più leggera.

Silvano


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Giovedì 24 aprile alle ore 20.30 sono al chiostro della chiesa di contrada san giovanni n.8 nella prima strada a sinistra di Corso Mameli BRESCIA PER PRESENTARE “I PUGNI IN TASCA” per informazioni 3296747987.

Venerdì 25 APRILE sarò a Levico terme presso la manifestazione ORTI IN PARCO PER INFORMAZIONI LAURA MOTTER 0461.706824.


 

 

 

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