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» DIARIO AZZURRO n.316 del 23.04.2010

di SILVANO AGOSTI

Il fiore sereno dell’iniziazione

Un amico taxista. Si chiama Giancarlo e quando parto vuole essere lui a portarmi alla stazione. Così, tra una partenza e un arrivo, le storie della sua vita si trasferiscono nella mia memoria, attraverso gli episodi che mi racconta, impensabili e rari come quello che sto per descrivere.
Giancarlo ha due figlie e racconta che un giorno, vedendo la maggiore che si sta preparando ad uscire, intuisce che si tratta per lei di una giornata particolare e le offre di accompagnarla.
La ragazza accetta e, quando i due si salutano, chiede al padre di venirla a prendere verso sera.
Poi Giancarlo torna al suo lavoro e quando cala il crepuscolo rimane in attesa della figlia sul luogo dell’appuntamento.
“Aspettando ho incominciato a leggere il tuo libro Lettere dalla Kirghisia e pareva davvero di vivere il sogno di una società diversa. Proprio mentre leggevo che in quel Paese chiunque desidera fare l’amore mette un fiore azzurro sul petto in modo che tutti lo sappiano, sento il portone che si apre.”
La ragazza appare, con una corsetta civettuola raggiunge il padre e sale sul taxi.
Dopo qualche minuto di silenzio, Giancarlo le dà un bacio in fronte.
“Beati i tuoi diciassette anni figlia mia. Beh, com’è andata?”
“Papà, ma come hai fatto a capirlo?” Dice la ragazza sfiorandosi le guance arrossate con la mano.
“E’ stato bello.”
“Lui era gentile?”
“Tranquillo pa, è stato molto gentile e caro. Ma come hai fatto a capire?”
“Senti un po’ tu magari mi puoi insegnare a scrivere, ma io la vita la so leggere”. Poi si gira verso di me. “Mia figlia ha vinto il premio per il miglior racconto di tutte le scuole di Roma.
E’ la storia di un carcerato che fa amicizia con il suo carceriere.”
Giancarlo racconta che quando le amiche di sua figlia hanno saputo che lui, suo padre, l’aveva accompagnata al suo primo convegno d’amore, hanno voluto, una ad una, conoscerlo.
“Tuo padre è un taglio.” Dicono le amiche “E’ proprio un grosso.” Il che significa nell’attuale gergo dei giovani romani “E’ fantastico, è un mito.”
“Io ciò dialogo con le mie figlie” Mi dice Giancarlo con aria serena. “I genitori delle altre ragazze si sono subito invecchiati, invece io son sempre giovane, pur avendo l’esperienza del padre.
“Perché non racconti a tua figlia tutto quello che ti succede come Taxista. Magari sai che bel libro riesci a scrivere?”
“Per dir la verità, in gran segreto lo sto scrivendo da me il libro. Vuoi sapere il titolo? Dio T’assista.”

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• Stéphane du Mesnildot HA SCRITTO QUESTA RECENSIONE PER IL FILM IL GIARDINO DELLE DELIZIE RECENTEMENTE USCITO IN FRANCIA

LE JARDIN DES DÉLICES

IL GIARDINO DELLE DELIZIE

de Silvano AGOSTI
· Drammatico . Italia -1967
· Durata : 68 minuti
· Uscito nei negozi il 17 novembre 2009
· Éditioni La vie est belle

SYNOPSIS

Nella sua prima notte di nozze Carlo è assalito dai ricordi. Nello spazio di una notte il suo matrimonio si trasforma in un tormento senza fine.


PUNTO DI VISTA
Mi ha procurato una vera gioia l’uscita colma di grande rispetto del dvd in Francia del Giardino delle delizie, il mio primo film. Mi è tornato alla mente il giorno in cui sono andato in autostop a Parigi, ho suonato al campanello di questa Star della Nouvelle Vogue Maurice Ronet, che avevo visto in Fuoco Fatuo di Luis Malle.“Sono venuto e dirti che sei il protagonista del mio primo film.” Gli ho detto quando è apparso sorridente alla porta. “Ah, è importante che io lo sappia…”Mi ha sussurrato sempre sorridendo. Ho fatto questo film per consigliare a uomini e donne a non convivere nella stessa casa soprattutto se si amano.

 

Il Giardino delle delizie . La sua durata relativamente corta (68 minuti) si spiega con i tagli di circa 20 determinata dal Vaticano. Una decisioni a priori sorprendente perché, in confronto ad altri film degli anni 60 e 70 Il Giardino delle Delizie non è un’opra estrema e neppure violentemente sacrilega. E’ proprio questa mancanza di eccesso, la sua freddezza sarcastica, a dare al film la sua forza. Il Giardino delle delizie di Jérôme Bosch che dà il titolo al film diviene qui l’inferno del matrimonio. Nella prolungata insonnia di Carlo si mischiano i ricordi d’infanzia e le proiezioni da incubo sul futuro della coppia di sposi. Senza mai passare dalle alterazioni felliniane o gli intelletttualismi rivendicativi di Pasolini, Agosti si dedica all’implacabile autopsia dell’alienazione di un essere umano. Che una tale sottomissione abbia la sua nascita nella fede cattolica e si concretizzi nel matrimonio era una rivelazione evidentemente intollerabile per il vaticano. Tuttavia, per attenuare la potenza del Giardino delle delizie non si dovevano tagliare solo venti minuti , ma piuttosto far sparire il film nella sua interezza perché Agosti inserisce e martella i suoi propositi in ogni singola scena. Le autorità religiose forse poco al corrente del potere reale che sa avere la scrittura cinematografica, hanno percepito il sarcasmo di una dissolvenza incrociata tra il sifone dell’acqua di un water e una statuta di Cristo in croce. L’infanzia di Carlo si svolge all’ombra di persone anziane, sia tra i preti che lo circondano sia all’interno della sua famiglia borghese.

 

 

Misticheggiante e blasfemo, il bambino ruba delle ostie consacrate e fa la comunione alla sorellina davanti a una bambola crocifissa. Approfittando dell’addormentamento del prete che lo sta confessando, rivela i suoi orrori esaltato dai propri peccati. Nel futuro intravede il proprio soffocamento in una vita borghese decisa non da lui ma dia suoi familiari. Anche la straordinaria bellezza della sua sposa diviene poco a poco oggetto di repulsione. Durante la prima notte di nozze commettera adulterio con una donna nella camera d’albergo di fronte alla sua. Per tutta la notte la sua sposa non è altro che un corpo addormentato che non riesce a raggiungere e l’indomani la donna ha un forte malore che la obbliga nuovamente all’immobilità. La notte di nozze diviene così una veglia mortuaria e il corpo della sposa non né più né meno che un cadavere. La camera nuziale diviene allora il luogo del massimo annientamento dell’Essere. Bergman era un grande ammiratore de Il Giardino delle delizie e ha incoraggiato Agosti quando, scoraggiato dalla censura, non voleva più proseguire nell’attività cinematografica. Di fatto, l’albergo de Il Giardino delle delizie è identico a quello de Il silenzio, di Bergman, un palazzo assediato dalla morte e dalla follia. La macchina da presa di Agosti si avvicina ai corpi e ai volti nell’oscurità fino a alterare qualsiasi riconoscibile fisionomia umana.

 

 

Un occhio, una mano, dei capelli diventano a volte forme mostruose che difficimente si possono associare all’essere umano. Tipico dei grandi film-incubo degli anni 60, il grande schermo diventa uno spazio imprigionante e aoffocante, un pauroso specchio deformante. Il bianco e nero assai contrastato che affonda le persone in una notte buia dove un sole accecante è assai vicino a quello del Maestro svedese. Come in Bergman, il fantastico non è creato da esseri soprannaturali ma ha le sue radici nelle oscurità interiori dell’uomo.Le blasfemie del bambino, come quando ruba l’ostia consacrata, si estendono nel tradimento della moglie con la donna della camera di fronte.L’amore assume allora toni da messa nera, senza gioia ma intriso si una sorta di febbre diabolica. Imprigionato nei divieti morali durante la sua infanzia, non può gioire da adulto se non nella perversione e il sacrilegio. Osserva dal buco della serratura la propria donna e la offre a un ragazzetto che spia le gambe della donna da sotto il tavolo di un caffè. Se Ida Galli è perfetta nel ruolo di Carla, bellezza gelida, statuaria e inaccessibile, Maurice Ronet vi trova uno dei ruoli più importanti della sua carriera.In questo film continua in modo perfetto il personaggio di Fuoco Fatuo di Luis Malle : un uomo perso, ombroso, depresso, condannato a girovagare nella propria stanza, effetuando tragitti e atti senza effetti né destinazione alcuna. La sua azione più straordinaria consiste nel bloccare un sifone d’acqua sibilante nella camera d’albergo. C’è nella costituzione di Ronet, nel suo corpo possente ma flaccido, nella sua strana una sofferenza evidente. Il Giardino delle delizie Le Jardin des délices permette anche di riscoprire questo attore misconosciuto e quasi dimenticato. Dandy freddo e cerebrale della nouvelle vague, Ronet è l’interprete perfetto dell’angoscia esistenziale il suo volto impassibile, la sua bellezza distante non vengono disturbati dalla febbre che brucia il suo sguardo. Qui sviluppa uno delle interpretazioni d’attore più impressionante degli anni sessanta. Come Catherine Deneuve in Répulsion, occupa lo schermo, da solo per la maggior parte del film, con un'unica partenaire,la sua sposa addormentata.

• Stéphane du Mesnildot

 

 

 

 

 


 

 

Dal mio nuovo libro di poesie “Nel ventre pigro della notte”

Mi offro in ostaggio al tempo.

Cerco idee vive,
che conducano lontano.

Spargerò le mie ceneri
Sul cammino di chi ignora la vita.

Gatti randagi
fissano il cielo della notte
e nelle loro pupille
pulsa, fioca, la luce delle stelle.

Dalle ceneri del poeta
risorge chi non ha vissuto.

nei giardini delle anime assopite
tra ombre inquiete e fragili ricordi,
Su una lapide di carne viva,

è scritto:
“L’innocente risorgerà,
solo il malvagio muore per sempre.”

 

Con immagini pittoriche di Stefania Orrù

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Credo che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova cultura, vasta e inarrestabile”.

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A tutti gli amici che minacciano di farmi regali chiedo di andare presso una qualsiasi libreria Feltrinelli, acquistare una copia di Lettere dalla Kirghisia e regalarla alla prima persona incontrata nella via con sul viso l’espressione misteriosa e profonda di un essere umano.

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Come è ormai noto ho avviato presso le Nazioni Unite la richiesta ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”Ecco il primo messaggioHo trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea di osservare la condizione umana e sono giunto alla conclusioneche l’essere umano è la realtà più sottovalutata, più negata, più sfruttata e più sciaguratamente sottomessa del pianeta.Con l’adesione di molti iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario “proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio dell’Umanità” da parte di un Ente planetario, come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte e della natura. Chiedo ufficialmente che tale richiesta venga presa in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.Silvano AgostiHo ricevuto una gentile risposta da parte di una Funzionaria dell’Unesco che mi ha inviato un modulo che va compilato a dimostrazione che la realtà per cui si richiede la definizione di “Patrimonio dell’Umanità” ha effettivamente un valore che giustifichi una tale definizione.Quindi ora mi metterò d’impegno cercando di dimostrare alla commissione preposta che l’essere umano effettivamente è, anche solo come macchina biologica, il massimo capolavoro che la natura abbia finora raggiunto. Cari amici Vi terrò informati.

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Desidero offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.



OLOCAUSTO

Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero i morti.

E il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni – perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo'.

'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male, è che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.

Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale.

Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati, morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano lo sguardo in altre direzioni.


Ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto è un mito”, è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.

L’obiettivo che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.

Sii un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!

 

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