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DIARIO AZZURRO n.254 del 23.09.2008
di SILVANO
AGOSTI
Ho
deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di aiutarmi
a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino
ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio
dell’Umanità”. Se ciò accadrà,
come è accaduto per la Torre di Pisa o il Pantheon, l’essere
umano diverrà intoccabile, inalterabile. Qualsiasi intervento
dovrà tener conto che quando una realtà viene dichiarata
“Patrimonio dell’umanità” diviene inalterabile.
Così sparirà l’influenza malefica dei ruoli
e delle professioni, ad esempio. E allora finalmente sì capirà
e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati,
i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti
a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa,
il marito etc. L’essere umano può esprimere a livello
mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati.
Così mentre ili diritto di un ragioniere si limita appunto
all’essere ragioniere nove o dieci ore al giorno, avere un
lavoro fisso che lo crocifigge alla propria assenza esistenziale,
a farsi una moglie, magari anche un maschietto e una femminuccia
e a svenarsi di lavoro per dare loro la sopravvivenza. Mentre il
diritto di un Papa è di benedire dalla mattina alla sera
e dire ogni tanto da una finestra o da un pulpito che bisogna perseguire
la pace, mentre intanto mezzo mondo continua a uccidere, a distruggere,
a lasciar morire ogni giorno 35.000 bambini di fame, e il diritto
di un marito consiste nel rientrare straccamente la sera nell’alveo
familiare, mangiare del cibo che forse non desidera, vedere i propri
figli nel sonno o assenti, e magari consolandosi andando furtivamente
a cercarsi una prostituta con la quale vivere il brivido di una
minima diversità emozionale, i diritti dell’essere
umano, cresciuto intatto sin dall’infanzia, è appunto
il diritto a vivere, ad avere un numero infinito e crescente di
amici, un territorio amoroso privo di confini, una creatività
attiva e capace di testimoniare la propria unicità e soprattutto
il diritto a conoscere il sapore dell’eternità, prima
di lasciare il mondo all’evoluzione della vita. L’essere
umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”,
troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale
è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino
a 18 anni, a procurargli quindi un’abitazione che lo renda
indipendente dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana
e la possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le
nostre forze di alleati della vita per raggiungere lo scopo di far
attribuire all’essere umano la qualifica di “Patromonio
dell’umanità” e vediamo se qualcuno avrà
ancora il coraggio di affogare la dignità di questo capolavoro
della natura che è appunto l’essere umano, in un oceano
nerastro di petrolio e di potere.
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Viene spontaneo a questo punto citare il
romanzo numero 8 tratto da IL BALLO
DEGLI INVISIBILI.
LA DANZA DEGLI OBBLIGHI
Ci sarà pure qualche barbaro un po’ meno barbaro tra
coloro che hanno la responsabilità di organizzare le Istituzioni
o comunque influire sul destino della gente.
Qualcuno cui riferire l’assoluta disorganizzazione e le umilianti
quanto inutili costrizioni cui vengono sottoposti ogni giorno gli
esseri umani.
A parte la violenza fortemente improduttiva di costringere i più
a lavorare per tutto il giorno, invece che dividerlo almeno a metà,
riservando metà giornata al lavoro e metà alla vita.
Su tutti pesa lo spettro spietato dell’Obbligo.
Si sa bene ormai e per esperienza diretta che l’Obbligo è
una sorta di ruggine dei sentimenti che finisce col tempo per corrodere
e guastare ogni rapporto con se stessi, con i propri simili e più
in generale col mondo.
Così allo sguardo limpido del bambino che accompagno ogni
mattina a scuola appaiono, uno dopo l’altro, gli Obblighi
che pesano sulla realtà.
Dalle sette e quarantacinque alle otto e quarantacinque circa i
vagoni della metropolitana sono stracolmi, al punto da fondere umori
e sudori in un magma di irritazioni e di sguardi obliqui.
Stipati da quelli che hanno l’Obbligo di recarsi al lavoro
tutti alla stessa ora, da cui consegue l’Obbligo di andare
a scuola tutti con lo stesso orario, e lì, nella prigionia
del banco, farsi dominare dall’Obbligo di “studiare”
e cioè di immagazzinare nozioni non desiderate, in luogo
di dare risposta a curiosità naturali sul proprio corpo,
sull’ordinamento sociale, sull’assurdità degli
obblighi, appunto, che ossessionano i più.
Intanto nel centro della città, muovendosi a una velocità
media di gran lunga inferiore a quella di un pedone, file interminabili
di auto arrancano sui tracciati che conducono agli uffici, alle
officine, ai negozi etc., ogni mattina rimanendo intasate per almeno
un paio d’ore.
Perché tutti costoro ogni giorno si sottopongono a una vessazione
tanto asfissiante (in tutti i sensi, dato che queste diecine di
migliaia di automobili emettono una spessa nube di ossido di carbonio)?
Apparentemente non c’è risposta a questo interrogativo,
ma uno sguardo attento, dietro i vetri che li imprigionano, scorge
sui loro volti rassegnati un barlume di adesione a quell’innaturale
procedere a due chilometri l’ora, espressa da un pensiero:
“Comunque meglio qui incastrati nel traffico che in quel maledetto
ufficio dove ho l’Obbligo di passare la mia giornata, anzi,
tutta la mia vita.”
Come dar loro torto?
Ma dalle dieci in poi le strade della città si svuotano,
le metropolitane viaggiano quasi senza viaggiatori e gli esseri
umani si ricompongono nella disperazione degli obblighi quotidiani.
E’ immediato e semplice il pensiero che scaglionando gli orari
di lavoro questo piccolo inferno cesserebbe di esistere.
Lo stesso dramma si ripropone la sera, quando il ritorno dalle otto
o dieci ore di lavoro ridiviene privo di qualsiasi buon senso organizzativo.
Sfilano i volti esausti che compongono questo fiume di destini negati.
Perché tutta questa gente ha dimenticato che si vive una
sola volta nell’arco estremo dell’eternita’? Cosa
si può fare perché divengano coscienti della ferocia
che li domina?
Forse sarà la Poesia a togliere agli uomini l’imbarazzo
di una vita non vissuta. Sui luoghi di lavoro e sui mezzi di trasporto
dovrebbero essere scritti questi versi:
“A voi, che dall’albero della vita, cogliete le foglie
e trascurate i frutti.”
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Pensiero poetico
Ora io lo so, tu Sei la mia musica silenziosa, e nei miei sogni
dai voce alle cose che al risveglio ridivengono mute. Sei l’ombra
immobile del tempo E mi avvolgi, tessendo gioia Nelle mie pupille.
Ora io lo so, tu
mi condurrai oltre i confini dell’essere,
per mostrami che non hai paura
né dell’indifferenza né del troppo amore
e che ti piace chiamarmi
per offrire la tua vita alla luce e ai colori e vestire di me i
tuoi sogni
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Ho avuto il desiderio di tradurre la canzone
di John Lennon Per
i lettori del Diario
Imagine / Immagina di John Lennon
Imagine
there's no heaven / Immagina che il paradiso non c’è
it's easy if you try / è facile se ci provi
ne hell below us / nessun inferno sotto di noi
above us only sky / sopra di noi soltanto il cielo
Imagine all the people / Immagina che tutta la gente
living for today. / viva l'oggi come un “sempre”.
Imagine there's no countries / Immagina che non ci siano confinii
it isn't hard to do / non è difficile da farsi
nothing to kill or die for / nulla per cui uccidere o morire
and no religion too / e in più nessuna religione
Imagine all the people /Immagina tutta la gente
living life in peace. / vivere la vita in pace.
You may say I'm a dreamer / Tu puoi dire che sono un sognatore
but I'm not the only one / ma non sono il solo
I hope someday you'll join us / spero che un giorno saremo uniti
and the world will be as one. / e che il mondo sarà con noi
Imagine no possessions / Immagina che non vi siano possedimenti
I wonder if you can / mi chiedo se ci riesci
no need for greed or hunger / nessun bisogno di avidità o
di ingordigia
a brotherhood of man / una fratellanza di uomini
Imagine all the people / Immagina che tutta la gente
sharing all the world / divida i beni del mondo in ugual misura.
You may say I'm a dreamer / Tu puoi dire che sono un sognatore
but I'm not the only one / ma non sono il solo
I hope someday you'll join us / spero che un giorno saremo uniti
and the world will be as one. / e che il mondo sarà con noi
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Desidero offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.
Sembra impossibile!!!
Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione nell’ordinare
che fossero fatti molti filmati e molte foto.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo
Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia,
etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime
dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior
numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città
vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero
i morti.

E
il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il
massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni –
perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è
mai successo'.
'Tutto
ciò che è necessario per il trionfo del male, è
che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo è
un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo,
e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.
Sono
trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra
Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni
di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti
cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano
lo sguardo in altre direzioni.

Ora, più
che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto
è un mito”,
è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.
L’obiettivo
che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga
letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.
Sii
un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in
tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!
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Giovedì 25 sera alle 21.00, ma se volete
trovar posto è meglio andare alle 19.00. Nella chiesa
di Santa Sabina all’Aventino Uto Ughi suonerà in una
serata di beneficenza per la croce rossa, un cocerto di Vivaldi
e Fabio Volo leggerà alcune poesie.
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Venerdì 26 settembre,
sarò a Brescia, dove presenterò presso la libreria
Feltrinelli alle ore 17.00 il mio nuovo libro IL GENOCIDIO INVISIBILE.
Dove ho cercato di coordinare alcune simpatiche riflessioni sulla
spietata
nocività dell’esperienza scolastica.
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