|
|
»
DIARIO AZZURRO n.241 del 24.06.2008
di
SILVANO AGOSTI
Confondere
la malinconia con la tristezza è un po’ come confondere
la vita con la sola esistenza.
La malinconia è un delicato crepuscolo dell’animo umano
che appare quando per troppo tempo si produce interiormente la sensazione
di un’assenza. L’assenza di qualcosa o di qualcuno,
di un’intensità del sentimento o di una profonda relazione
col mondo.
La malinconia è dunque un delicato struggimento dovuto all’improvvisa
mancanza di uno stimolo altrimenti caro e importante.
La tristezza invece è una forma di indebolimento dell’interesse
per la vita e per il mondo, nella tristezza la serenità appassisce,
come un fiore o un’erba prive di ristoro.
Nel mio caseggiato di Roma ci sono due esempi perfetti di malinconia
e di tristezza.
La vedova del terzo piano, che notoriamente ogni sera parla col
marito morto sei anni fa attraverso intense sedute spiritiche, pur
offrendo sempre un volto sorridente, lascia fluire dallo sguardo
un delicato velo di malinconia che si accentua ogni volta che le
chiedo “Come va?”
E lei “Va che me manca.”
“Ma se mi hai detto che viene tutte le sere…”
“Il mio povero marito viene sì, ma solo in spirito.
Potessi almeno toccarlo una volta, anche solo sfiorarlo.”
E lì la malinconia scorre a fiotti dei suoi occhi schiusi
nella penombra delle scale.
La vedova del quarto piano invece è irrimediabilmente triste.
Scende zoppicando le scale percorrendo i gradini uno ad uno.
Ha tra le mani un grazioso bastone da passeggio.
Suo marito è morto una diecina di anni fa e lei da allora
veste a lutto.
Anche a lei mi capita di chiedere “Come va?”
La donna si ferma in una immobilità improvvisa e sussurra
“Vado morendo giorno per giorno.”
Ma questa mattina ho assistito a un avvenimento senza precedenti.
La vedova malinconica e la vedova triste si sono incontrate e, incredibilmente,
la vedova triste non era più vestita di nero ma indossava
un abito “fantasia”, ornato con mazzi sparsi qua e là
di friori stampati.
“Che t’è successo.” Ha chiesto la vedova
malinconica alla vedova triste.
“Mia figlia mi ha dato un nipotino, vedessi quant’è
caruccio. Mica potevo andare da lui vestita di nero e spaventarlo.”
Ho notato negli occhi della vedova malinconica una vena di tristezza,
mentre diceva scuotendo il capo.
“Mio figlio non ne vuol sapere di sposarsi.”
Miracolo.
La vedova triste, divenuta d’un tratto malinconica ha consolato
l’amica malinconica caduta d’improvviso in preda alla
tristezza.
“Ti verrò a trovare col nipotino mio, faremo a mezzo…”
*******************************************************************
Sapere
produce potenza, ignorare produce potere. Non esiste potere al mondo
che prima o poi non soccomba alla potenza. I governanti per poter
governare in modo tanto sciagurato sono costretti a sostenere una
ignoranza dotta delle vere dinamiche del mondo.
Pur essendone a conoscenza sono costretti a ignorare che nove decimi
dell’umanità vive sequestrata nell’ergastolo
lavorativo, ovvero trascorre otto decimi del giorno per procurarsi
il necessario.
I governanti devono sistematicamente ignorare che ogni giorno muoiono
di fame 35.000 bambini.
Devono fingere che l’attuale metodo di gestione del mondo
sia il solo possibile e per rendere credibile una tale assurdità,
seminano guerre, malattie e malessere in tutto il globo terrestre.
Ma accade che i poeti, come diceva Pasolini, “sanno”.
Sanno che vivere sereni e felici costa pochissimo. Sanno che con
meno della metà del denaro sperperato ogni anno in questo
Paese
per pagare le prostitute, la droga e le armi, si potrebbe offrire
un pranzo gratuito a tutti gli italiani e procurare a ognuno un’abitazio-ne.
E li immaginate voi gli esseri umani senza l’incubo del mutuo,
senza l’incubo del lavoro e senza l’incubo del procurarsi
il cibo?
Sanno, i poeti, che all’essere umano occorre veramente poco
per poter godere la vita: una casa, del buon cibo, molti amici,
molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche,
letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni
tanto di esplorare il mondo…
Un qualsiasi Stato dovrebbe davvero infiammarsi per la vergogna
nel constatare di non riuscire a procurare l’indispensabile
ai suoi cittadini…
Anzi mi piacerebbe che ogni essere umano avesse come estremo ideale
proprio questo massimo di semplicità: un’abitazione,
del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso
alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche,
la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…
Tutto questo i poeti lo sanno e non perdono occasione per comunicarlo
a tutti.
*****************************************************
Robert James Hanrahan [rjh@keybit.net]
carissimo
silvano,
con
mia grande felicita' stasera ho visto mia madre tornare a casa dopo
l’incontro con te con l' entusiasmo di una bambina che ha
appena compreso qualcosa di grande...
ho
letto le tue lettere dalla kirghisia e devo dire che quello che
hanno attuato in quel paese e' cio' che ho sempre pensato fosse
l'ideale per fare in modo di avere una societa' dove ci fosse comunione
fra gli esseri Umani! E' basata sulla comprensione della vita, anche
la condivisione del sapere sembra funzionare ;) la mia essenza gioisce
di questa novita'!
fin
da bambino, a circa 12 anni, ho compreso che il sistema educativo
delle scuole occidentali ed orientali non poteva funzionare. fornire
del nozionismo accompagnato dalla paura, dai voti, dalla competizione
non poteva certo fornire la "conoscenza" per fare in modo
che una persona crescese "integra".
per
mia sorpresa, nelle lettere, c'e' un' altra cosa di cui parlo spesso
agli altri:
la
"fretta"...
dico
sempre che non bisogna andare di fretta bensi' andare dinamici,
il che' e' tutta un' altra cosa, fai le cose in una velocita' incredibile
e mantieni tutte le energie che andrebbero perse con la fretta e
tutte le sue conseguenze... e invece di metterci 8 ore di lavoro
ne puoi utilizzare 1 o 2e al massimo, tutto il resto del tempo e'
per te, per gli altri, per la tua famiglia, gli amici, i conoscenti
e gli estranei!
mi sembra che il lavoro intrapreso in kirghisia abbia donato ai
suoi abitanti il vero benessere, la qualita' della vita.
la vera ricchezza risiede nella condivisione e nella comprensione
all'interno di una comunita', nessuno escluso!
hanno piantato un seme che si trasformera' in una bella pianta un
esempio per il resto del mondo che aime' si sta' cristallizando
in qualcosa che non torna utile a nessuno...
ti abbraccio e ti ringrazio per la bella notizia che ci hai portato
credo in un mondo migliore e tutti i giorni faccio in modo che lo
sia per me e per gli altri. lavorare sugli altri e' difficile in
questo paese, ma piano piano attraverso l'ingegneria sociale vedo
molti risultati.
ti
abbraccio
Robert
James Hanrahan
No Dramas Productions Publishing
http://rjh.keybit.net
Caro
Robert.
Ecco
qua.
Ognuno di noi costruisca un piccolo pezzo di Kirghisia, se non altro
vedendo in ogni persona che incontra la realtà più
importante che ci sia in Natura e, poiché incontra se stesso
ogni giorno, applichi anche a sé questo dato di estrema preziosità.
Un
affettuoso saluto,
Silvano
Agosti
Amico
Silvano,
mi riaffaccio in rete a sottolineare ancora una volta l'inquietante
identità tra le cose che scrivi e la realtà biblica.
Pure io, quando assisto a qualche evento di massa tipo il "dopo
scudetto" o il "dopo campionato" a volte mi commuovo
- pur non essendo un tifoso - poiché entro in contatto con
un dimensione umana in cui meravigliosamente si torna ad essere
uniti, anche se in modo transitorio.
La cosa elettrizzante è che Tu dici: “Forse varrebbe
la pena di dare la vita…” e questo è esattamente
quello che Dio ha fatto, attraverso Cristo. Pazzesco.
E la buona notizia è che con questo gesto di Dio ad ogni
persona (che lo crede) viene restituito tutto ciò che all’umanità
fu scippato in malo modo. Pazzesco.
Caro Silvano amico mio, questo è “il progetto più
perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni”
come dici Tu; questo è il piano di DIO realizzato in Cristo.
Un piano perfetto e sofisticato. Per entrarci bisogna solo crederlo.
No candele, no riti, no sacrifici, no opere buone, ma solo CREDERLO.
Ti
saluto e resto in attesa del prossimo Diario.
marco
grannò
Caro
Marco,
è
strano che il mio diario inizi così: Forse varrebbe la pena
di dare la vita perché i miei simili potessero davvero smettere
di credere e adorare entità remote, divinità irraggiungibili
e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha di fronte a se,
chiunque egli sia.
E tu mi trasporti subito negli ultracieli.Io ho un infinito rispetto
per Gesù Cristo ma per favore, lasciamolo in pace, ovunque
sia.
Ai tempi di Gesù erano alcne centinaia di migliaia i poveri
esseri che venivano crocifissi, tra cui i 15.000 seguaci di Spartaco
che i romani, uno ogni dieci metri hanno crocefisso da Brindisi
fino a Roma.
Ma comunque, con tutto il rispetto per il sentimento del sacro,
io credo si debba sacralizzare la vita umana e credo si debba credere
più nel proprio vicino di casa che in divinità remote,
difficilissime da frequentare.Comunque apprezzo la tua sensibilità
e ne faccio uno strumento prezioso per capire meglio i miei simili.
Nel prossimo Diario metterò anche la tua lettera.
Un
abbraccio, Silvano Agosti
****************************************************
Dal
tre al sei luglio sarò a Brescia,
rintracciabile al numero 3287621633.
|
|