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» DIARIO AZZURRO n.250 del 26.08.2008

di SILVANO AGOSTI

Il Pony della vergogna

Nella mia casa dalla porta aperta è apparso oggi l’inquilino del terzo piano. E’ la prima volta che osa varcarne la soglia, anche se spesso, incontrandoci, scambiamo pensieri e riflessioni. Fa il giornalista, ma il suo sguardo sul mondo è rimasto intatto. Gli offro una sedia e un bicchier d’acqua e, per sminuire l’emozione che la sua visita mi procura, gli chiedo “Come va?” “Stavo appunto riflettendo su quali e quanti debiti lo Stato italiano dovrà rispondere al tribunale della storia, quando finalmente gli esseri umani verranno rispettati per il loro immenso valore e non adoperati, sfruttati, trasformati in malati, drogati, costretti a essere ladri, a volte assassini, comunque non sereni. Infatti la caratteristica di questo, per natura, “straordinario paese” eccelle per il numero delle farmacie, degli ospedali, dei drogati, degli angosciati dalla precarietà esistenziale.I suoi telegiornali non fanno altro che leggere scrupolose liste di misfatti, di morti, di negatività. Mentre col tuo libro Lettere dalla Kirghisia tu con infantile semplicità, proponi un’organizzazione dello Stato che ha come fondamento il benessere di tutti i cittadini e dimostri che tutto ciò non ha particolari costi economici, ma si basa sulla convinzione che ogni essere umano va considerato e rispettato e protetto come un raro e unico capolavoro. Ti ho sentito alla radio dire che con metà del denaro che ogni anno viene speso nel nostro Paese per le prostitute, la droga e le armi si potrebbe regalare una casa a tutti gli italiani che compiono 18 anni e offrire a chi non ha altri mezzi un bel pranzo gratuito nei ristoranti. Insomma sono salito da te perché stavo appunto riflettendo a queste cose quando arriva il “pony” che ho chiamato per portare un pacco al giornale. Suona il campanello e mi trovo davanti un anziano, seminascosto in un gigantesco casco. Lo faccio entrare e incuriosito gli chiedo quanti anni ha. “Settantanove” Risponde pronto. “E fai il pony girando tutto il giorno nel traffico col motorino?” “Devo arrotondare la pensione, prendo 420 euro al mese e solo la stanza dove vivo costa 450.” Allora gli ho offerto un caffè e gli ho regalato il tuo libro dicendogli che in Kirghisia non ci sono le pensioni perché chiunque ha compiuto 60 anni ha diritto a tutto gratuito, ristorante, casa, treni, aerei, teatri, cinema, musei…” Lo sguardo del Pony ottantenne da dolce è divenuto quasi impaurito. Forse avrà pensato che ero pazzo.” All’inquilino del terzo piano ho regalato una nuova copia del libro con dedica “A Renzo che dietro un Pony ottantenne ha intravisto un capolavoro della natura.”


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Dunque sono stato per qualche giorno a Verbicaro, paese della Calabria, nei pressi di Scalea.
Intanto debbo dire che, dopo aver partecipato ai grandi Festival (Venezia, Chicago, Montreal), ho trovato sia la pace che il vero cinema, nei piccolissimi festival locali. Tipo appunto quello delizioso cui ho assistito nei due giorni della sua durata. Quando mi invitano a far parte della giuria di questi piccoli festival accetto con entusiasmo perché so già che tutto quello che vi accadrà avrà un sapore autentico e la fragranza degli eventi semplici.
A Verbicaro mi hanno sistemato in un delizioso appartamentino restaurato (non esistono alberghi nel Paese) e nel cuore della notte mi sono affacciato alla finestra e ho notato uno scenario di grande forza espressiva. Tutt’intorno alla mia c’erano solo case abbandonate, prive di finestre e di porte, dall’aspetto cadente eppure nella magia dell’insieme si andava precisando un sentimento di grande serenità. Allora mi sono abbandonato alla deriva dell’immaginazione e nelle stradicciole sono apparsi i somarelli, già carichi degli attrezzi in uso per la campagna e le finestre vibravano alla luce tremolante delle candele. Nelle case le donne erano affaccendate a preparare il fogotto del pranzo per i loro uomini che sarebbero rincasati solo a tarda sera.
Insomma nel silenzio spettrale del piccolo centro storico, completamente abbandonato mi si è offerta una immagine di vita, nitida, credibile e reale. La vita che per secoli aveva attraversato i muri di quelle case, l’acciottolato di quelle viuzze.
Poi tutto è tornato ad immergersi in un silenzio abissale.
Sono tornato a letto, emozionato per quel dono imprevisto e indimenticabile.
Poi di giorno era più difficile spiegarsi la ragione di tutte quelle abitazioni abbandonate. Mi hanno informato che probabilmente i proprietari sono emigrati magari quasi un secolo fa in America e neppure sanno di possedere una casa a Verbicaro e allora questo centro storico del paese nel rispetto delle leggi misteriose della proprietà privata deve rimanere così, in stato di totale abbandono.
Ma prima di partire mi è stata regalata un’altra speciale emozione.
Affacciandomi al balcone di giorno ho sentito dei suoni cristallini e gradevoli, dei sospiri e qualche risatina femminile soffocata.
C’era uno straordinario contrasto tra quei muri decrepiti, quelle finestre divelte e quei suoni d’amore.
Dopo un po’ sono apparsi nella viuzza un giovane e una ragazza che, tenendosi per mano, si sono allontanati dondolandosi nella luce del tardo pomeriggio.

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Niente più cammelli
Né dune, né rapaci
Ma solo fiori,
mari d’erba e di azzurro.
Il sud appare
Come un immenso
Deserto bonificato.
I suoi uomini vaganti
In invisibili corridoi
Di luce e sottomissione.
Ogni sguardo rivela
Una sete di mistero
Segreti a stormi
Che si frantumano
Contro le facciate
Consunte delle case.
E poi, finalmente,
appaiono le donne.
Le sue donne
Impeccabili di bellezza
O decrepite
E incurvate dallo stupore
Di essere ancora vive.
Come se di mezzo
Non esistessero altre età
Che l’adolescenza
O la vecchiaia.
Vecchiaia, notte oscura
Dei desideri d’amore.

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Ho deciso di fermarmi qui perché ritengo importante citare un articolo coraggioso di Giorgio Cremaschi


Spiaggia di Rimini, domenica di fine agosto ( Liberazione 26 /08/08)


Spiaggia di Rimini, domenica di fine agosto. Sulla battigia c'è il mercatino degli ambulanti, con i turisti che si soffermano, contrattano, scherzano. Improvvisamente tutte e tutti cominciano a fuggire, infagottando alla meglio le merci, piegando gli sgabelli, alcuni lasciando tutto lì. Si forma improvvisa una corona fitta di persone silenziose. Al centro di essa vola da un lato all'altro una testa nera coperta di sabbia. Scompare, riappare sopra la linea delle teste che guardano, come chi rischia di affogare nel mare. Con tutta la famiglia ci facciamo largo e vediamo al centro dell'arena due giovani palestrati, con la testa rasata, a torso nudo e bermuda che stanno rotolando sulla sabbia un lungo africano in maglietta. Dopo un po' ci si siedono sopra e lo ammanettano, la folla intorno è muta, all'inizio nemmeno capisce chi siano quei due giovani così violenti. Ma ben presto sono essi a tranquillizzare la folla: «siamo poliziotti». Qualcuno, non si capisce bene se con soddisfazione o disgusto dice: «Mamma mia quante gliene hanno date». A quel punto dalla folla si alzano anche voci di protesta e una signora anziana, con il più puro degli accenti emiliani urla:«Vergognatevi!». Allora il poliziotto che sta seduto sopra l’africano ammanettato le risponde che ha ricevuto quattro pugni sulla pancia. Ma non convince visto che le voci di protesta aumentano. Allora qualcuno minaccia: «smettetela o tocca anche a voi». Fuori dalla mischia una ragazza con la maglietta bianca con la scritta vigili urbani, con il volto terreo parla ad una radio portatile. Poi i due agenti in bermuda cominciano a trascinare l’africano verso la strada, dove finisce la spiaggia. Rimini vanta di essere la spiaggia più larga d’Europa e così è lungo l’attraversamento delle file di ombrelloni. I due poliziotti trascinano nella sabbia l’africano che urla disperatamente in mezzo i bagnanti che osservano stupiti. I bambini alle urla si mettono a piangere mentre si forma un piccolo gruppo che segue i poliziotti e protesta. Il pianto dei bambini cresce, del resto come si fa a spiegare a un bambino che una tale violenza è solo determinata dal fatto che non si può vendere abusivamente in una spiaggia. C’è troppa sproporzione e poi fino a un minuto prima quel mercatino pareva così amichevole e sereno. Invece sarebbe un atto criminale. No, un bambino non capisce, non coglie il nesso tra causa ed effetto. Ed è allora che la spiaggia si divide. Chi approva il comportamento dei due uomini in bermuda, deve andare oltre, deve dire che oggi quei negri non pagano le tasse, portano le malattie, rubano, sono un danno per tutti. Chi si sdegna non può che parlare di razzismo e i diversi punti di vista diventano scontro tra bagnanti, mentre i poliziotti in bermuda e l’africano spariscono. E alla fine chi li sostiene urla a chi protesta: «smettetela tanto la sinistra non c’è più!». Rimini è da sempre il centro delle vacanze popolari e a buon mercato e per questo la sua spiaggia corrisponde a un’idea democratica e popolare di inclusione e tolleranza.
Oggi non è più così. Rancore, cattiveria, intolleranza percorrono la riviera sotto traccia. Sono i commercianti, si dice, che hanno preteso e sostenuto la caccia all’uomo che si è scatenata metodicamente sulle spiagge. Essi sostengono che gli ambulanti abusivi portano via gli affari. E allora questo che c’entra con il razzismo? Pochi giorni prima un gruppo di arabi mal vestiti era stato scacciato da una discoteca perché stonava con l’ambiente, poi si è scoperto che erano un gruppo di ricchissimi giovani sceicchi. Che c’entra il razzismo? La riviera è piena di extra comunitari, donne e uomini dell’est Europa, dell’Africa e dell’Asia che mandano avanti alberghi, ristoranti, servizi di tutti i tipi. Non è razzismo allora quello che fa titolare un giornale locale: «Belva africana si scaglia contro i poliziotti sulla spiaggia» e che fa reclamare all’assessore locale la necessità di una punizione esemplare per questa belva feroce. Non è razzismo di quello classico, perché il razzismo di oggi è meno ideologico e ma censitario. Non ce l’ha per principio con l’asiatico l’africano, ma con chi oltre ad essere diverso, è povero. Se quegli arabi si fossero presentati alla discoteca vestiti da sceicchi, sarebbero stati accolti come nel film Amarcord. E’ essere migranti e poveri che non va, questi sono gli esseri inferiori che possono essere trattati come animali. Non so se Rimini sia oggi specchio dell’Italia, dove secondo alcuni giornali anglosassoni è meglio non venire perché sono vietate le cose che altrove sono permesse e restano impunite tutte quelle che altrove sono represse. So però che non voglio più vergognarmi di andare in una spiaggia e di sentirmi impotente di fronte a scene degne dell’Alabama degli anni Cinquanta. Perciò nonostante la gentilezza e l’ospitalità di tanti penso che si debba boicottare Rimini. Si tratta di reagire alla caccia all’uomo nelle spiagge nell’unico modo che chi l’ha promossa davvero capisce: «il calo del turismo». Certo si sfidano così grandi numeri, ma a volte anche un piccolo boicottaggio può servire.

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A proposito di un potere che non si rassegna a scoprire il vero valore della persona umana, cito volentieri anche questa mail di Loris Palmerini
Negli ultimi 2 mesi è emersa una nuova lettura della emergenza rifiuti in Campania. A fare un riepilogo : la Campania è sostanzialmente autosufficiente per lo smaltimento dei rifiuti, anzi, potrebbe essere all’avanguardia in Europa e accogliere rifiuti da altre regioni.Per esempio si sono scoperte discariche già pronte all’uso e mai usate, ma sono state tenute inattive proprio per CREARE l’emergenza rifiuti. Anche il Governo non le ha utilizzate, anzi, ha creato discariche di EMERGENZA non conformi a legge. Solo che lo ha fatto sopra le discariche della Camorra sulle quali la magistratura stava indagando e cominciava a incidere il bubbone.Il Governo ha così sanato (con una discarica messa sopra) i crimini della Camorra.Una inchiesta video di 2 mesi fa, silenziata, racconta tutto e cambia la percezione della realtà.
http://www.palmerini.net/blog/?p=268

Alcuni amici mi hanno pregato di pubblicare questa proposta di solidarietà ascetica
relativa al Tibet e alle sue tormentate vicende.
Cari Amici,
vi segnaliamo questa importante iniziativa a livello mondiale.
Un caro saluto e a presto,
Il Centro Tara Cittamani

12 ore di digiuno e preghiera, osservate dai tibetani, dai sostenitori del Tibet e dalla persone che amano la pace nel mondo, il 30 Agosto 2008, ultimo giorno del sesto mese del calendario tibetano.
2. Durata del digiuno e delle preghiere:
a) Nel giorno di auspicio del 30 Agosto 2008, ultimo giorno del Sesto mese del calendario tibetano, il digiuno e la preghiera dovrebbero essere osservati per 12 ore, dalle 7:00 alle 19:00, nell’orario locale.
b) In zone specifiche, o in casi speciali, se questi orari fossero scomodi, è possibile modificarli, ad esempio dalle 8:00 alle 20:00. L’importante è osservare, in quel giorno, un periodo di digiuno e di preghiera di 12 ore.
c) Coloro che sono anziani o infermi, malati e bambini che non possono digiunare per 12 ore, possono partecipare per 10 minuti, o mezz’ora, fino a 1 ora, a seconda delle loro possibilità.
3. Osservare il digiuno:
Durante il periodo di digiuno, è possibile bere acqua naturale, calda o fredda. Invece, bere tè, latte, succhi di frutta o altre bevande energetiche dovrebbe essere evitato, così come mangiare o masticare qualsiasi cosa commestibile. Le medicine quotidiane sono un’eccezione, e saranno assunte come ogni giorno.


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Da mercoledì 3 settembre a sabato 6 settembre sarò a Brescia, reperibile al numero 3287621633

 

 

 

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