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DIARIO AZZURRO n.287 del 27.05.2009
di SILVANO
AGOSTI
L’ORMONE
DELLA SERENITA’.
La
più sconcertante caratteristica del percorso scolastico è
che, a volte, dopo una ventina d’anni di studi, esami e faticose
esplorazioni culturali, un diploma o una laurea si rivelano insignificanti
pezzi di carta. Così alla fine la necessità di sopravvivere
si sostituisce per sempre al diritto di vivere.
Tornando a Torino dopo molti anni ho rivisto Isabella, laureata
in Scienze Biologiche. I genitori avevano letteralmente prosciugato
le loro poche energie per pagare l’Università.
(Tutto, in un territorio privo di amore, ha un costo e si paga).
Ricordo che vent’anni fa mi parlava, con sguardo scintillante,
dei suoi progetti, tutti orientati verso la ricerca dell’ormone
della “serenità”.
“Voglio riuscire a scoprire, anzi a stanare dagli abissi del
corpo umano, l’ormone della serenità, in modo che tutti
possano affrontare “serenamente” qualsiasi evento, anche
il più drammatico.”Ricordo di averle detto che facevo
fatica a immaginare “serena” l’attuale umanità.
L’umanità di oggi, costretta a vivere fuori da se stessa,
prigioniera di destini non suoi, quasi sempre deviata dai propri
progetti e posta al servizio di un potere invisibile che sembra
voler dominare su ogni cosa. “L’ormone della felicità”,
anche se lo avesse finalmente trovato, mi pareva una soluzione artificiale
e quindi incapace di sconfiggere i molti disagi cui l’umanità
è ancora sottoposta.
Adesso Isabella era qui di fronte a me, col volto spento di chi
ha attraversato solo le paludi dell’obbligo e raramente ha
potuto coltivare i propri desideri e dare loro risposta.
“Allora?” Le chiedo all’improvviso “ L’ormone
della serenità? Se devo riferirmi al tuo volto di adesso,
penso che non l’hai ancora trovato.” “Quando ho
esposto il mio progetto al Consiglio Superiore delle Ricerche mi
hanno invitata a soprassedere, prima gentilmente, poi con un certo
vigore e infine, poiché continuavo la mia ricerca di nascosto,
mi hanno licenziata.
Evidentemente un’umanità serena non interessa a chi
gestisce una qualsiasi forma di potere. Dopo due anni, non riuscendo
neppure a pagare l’affitto di casa, ho accettato un impiego
di seconda assistente in una multinazionale farmaceutica.
Non è un gran lavoro ma è meglio di niente.”
“Cosa fai?”
“Devo infilare in altrettanti spilli di rame un migliaio di
mosche al giorno. Le preparo per gli esperimenti. Come vedi sono
sempre nel campo della ricerca.” Per un attimo il suo volto
si è illuminato di un pallido sorriso.
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Sono stato ospite del festival di letteratura nella città
di Torino. Quattro giorni fianco a fianco con alcune centinaia di
case editrici, una distesa di libri senza precedenti.
La sensazione pilota che mi ha invaso sin dal primo momento era
che tutti quei libri non erano stati ideati, scritti e stampati
per essere letti, ma per essere venduti.
E anche coloro che li vendevano apparivano in vendita, perché
a troneggiare su ogni evento era ancora una volta “l’evento
economico”.
Mi raggiungeva attraverso gli altoparlanti la voce microfonata degli
scrittori e tutti sembravano celebrare un rito e i loro concetti
erano intrisi di riprtitività e sembrava recitassero.
L’insieme fruiva tuttavia di numerose presenze umane che rendevano
interessante l’immenso capannone ex FIAT del Lingotto, dove
immaginavo gli operai che per decenni vi avevano lavorato, sottoposti
e sottomessi al rito per me inspiegabile dello sfruttamento.
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Due giorni dopo la fine del Festival sono stato invitato, sempre
a Torino, all’Ottavo Festival Internazionale del TEATRO DI
STRADA a raccontare i segreti della Kirghisia, il Paese, dove nessuno
lavora più di tre ore al giorno e una dozzina di clowns,
tutti momto bravi, mimavano e improvvisavano spettacoli brevi relativi
a quello che io andavo raccontando della Kirgisia. Nella strada,
seduti al fresco della sera, gli abitanti del quartiere, godevano
le brevi performance di alcuni malati mentali che avevano a loro
volta improvvisato una serie di Interventi, del tutto infantili,
del tutto aggraziati e giocosi.
Sembrava davvero di essere in Kirghisia, dove i bambini giocano
fino a diciotto anni e i Politici fanno del volontariato.
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Voglio raccontare questa simpatica storiella per dimostrare l’incredibile
diversità del mondo scolastico e universitario negli Stati
Uniti.
Il mio caro amico Daniele Mortari, professore di navigazione stellare
presso l’Università Texas A&M in Texas appunto,
ha proposto al capo dipartimento di introdurre nel programma una
lezione tendente a insegnare agli allievi come si cucinano gli spaghetti
alla Amatriciana. Il Capo Dipartimento ha detto “ Dimmi quando
fai la lezione che vengo anch’io.”
Così, forse, in un vicino futuro su qualche navicella spaziale
diretta nell’Universo i cosmonauti potranno cucinarsi una
piatto fragrante di spaghetti alla Amatriciana.
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VOGLIO CONSIGLIARE A TUTTI I LETTORI DEL MIO DIARIO RESIDENTI A
ROMA DI VISITARE LA MOSTRA DI PITTURA DI STEFANIA ORRU, UNA PITTRICE
DI RARO TALENTO, ALLA RICERCA DI UNO STILE CAPACE DI SUSCITARE EMOZIONI
ALTRETTANTO RARE. LA MOSTRA SI SVOLGE IN VIA DELLE COLONNETTE AL
NUMERO VENTI, UNA PICCOLA TRAVERSA DI VIA DEL CORSO LATO PIAZZA
DEL POPOLO, PROPRIO DI FRONTE ALL’INGRESSO DELL’EX OSPEDATE
SAN GIACOMO. DALLE 10.30 ALLE 13.00 E DALLE 16.00 ALLE 20.00.
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Ecco la mail della settimana, è un po’ lunga ma sembra
rispecchiare in modo esemplare il disagio della sfera giovanile.
-----Original message-----
From:
Ivan Peroni ivanperoni@gmail.com
Date: Wed, 13 May 2009 13:03:19 +0200
To: info@azzurroscipioni.com
Subject: Lettera a Silvano
Caro
Silvano,
mi
chiamo Ivan e sono un ragazzo di 23 anni. Ieri, per caso, mi sono
imbattuto nella puntata di Monitor in cui sei stato ospite su Super3
nel
2008.
Non
so neanche bene da che parte iniziare e il motivo per cui ti sto
scrivendo.
Io abito a Siziano, un piccolo paese tra Pavia e Milano. Un paese
che si sta
sempre più “milanesizzando” o comunque incastrando.
Ho finito da poco
l’università, mi sono specializzato in arti visive
perché ho sempre creduto
si potesse comunicare molto attraverso le immagini. Poi, un giorno,
mi sono trovato in un bel posto di lavoro. Stavo addirittura lavorando
ad un film di Giuseppe Tornatore, seduto ad una scrivania..mi preoccupavo
di integrare gli effetti digitali con il girato.
I giorni passavano.
Volevo prendermi un computer nuovo, una macchina; volevo mettere
via i soldi per fare la patente della moto, comprarmi una moto,
farmi una vacanza in California, regalare la lavatrice ai miei genitori,
aiutarli a pagare il mutuo della casa per riuscire in futuro ad
averne un altro! Una casa più grande e un grosso giardino..
e un altro debito.
Parlavo entusiasta ai miei amici e ai miei genitori di quello che
stavo
facendo. Lavoravo a grosse pubblicità ed a un film.Era solamente
il mio
primo lavoro!! Ne imparavo di cose! I pranzi erano importantissimi!
Raccoglievo informazioni e ascoltavo attentamente tutto ciò
che dicevano
quei professionisti con molti anni di esperienza alle spalle. Molti
avevano
anche una bella moto, avevano visitato la California, avevano un
mutuo!
I giorni passavano.
Mi accorgevo che c’era qualcosa di strano. Vedevo metropolitane
colme di gente prive di vita. Zombie. Vedevo le giornate scorrere
davanti ai miei
occhi senza che io potessi realmente viverle. Fuori il mondo, a
suo modo,
andava avanti. E io ero lì, seduto di fronte ad un monitor.
Avevo la
sensazione che molte delle persone che avevo attorno, anche i miei
genitori, si fossero incastrate in un meccanismo insensato che stava
rubando loro la vita.
Iniziavo a chiedermi a cosa mi servissero i soldi se poi non godessi
più di certe libertà. Sul lavoro mi sentivo molto
responsabile e come ho
sempre cercato di fare, stavo dando il meglio di me stesso. Avevo
però la
sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato in tutto ciò.
O per lo meno di
insensato. Era la mia vita, il mio tempo.
La mia vita è unica.
Era come se mi stessi sciupando. Mi guardavo allo specchio e avevo
paura. Paura di farmi fregare, di incastrarmi.
Decisi di portare a termine il mio contratto di lavoro consapevole
e con gli
occhi aperti. Avevo l’atteggiamento di un bimbo spaventato
da un enorme gabbia, costretto ad entrarvi per prendere ciò
che gli serve per …
vivere. (INCREDIBILE!)
Decisi di seguire le mie sensazioni e badai bene a non far chiudere
in
quella gabbia. Stetti con un piede fuori da questa. E spesso mi
voltavo ad
annusare l’aria che veniva dall’esterno.
Un
giorno parlai al mio capo, esponendogli le mie idee e lo informai
di non voler rinnovare il contratto.
Poco dopo partii per Barcellona con due mie amiche. Il partire e
il contatto con una città come Barcellona mi fece tornare
alla mente molti profumi dell’infanzia.
Rientrai in Italia.
Ero più sano ma più confuso di prima. Non riuscivo
a spiegarmi troppe cose, ero allibito da tutti quei meccanismi che
erano ormai diventati un’abitudine per l’uomo e sentivo
che c’era qualcosa di *assurdo*. Volevo subito ripartire per
un’altra città ma mi mancavano i soldi (e forse un
appoggio) e così stetti a casa a pensare. Ed è qui
che sono ora: a casa a pensare e a scrivere.
Quando ho sentito le tue parole quello che credevo fosse un mio
problema, una cosa che in qualche modo avrei dovuto superare magari
ADATTANDOMI o trovando una scappatoia, iniziò a prendere
un aspetto diverso.
Beh sono arrivato al punto in cui non so più cosa scrivere
ma mi piacerebbe ricevere una tua risposta. Avere un contatto con
un essere umano.
Un abbraccio vero,
Ivan
CARO
Ivan,
questa
situazione emotiva che ti invade per certi versi tornerà
spesso a invaderti nel corso della vita perché esprime la
giusta diversità tra il tuo vero valore umano e quello che
tu pensi sia il tuo valore umano.
Tu vali immensamente di più di quanto ti sia consentito percepire,
per questo, essendo un capolavoro cerchi una collocazione che ti
rispetti.
Lavorare poco e vivere molto. Ecco una soluzione amica.
Silvano
Agosti
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Credo
che ogni pittore dovrebbe avere una sua piccola galleria dove esporre
al mondo i suoi quadri e così pure ogni musicista la sua
saletta di concerto e ogni cineasta il suo piccolo cinema dove mostrare
i propri film e i film più amati del passato e ogni scrittore
avere la sua piccola casa editrice con la quale stampare i propri
romanzi. Così potrebbe nascere, senza intermediari, una nuova
cultura, vasta e inarrestabile”.
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A
tutti gli amici che minacciano di farmi dei regali chiedo di andare
presso una qualsiasi libreria Feltrinelli, acquistare una copia
di Lettere dalla Kirghisia e regalarla alla prima persona incontrata
nella via con sul viso l’espressione misteriosa e profonda
di un essere umano.
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Come
è ormai noto ho avviato presso le Nazioni Unite la richiesta
ufficiale di nominare L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
Ecco il primo messaggio
Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea
di osservare la condizione umana e sono giunto alla conclusione
che l’essere umano è la realtà più sottovalutata,
più negata, più sfruttata e più sciaguratamente
sottomessa del pianeta.
Con l’adesione di molti iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com
ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario
“proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio
dell’Umanità” da parte di un Ente planetario,
come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte
e della natura. Chiedo ufficialmente che tale richiesta venga presa
in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.
Silvano Agosti
Ho ricevuto una gentile risposta da parte di una Funzionaria dell’Unesco
che mi ha inviato un modulo che va compilato a dimostrazione che
la realtà per cui si richiede la definizione di “Patrimonio
dell’Umanità” ha effettivamente un valore che
giustifichi una tale definizione.
Quindi ora mi metterò d’impegno cercando di dimostrare
alla commissione preposta che l’essere umano effettivamente…
è, anche solo come macchina biologica, il massimo capolavoro
che la natura abbia finora raggiunto. Cari amici Vi terrò
informati
MESSAGGI PERMANENTI
Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di
aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino
ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio
dell’Umanità”.
Ho ricevuto molte mail di assenso a questi intenti, chiunque voglia
associarsi mi scriva a questo indirizzo silvanoagosti@tiscali.it
Chiunque può aiutare il raggiungimento di questo obbiettivo
si metta in contatto con me silvanoagosti@tiscali.it
Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre
di Pisa o il Pantheon nominati “patrimonio dell’umanità”,
l’essere umano diverrà intoccabile. Qualsiasi intervento
su di lui dovrà tener conto che quando una realtà
viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità”
diviene inalterabile. E allora finalmente sì capirà
e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati,
i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti
a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa,
il marito etc. L’essere umano potrà esprimere a livello
mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati.
L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”,
troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale
è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino
a 18 anni, procurargli un’abitazione che lo renda indipendente
dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la
possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre
forze di alleati della vita con lo scopo di far attribuire all’essere
umano la qualifica di “Patrimonio dell’umanità”
e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare
la dignità di questo capolavoro della natura che è
appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio
e di potere.
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UN’ALTRA NOTIZIA. LA
SOLA CHE I TELEGIORNALI DOVREBBERO DARE OGNI GIORNO ALL’INIZIO
DI OGNI TELEGIORNALE O GIORNALE RADIO E’:
“SIGNORI E SIGNORE, COME POTETE CONSTATARE ANCHE IN INTERNET
ATTRAVERSO GOOGLE, ANCHE OGGI, COME OGNI GIORNO, MORIRANNO DI FAME
35.000 BAMBINI.
DANDO QUESTA NOTIZIA GLI ABITUALI NECROLOGI FINTO PATETICI DEI TG
RIVELEREBBERO TUTTA LA LORO IPOCRITA FUNZIONE.
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Desidero
offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo
Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia,
etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime
dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior
numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città
vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero
i morti.

E
il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il
massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni –
perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è
mai successo'.
'Tutto
ciò che è necessario per il trionfo del male, è
che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo
è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo
nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo
di far emergere.
Sono
trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra
Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni
di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti
cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano
lo sguardo in altre direzioni.

Ora, più
che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto
è un mito”, è fondamentale fare in modo che
il mondo non dimentichi mai.
L’obiettivo
che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga
letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.
Sii
un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in
tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!
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