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DIARIO AZZURRO n.255 del 30.09.2008
di SILVANO
AGOSTI
E’
venuto al Cinema Azzurro Scipioni un personaggio particolare.
Cinquant’anni circa, aspetto da attore americano anni cinquanta,
dall’aria prevalentemente serena con una venatura di inquietudine
sul viso.
Gli chiedo come mai sul fondo del suo sguardo ci sia la traccia
di un
desiderio irrisolto.
Stupito per la domanda l’uomo si siede.
“Effettivamente per tutta la vita ho desiderato profondamente
quanto
inutilmente di diventare una Star del cinema.”
“Sai, gli dico, una volta ho incontrato una vera star del
cinema Jack
Nickolson.
Il suo desiderio più profondo era di poter circolare ovunque
senza
essere riconosciuto. Il suo tormento consisteva nel non poter entrare
in un bar
o passeggiare per la strada senza che si formasse un crocchio di
ammiratori,
con le consuete domande, i consueti stupori.
Tu, se vuoi provare questa emozione, immagina che in un paese lontano
sei
conosciutissimo, una Star appunto, e che ovunque tu vada sei assediato
dai
tuoi ammiratori, poi esci per la strada, entri in un bar, vai ovunque
e nessuno
qui ti riconosce. Pensa che emozione.”
“Ma io non ho desiderato tutta la vita di diventare una Star
per essere
famoso. Ho desiderato crare dei personaggi, dare vita a vari e diversi
caratteri.”
“In questo caso se tu ogni mattina nasci alla vita e ogni
sera quando ti
addormenti vivi col sonno una sorta di morte, in un mese sarai,
anche senza
volerlo, ben trenta diversi personaggi e in dieci anni avrai vissuto
3650 vite…”
“Sì, è bello quello che mi dici, ma io inoltre
porto in me il disagio che i miei
genitori sono molto ricchi e hanno vastissime terre, in Sicilia.”
“E allora?”
“Tra poco i miei moriranno e io avrò di fronte questa
immensa distesa di
terre.
La cosa mi imbarazza perché non sono mai stato e continuo
a non essere
interessato alla proprietà.”
Lo guardo intensamente e mi accorgo che il suo cruccio di essere
ricco oltre
ogni misura è autentico.
“Ti faccio una proposta. Sai che Garibaldi, quando ha deciso
di sbarcare in
Sicilia, ha chiesto aiuto ai contadini e in cambio dell’aiuto
ha promesso loro
delle terre… Ma dopo la vittoria ha detto al suo luogotenente
Bixio. “Ai
contadini pensaci tu.”
Bixio ha messo in fila i contadini e li ha fucilati.
Tu potresti vedere chi sono i discendenti di quei morti e dargli
finalmente le
terre che si erano meritati.”
Il personaggio si alza in piedi, come invaso da un’emozione
così grande da
richiedere spazio e nei suoi occhi non c’è più
alcuna traccia di inquietudine.
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Alla poesia.
Tu sei lo specchio dei miei desideri
Li vedo vagare in te
Come un piccolo popolo
Alla ricerca di una terra promessa.
Li guida l’emozione provata
Incontrandoti
E mi aiuta lo stupore, nel vedere
Come l’amore spesso si nasconde
Nelle caverne dell’ineguaglianza.
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Ho presentato a Brescia il mio nuovo piccolo libro IL GENOCIDIO
INVISIBILE. C’erano una cinquantina di persone e per due ore
abbiamo esaminato il problema centrale del saggio LA SCUOLA.
Ecco la prefazione che Franco Piavoli ha scritto.
Caro Silvano,
In
una società per un verso sfrenata e per l’altro immobile
come quella in cui crediamo di vivere, quanto scrivi nel “genocidio
invisibile” serve a scuoterci dall’abbacinante oscurità
in cui siamo immersi.
Una provocazione forte, violenta e insieme amorosa nei confronti
dell’essere umano.
Su
questa linea tuttavia proporrei di abolire del tutto il lavoro subordinato.
Non più tre ore al giorno, ma nemmeno un minuto!
Il vero lavoro è solo autonomo, libero
e indipendente.
E per ora soltanto un’utopia da inseguire.
A
presto Franco
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LA MAIL DELLA SETTIMANA
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Da: Gianni Sorte [mailto:giannisorte@tin.it]
Inviato: lunedì 29 settembre 2008 9.32
A: 'Angelo Casalese'
Cc: Silvano Agosti
Oggetto: R: Bruno Trentin
...che
tristezza, caro Angelo. Che tristezza!
La Kirghisia appare lontana e, paradosso, più appare lontana
più si radica nel cuore.
Ho letto anche l'articolo dell'Unità sul film di Silvano
e su Trentin. Che tristezza anche lì.
Temo il rischio che comincino a celebrarlo, e quando cominciano
a celebrare qualcuno è un brutto segno: è il momento
in cui si aprono i dibattiti, si intitolano strade, si fanno monumenti...
spegnendo definitivamente lo spirito del celebrato stesso.
"C'era una volta un uomo che sapeva accendere il fuoco.
Arrivò in un villaggio dove non conoscevano il fuoco.
La gente vide il fuoco e ne fu affascinata.
Pian piano tutta la gente del paese cominciò a imparare ad
accendere il fuoco.
Quando tutti oramai sapevano accendere il fuoco,
l'uomo si rimise in viaggio, schivo ai ringraziamenti e alle lodi.
Arrivò in un villaggio più grande, dove la sua fama
l'aveva preceduto e, anche lì, cominciò ad accendere
il fuoco.
La gente accorreva sempre più numerosa a vedere quest'uomo
accendere il fuoco.
I sacerdoti del tempio cominciarono a preoccuparsi poichè
vedevono il loro tempio sempre più vuoto.
Allora tramarono di eliminare l'uomo che sapeva accendere il fuoco,
autogiustificandosi che quell'uomo portava la gente lontano dalla
sacra religione.
E così lo fecero uccidere.
Nel timore che il popolo reagisse, i sacerdoti addobbarono il tempio
con una grande immagine dell'uomo del fuoco e cominciarono a
decantarne le lodi: "Come sapeva accendere bene il fuoco. Come
illuminava e scaldava il cuore il suo fuoco. Quell'uomo senz'altro
era un inviato di Dio...ecc.ecc."
La sua bontà, la sua semplicità e la sua purezza,
furono additate come esempio per tutti.
Addirittura disposero gli attrezzi con cui l'uomo accendeva il fuoco
sull'altare e invitarono tutti a venerarli.
Passarono gli anni e i secoli e sempre più persone parlavano
e celebravano l'uomo che sapeva accendere il fuoco.
Luminari scrissero libri e interi trattati su di lui e su come sapeva
accendere bene il fuoco.
Pochi si accorsero che, nel frattempo, nessuno sapeva più
accendere il fuoco."
Amara parabola sul potere e sull'effetto delle celebrazioni.
Ciao, Angelo, buona giornata, nonostante la tristezza che oggi qui
regna sovrana.
Gianni
Caro
Gianni,
non
ti preoccupare, almeno per me. Io non farò mai parte della
grande baracca della cultura ufficiale.
Ogni tanto i giornali casualmente si occupano di me ma la mia vita
è troppo bella perché io consenta a chiunque, tantomeno
alla vanità,
di cambiarne le caretteristiche e il corso.
La mia mamma peraltro (saggezza contadina) mi ha guarito per sempre
dalla vanità quando a vent’anni un giornale aveva scritto
poche righe sul mio primo piccolo film e io le ho detto con gioia
“Mamma, mi hanno messo sul giornale” e lei, impassibile
“Come i morti…”
Un
abbraccio,
Silvano
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MESSAGGI PERMANENTI
Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di
aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino
ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio
dell’Umanità”.
Chiunque può aiutare il raggiungimento di questo obbiettivo
si metta in contatto con me silvanoagosti@tiscali.it
Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre
di Pisa o il Pantheon, l’essere umano diverrà intoccabile.
Qualsiasi intervento su di lui dovrà tener conto che quando
una realtà viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità”
diviene inalterabile. E allora finalmente sì capirà
e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati,
i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti
a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa,
il marito etc. L’essere umano potrà esprimere a livello
mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati.
L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”,
troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale
è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino
a 18 anni, procurargli un’abitazione che lo renda indipendente
dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la
possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre
forze di alleati della vita con lo scopo di far attribuire all’essere
umano la qualifica di “Patromonio dell’umanità”
e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare
la dignità di questo capolavoro della natura che è
appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio
e di potere.
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Desidero offrire questa mail al mio Diario, a perenne memoria.
Sembra impossibile!!!
Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione nell’ordinare
che fossero fatti molti filmati e molte foto.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa…
E’ una questione di Storia ricordare che, quando il Supremo
Comandante delle Forze alleate (Stati Uniti, Inghilterra, Francia,
etc.), Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime
dei campi di concentramento, ha ordinato che fosse fatto il maggior
numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città
vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero
i morti.

E
il motivo, lui l’ha spiegato così: 'Che si tenga il
massimo della documentazione –
che si facciano filmati – che si registrino i testimoni –
perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è
mai successo'.
'Tutto
ciò che è necessario per il trionfo del male, è
che gli uomini di bene non facciano nulla'. (Edmund Burke)

Questo è
un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo,
e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.
Sono
trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra
Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena, in memoria dei 6 milioni
di ebrei, 20 milioni di russi, 10 milioni di cristiani, e 1900 preti
cattolici che sono stati assassinati, massacrati, violentati, bruciati,
morti di fame e umiliati, nel mentre la Germania e la Russia volgevano
lo sguardo in altre direzioni.

Ora, più
che mai, a fronte di qualcuno che sostiene “L’Olocausto
è un mito”,
è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.
L’obiettivo
che si vuole raggiungere inviando questa e-mail è che venga
letta
da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.
Sii
un anello di questa catena e aiuta ad inviare l’e-mail in
tutto il mondo.
Traducila in altre lingue se necessario!
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