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ANALISI DEI LUNGOMETRAGGI DI SILVANO AGOSTI
a
cura di Filippo Schillaci
"Il giardino delle delizie" (1967, b/n)
La messa a nudo del matrimonio
borghese visto con occhi insofferenti, mostrato in tutto il suo
repertorio di opprimenti luoghi comuni e di parti prescritte.
Poche, quasi irreali inquadrature di una festa di nozze in cui a
immagini e parole scontate (la torta, le lacrime d’obbligo
della madre) si uniscono immediatamente i primi elementi di disarmonia
(il bicchiere rovesciato, l’espressione dura di Carlo, lo
sposo) preludono alla lunga sequenza della prima notte di nozze,
in realtà una ossessiva veglia in cui nei pensieri di Carlo,
lo sposo, si alternano opprimenti immagini della sua futura vita
coniugale e altrettanto opprimenti ricordi d’infanzia (una
famiglia rigida, una educazione religiosa); rispettivamente l’epilogo
e le premesse di una vita rinchiusa fra binari precostituiti entro
i quali egli è stato addestrato a camminare a comando ´come
i cani nel circoª.
Alcune brevi sequenze diurne - una passeggiata sul lungomare e il
successivo pranzo in albergo - fungono da interludio fra le due
"azioni" principali del film: il trascorrere della prima
e della seconda notte. Il pranzo viene interrotto da un malessere
di Carla, che il marito riporta, svenuta, in camera. La veglia di
Carlo che assiste la moglie malata è popolata ancora dai
ricordi, centrati sui suoi rapporti d’infanzia col mondo cattolico.
In questa seconda notte acquista spessore la seconda figura femminile
della vicenda: una donna dai capelli neri che rappresenta in ogni
senso l’antitesi di Carla.Con essa Carlo ha un rapporto sessuale,
girato su toni drammatici, infernali, in un pesante low key, che
lo porterà alla conclusione della notte, mentre nella stanza
accanto Carla giace immobile sul letto e la siringa che avrebbe
dovuto servire a iniettarle una medicina continua a bollire inutilmente
e, evaporata l’acqua, si spezza.
Anche la seconda notte finisce e nella luce dell’alba Carlo
esce dall’albergo e vaga per le strade. Quando rientra ciò
cui si trova davanti è la siringa spezzata e il volto immobile,
lungamente, rigidamente immobile della moglie.
Il linguaggio è spoglio, secco: le immagini sono essenziali,
fatte di superfici vuote, dettagli di oggetti e primissimi piani
(la componente figurativa ricorda quella del Bergman più
ascetico: Il rito). Girato subito dopo la permanenza di Agosti in
Unione Sovietica e i suoi studi su Ejsenstejn, il film mostra una
spiccata attenzione per il cinema di montaggio. Agosti predilige
il dettaglio al totale ed è spesso proprio da un dialogo
(una contrapposizione o un accostamento, comunque una messa in relazione)
fra i dettagli che fa nascere il significato.
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Analisi
dei film: Indice
generale
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