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INTERVISTE a SILVANO AGOSTI
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"Il leone d'argilla"
a
cura di Gianni Furlanetto, 1993
Venezia
Lido, settembre 1993
D.
Nel film che tu hai presentato a Venezia quest'anno (Il leone d'argilla)
e con cui metti in scena l'edizione '92 della mostra del cinema
ci sono alcuni aspetti del festival che sembrano sottolineati. Soprattutto
per quanto riguarda - è un concetto che hai ribadito anche
in conferenza stampa - la derivazione diretta dal fascismo...
R. E' un fatto storico che la Mostra del Cinema di Venezia è
nata nel 1932 quando in Italia c'era il fascismo da circa nove anni.
Anzi quello era addirittura il momento culminante del fascismo.
Allora probabilmente i tecnici della psicologia di massa del partito
fascista si erano accorti che era un po' strano che in Italia non
venisse nessun film dall'estero e altrettanto probabilmente fu così
deciso di creare un'"isoletta" felice - il Festival di
Venezia - dove almeno i titoli arrivavano e arrivano.
D. Attualmente cosa è rimasto e cosa
è cambiato rispetto alle origini?
R. Praticamente niente nel senso che per esempio il cinema d'autore
qui a Venezia,viene presentato solo per salvare la faccia della
democrazia. Uno di Domodossola o di Ancona se viene qui per vederlo
cosa vede? ...Mio nonno!
D. Il cinema con la C maiuscola non è
sufficientemente valorizzato...
R. Del cinema come lo concepisco io al festival di Venezia ce n'è
poco. Tutto lo spazio è dato all'industria del cinema e cioè
agli americani. Dal momento che a mio parere l'industria è
responsabile del fatto che nel mondo non c'è cinema oppure
ce n'é pochissimo, è ovvio che questo è un
festival che con il cinema ha assai poco a che fare. Il mio film
finisce con queste straordinarie intuizioni poetiche di Majakovsky
dove si dice "il cinema è un atleta/il cinema è
portatore di idee/il cinema è una visione del mondo/ma -
prosegue Majakovsky - il cinema è malato/l'industria gli
ha gettato negli occhi una manciata d'oro". Ecco questa manciata
d'oro acceca il mondo creativo del cinema dal 1927, data in cui
Majakovsky ha espresso con la sua altissima sensibilità poetica
questa verifica che aveva fatto.
D. Tuttavia non puoi non considerare anche
durante questi anni la produzione di autentici capolavori?
R. In questi anni, dal 1927 ad oggi, i film veri che si sono prodotti
sono nati malgrado l'esistenza dell'industria e comunque in territori
completamente estranei all'industria. Da "Roma città
aperta", a "Lo specchio", a "Ladri di biciclette"...
tutti film che sono nati clandestinamente.
D. Il tuo è un rifiuto a priori...
R. Il problema non è che io rifiuti... Il problema è
che io credo che nessun essere umano sensato chiamerebbbe gabbiano
una gallina. E allora chiamare cinema un film industriale è
altrettanto scorretto; la mia, se vuoi, è una battaglia semantica
nel senso che così come trovo sbagliato continuare a chiamare
Agnelli avvocato e non dargli il suo nome giusto che è quello
di assassino responsabile di delitti sociali che si perpetrano ogni
giorno (Agnelli vuole che le merci in Italia siano trasportate,
non con il treno che non inquina come in qualsiasi paese d'Europa
e del mondo, ma con i camion perché così lui vende
gli Iveco, vende il petrolio ecc. E voi sapete che stragi che procurano
i camion...), allo stesso modo mi sembra scorretto chiamare cinema
un baraccone enfatico come quel film che ho qui di fronte - il fuggitivo
-... cosa centra con il cinema?!!!
D. Ma il vero cinema è almeno aiutato
dalla legge...
R. In teoria. In Italia dal 1965 c'è una legge, legge dello
Stato, che impone ad ogni sala cinematografica del territorio italiano
di riservare 25 giorni ogni trimestre ai film di qualità
prodotti in Italia. 25 giorni a trimestre sono 100 giorni l'anno.
Bene! In trenta anni che io faccio cinema nessuno dei miei film
ha fruito neanche di un solo giorno di questi che la legge mi darebbe
come spettanti di diritto dal momento che i miei film hanno tutti
il certificato di qualità. Addirittura, per ironia della
sorte, un certificato del ministero che dice questo film è
per la programmazione obbligatoria... In questo contesto dove i
film americani addirittura vanno ad occupare anche questi 25 giorni
cosa si deve dire...? Io trovo semplicemente feroce e ricattatorio
che uno di Brindisi legga "A Venezia c'era "Verso sud",
bel film e"... E lui dice e io quando lo vedo "Verso sud"?
D. Il lavoro di tanti cineclub impegnati nel
proporre il cinema meno commerciale pensi sia in qualche modo positivo
oppure ritieni che anche questo sforzo finisca per essere privo
di significato?
R. Se rientra in quella attività clandestina che consentiva
anche durante il ventennio fascista di leggersi l'Unità o
di leggersi delle lettere di Gramsci va bene nel senso che uno in
un modo o in un altro intanto fa quel che può. Mentre aspetta
che arrivi il Messia, intanto inizia almeno facendo vedere la proiezione...
Io però dubito che nei vostri posti sia arrivato "Uova
di garofano"...
D. Ci sono difficoltà nel reperire
o nel far arrivare le pellicole...
R. Io piuttosto che i film non vengano proiettati preferisco che
siano proiettati in video. Che ve ne importa: potete proiettarli
anche in un televisore; ognuna delle vostre case può diventare
un punto di raduno. Vi sto dicendo che oggi volendo si può
veramente contrattaccare. Basta avere un televisore, un po' di passione...
D. A Torino il cinema Agnello che promuove
anche questo tipo di cinema di cui parliamo. Ho saputo che in quest'ultimo
periodo ha il record delle presenza della città di Torino...
R. Guarda caso... Cosa ti credi che sia una novità che un
buon film incassi cento volte più di Silvester Stallone.
Se tu immagini che dal 1937, cioé per circa 50 anni, ogni
giorno in almeno 10 posti del mondo si proietta "L'atalante"
di Jean Vigo, filmetto fatto così, "ruspante"...
facendo un po' di calcoli sono 150 mila proiezioni. E quando mai
un film anche di Silvester Stallone ha fatto mai più di 3.000
proiezioni. Quindi il discorso è ovviamente importante anche
a livello economico, ma non viene fatto decollare perché...
Prendi ®Uova di garofano¯... nel mio cinemino, che ha solo
99 posti, in due mesi ha incassato 130 milioni. Allora ti vien da
pensare: ci fossero 20 salette in Italia "Uova di garofano"
incassa 2 miliardi e 600 milioni...
D. A Roma ci sei tu, è diverso...
R. No, la gente non lo sa nemmeno che ci sono io... credono che
sia il proiezionista, faccio il proiezionista...
D. E quale ritieni che sia la ragione per
cui non viene fatto decollare questo tipo di cinema più creativo
e meno commerciale?
R. Il fatto che possa esserci un interesse anche economico, potrebbe
convincere molti a fare film. Nascerebbero, come io ho sempre teorizzato,
non quaranta autori, ma almeno 4 milioni di autori. E questo enorme
fiume di creatività pulisce le stalle come i fiumi di Ercole,
rende ridicoli i 40-50 film cosiddetti dell'industria. Su quattro
milioni ci saranno almeno 400 mila film eccezionali... magari quarantamila...
mi sbaglio, quattromila... esagero, quattrocento: sono sempre più
di quaranta!
D. E' questa in sostanza la tua spiegazione?
R. La ragione è la stessa per cui non vogliono che tu sia
felice. Se sei felice e viene uno a dirti fai questo, tu dici: ®Come?...¯...
Se invece sei infelice viene uno e ti fa far quello che vuole. E
dietro al discorso del cinema d'autore indipendente non c'è
soltanto il fatto del cinema...A me importa fino ad un certo punto
del cinema, a me interessa la vita, che vada avanti il discorso
sulla vita e a questo proposito so che uno che si esprime sta bene
e non è in vendita. Al contrario una persona frustrata è
in vendita.
D. Nell'impostazione dell'attività,
nelle tue sale come riesci ad essere coerente con quanto affermi?
R. Io nel mio locale questa settimana mando i seguenti film: Viridiana
di Bunuel, La passione di Giovanna D'Arco di Dreyer, Alba tragica
di Carne', Tristana di Bunuel, Atalante di Vigo, La battaglia di
Algeri di Pontecorvo, L'age d'or di Bunuel, L'angelo azzurro, Miracolo
a Milano di De Sica, Simon del desierto di Bunuel, Don Chisciotte,
Roma di Fellini, Julia e Jim di Truffaut, D'amore si vive, La selva
dei dannati, Quarto potere di Welles... Questi film io li replico
per quattro settimane e le persone pagano 10.000 lire per vederli
tutti e hanno tempo un mese per vederli.
D. Ingresso con tesssera tipo cineforum...
Cosa pensi del contributo portato al cinema dalle associazioni?
R. Ogni associazionismo è dissociante rispetto all'insieme
degli uomini. Esiste l'umanità, che bisogno c'è di
fare l'associazione!
D. Spesso però assocoarsi server per
garantirsi alcuni obiettivi che singolarmente non potrebbero essere
raggiunti...
R. Io da solo, con 10.000 lire in tasca, ho girato il mondo senza
bisogno di alcuna associazione. E l'ho fatto semplicemente perché
ero convinto che l'umanità era il mio nido. Allora mi svegliavo,
pensa, in Jugoslavia in un fosso con il mio sacco a pelo e c'era
là una donna con la minestra... Avevo sete al Cairo... vieni
che andiamo a bere!
D. I cortometraggi girati nel '92 all'interno
di un cottolengo...
R. Anche quelli erano frammenti: si chiamavano "Frammenti di
vite clandestine".
D. Esattamente. Tu li hai presentati durante
il Maurizio Costanzo Show l'inverno scorso. Come mai questo passaggio
attraverso un canale commerciale per eccellenza quale Canale 5 di
Berlusconi?
R. Io non disdegno di parlare da nessuna parte... Io non farei mai
un film con la Penta, però non vedo perché non dovrei
andare in televisione ad informare che io ho fatto un film sui bambini
del Cottolengo. D'altra parte io non andrei mai al Maurizio Costanzo
Show, per esempio, a dibattere su un qualsiasi film. Io sono sempre
andato solo per presentare i miei film. Non andrei mai a parlare
in senso generico perché altrimenti farei parte della trasmissione
e lo ho detto chiaramente: io non vengo altro che per presentare
i miei film.
D. E l'obiettivo di "frammenti di vita
clandestina" quale era; forse quello di dar voce ad un mondo
sommerso?
R. L'obiettivo di Frammenti era quello di dire a chiunque ha una
telecamera: adoprala, si fa così! E poi quelle di frammenti
sono immagini che sconvolgono, sono immagini che ti fanno capire
quanto sei ipocrita.
D. E adesso cosa stai preparando?
R. Un film che si chiama "L'uomo proiettile". E' la storia
di un uomo che scopre quanto le persone siano stupidamente occupate
tutta la loro giornata a procurarsi il cibo, il vestiario... Il
protagonista dice che un essere umano al massimo deve lavorare un'ora
al giorno e che non ha senso essere occupati otto ore al giorno.
E dice anche che chi è occupato più di un'ora al giorno
a lavorare non serve a nessuno, è un idiota... Però
siccome gli è difficile trovare un lavoro che duri non più
di un'ora al giorno, finalmente lo trova in un circo dove fa il
proiettile. Tutte le sere lo sparano: lui è il proiettile
e il cannone spara lui; in questo modo lavora un'oretta al giorno.
Naturalmente per il fatto che quest'uomo è libero dalla stupida
oppressione del lavoro e dell'attività trova il modo e il
tempo per scoprire la vita. E allora scopre che la gelosia è
caratteristica di chi è incapace di identificarsi con il
mondo (La gelosia - questa è una mia convinzione - è
la vera radice della proprietà privata: il possesso dell'altro
in senso affettivo). Una sera, poi, ha quell'esperienza straordinaria
che la sua donna che una sera gli dice: tu sei tutto per me, io
non immagino neanche di amare un altro quanto amo te, ma sento che
perderei la mia spontaneità se stanotte non la passassi con
il vicino di casa, che io ho imparato a conoscere, che mi ama e
che anch'io amo; arrivederci. E se ne va! L'uomo ha allora di fronte
a sì questa notte in cui deve scoprire chi è.
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