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ANALISI DEI LUNGOMETRAGGI DI SILVANO AGOSTI
a
cura di Filippo Schillaci
"Uova di garofano" (1992, col.)
Occupa nella filmografia di
Agosti un ruolo analogo a quello che Lo Specchio occupa nell’opera
di Tarkovskij. In entrambi i casi si tratta di un film autobiografico
sugli anni dell’infanzia, rivisitati in forma poetica, mentre
sullo sfondo (ma uno sfondo che spesso balza atrocemente in primo
piano) scorrono gli avvenimenti storici degli anni della guerra.
Mentre però Lo Specchio ha la complessità e lo spessore
di un labirinto, Uova di Garofano ha la linearità lieve della
favola (e questo è forse l’elemento di paragone che
può mettere in luce meglio di ogni altro affinità
e differenze fra i due registi). Inoltre, mentre in Lo Specchio
è il regista adulto che narra di se stesso bambino attingendo
all’atto del ricordo, in Uova di Garofano è il regista
bambino che si narra al presente (benché il film appaia nella
sua interezza come un lungo flash back), col suo sguardo infantile,
con la sua apparentemente eterna distanza dal mondo degli adulti,
´obbligati a mentireª. E’ questo sguardo, che si
posa sull’immaginario e sul reale nell’identico modo,
che viene reso in immagini da una fotografia dai toni morbidi e
dai colori caldi, cui, ancora una volta, viene affidata gran parte
della forza evocativa e poetica.
Non è tuttavia un rinchiudersi in se stessi, non è
la classica evasione nel presunto paradiso incantato dell’infanzia,
ma piuttosto un equivalente visivo di un "romanzo di formazione",
interiore ma anche politica, attraverso il contatto con la tronfia
retorica prima e con le atrocità poi del fascismo. E’
così, fra contemplazione poetica e indignazione, che nasce
Silvano Agosti.
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Analisi
dei film: Indice
generale
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