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ANALISI DEI CORTOMETRAGGI DI SILVANO AGOSTI
a
cura di Filippo Schillaci
"Violino" (1965, durata 11')
Privo di struttura narrativa
(un film sul linguaggio, ha definito Agosti questa sua opera prima)
Violino è una astratta, giocosa meditazione sulla forma cinematografica
concepita come forma musicale materializzantesi attraverso la luce
anziché il suono (volendo precisare l'analogia potremmo pensare
a ció che in musica è lo Studio). E proprio nella
luce, la luce in prima persona, piuttosto che in questo o quell'oggetto,
si identifica la materia prima scelta (e utilizzata con non trascurabile
virtuosismo) da Agosti: fare fotografia, e dunque anche fotografia
nel cinema, è compiere una azione sulla luce, è scolpire
la luce, e utensili atti a plasmarla sono infatti i pochissimi,
essenziali corpi che appaiono in campo: un violino, il volto e le
mani della violinista che lo suona, forme emergenti da uno sfondo
buio attorno alle quali la luce appunto, su tonalità intense
e calde, si modella, nella sua qualità di vero soggetto significante
dell'immagine. Una scelta verso l'immaterialità, la già
nominata astrazione, cui anche contribuiscono il frequente ricorso
a una minima profondità di campo e soprattutto la scelta
dell'inquadratura, che dai soggetti estrae solo alcuni dettagli,
depurati da ogni didascalica funzione di rappresentazione della
totalità figurativa (fisica) cui appartengono, mai spingendosi
tuttavia a troncare ogni legame con quest'ultima, cui i frammenti,
i minuti particolari continuano incessantemente a rimandare, nell'ottenimento
di una forma che, pur astratta, mai sconfina al tempo stesso nell'artificialità.
Fortemente innovativa, in questo Studio per luci e forme, è
soprattutto la struttura del tempo, per la quale Agosti inventa
un montaggio libero da ogni convenzione narrativa, che si adagia
sul puro ritmo musicale divenendo esso stesso una sorta di musica
visiva, ed alludendo anche a un possibile superamento dei propri
limiti "monodici" lí dove l'uso di "micropiani"
in rapido alternarsi, ciascuno di durata minore del tempo di permanenza
dell'immagine sulla retina, genera un effetto di visione multipla
emulante la sovrimpressione 2.
Il risultato complessivo cui Violino tende è la sostituzione
dell'immagine materiale dello strumento con la percezione (visiva
quanto acustica) del vibrare. È un'opera densa di valori
formali, e Agosti crede infatti nell'armonia della forma, nel valore
(catartico?) della bellezza; è un'opera giocosa, e Agosti
crede infatti nella funzione liberatoria del gioco. Violino non
è nulla di più ma serve egregiamente a sottolineare
questo aspetto "lieve" della sua poetica; non è
quello che oggi piú mi interessa, ma Agosti è anche
questo, e dunque merita riferirne.
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Analisi
dei film: Indice
generale
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